PENSIERO UNICO

Utente: alwaysurbi
Nessun uomo è un'isola, completo in sé stesso; ogni uomo è un pezzo del continente, una parte del tutto. Se anche solo una zolla venisse lavata via dal mare, l'Europa ne sarebbe diminuita, come se le mancasse un promontorio, come se venisse a mancare una dimora di amici tuoi, o la tua stessa casa. La morte di qualsiasi uomo mi sminuisce, perché io sono parte dell'umanità. E dunque non chiedere mai per chi suona la campana: suona per te. ALWAYSURBI@YAHOO.IT / mio contatto MSN Messenger: alwaysurbi@hotmail.it
http://www.alwaysurbi.splinder.com

Promuovi anche tu la tua pagina

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami

" Molte cose non sono neppure tentate perché appaiono difficili; molte cose sembrano difficili soltanto perché non vengono osate". Wenzel Anton Kaunitz //CHE SIA SOLO L'INIZIO! "Ho speso molti soldi per alcool, belle donne e macchine veloci. Il resto l'ho sperperato. Beh, alcune cose me le sono lasciate sfuggire: Miss Canada, Miss United Kingdom, Miss Germany... Se io fossi nato brutto, non avreste mai sentito parlare di Pelé. Nel 1969 ho dato un taglio a donne e alcool. Sono stati i 20 minuti peggiori della mia vita. Ho smesso di bere, ma solo quando dormo" ORA RIPOSA GEORGE

AMICI SUL WEB

AIUTIAMO EDOARDO
AS ROMA
AS ROMA 24
COMUNITA' POPOLI
DIACOBLOG
FORO 753
IRELAND.COM
IRISH ELECTION
IRISH ROMA CLAN
L'UNICO
LO SPAZIETTO DI SABRINU'
MARIONE.NET
MINUS HABENS CORNER
PAGINE 70
SITO UFFICIALE U2
U2 LEMON tribute band
U2 MARKET

Feeds

  • Powered by Splinder

ATTENDANCE

GRAZIE...*loading* VOLTE GRAZIE!

   CHERS GAGLIOFFI,    
  JE NE REGRETTE RIEN!  

domenica, 15 novembre 2009

CITTADINO? NO TIFOSO!

Dopo la manifestazione di ieri nella capitale, alcune considerazioni sull'avere una passione sportiva in questo paese. E più in generale sul mondo del calcio-business. 

Marciano a migliaia per le vie della Capitale, per affermare un diritto. Il diritto di esser considerati cittadini come gli altri. L'Italia che ha nel cuore una sfera di cuoio, un idea o più semplicemente una passione sportiva ha detto la sua. "Se i ragazzi sono uniti non saranno mai sconfitti" si legge sullo striscione in testa al corteo partito da piazza Esquilino. Tra i tifosi, diverse migliaia, ci sono i supporter di varie squadre come Lazio, Udinese, Roma e tante delle serie minori. 

  LA  FORZA  E'  NEI  NUMERI...  

Il tifoso è un essere da eliminare: tutto, o quasi, è considerato lecito. Un andazzo di cui si sono accorti anche all’estero in occasione della partita di Champions League Roma – Manchester United dell’aprile 2007. In quell’occasione si era addirittura sfiorato l’incidente diplomatico. Gli obiettivi dei fotografi presenti sulla pista d’atletica dell’Olimpico avevano infatti registrato le “cariche di alleggerimento” - queste le parole utilizzate dai dirigenti del Viminale – portate avanti dagli agenti presenti intorno al settore ospiti. Londra non aveva mandato giù i fotogrammi che mostravano chiaramente che alcuni carabinieri malmenavano i tifosi Reds impugnando il tonfa d’ordinanza (manganello) al contrario.
Si potrebbe ricordare anche l’omicidio del tifoso laziale Gabriele Sandri, ucciso in un’area di servizio lungo l’autostrada del sole. L’agente della Polstrada responsabile è stato condannato in primo grado per omicidio colposo. Il collegio giudicante del tribunale di Arezzo non ha accolto le richieste del pubblico ministero che chiedeva la condanna per omicidio volontario con dolo eventuale.
La criminalizzazione dei frequentatori delle curve non finisce qui. La diffida, il provvedimento utilizzato per impedire l’accesso ad ogni tipo di manifestazione sportiva, è una sanzione amministrativa. Gli organi di polizia decidono quindi della libertà di un cittadino senza passare per le aule dei tribunali. Le misure possono essere anche molto stringenti; il Daspo – sigla che identifica la diffida – può avere una durata massima di sei anni ed impedire l’accesso a tutto il territorio del Comune dove una determinata squadra si trovi a giocare. Nel caso poi venga inflitto anche l’obbligo di firma, il destinatario dovrà di fatto rinunciare ad ogni tipo di spostamento dalla propria città di residenza in contemporanea allo svolgimento di una partita. Ovviamente, nel caso di gravi indizi di colpevolezza, provvedimenti simili sarebbero sacrosanti, specie se ad irrogarli fossero giudici terzi ed imparziali. La facilità con cui vengono invece assunti rischiano di farli assomigliare a strumenti odiosi, rimedi molto lontani da quelli che dovrebbe applicare un ordinamento giuridico civile. Spesso poi, quando dopo anni si celebrano i processi per i fatti per cui i tifosi sono stati diffidati, gli imputati vengono assolti per insufficienza di prove. Decine e decine di sentenze provano quindi questa grande ingiustizia di cui nessuno parla.
Tornando poi al calcio straniero, affermare che nel resto d’Europa gli scontri di piazza o le risse sulle gradinate degli stadi siano un ricordo del passato è una colossale falsità. Il modello inglese ha semplicemente spostato all’esterno degli stadi le liti tra hooligans. È successo anche lo scorso agosto prima dell’incontro di Carling Cup tra il West Ham e il Millwal. Il derby dell’Est di Londra. Un uomo è stato accoltellato ad Upton Park nei pressi dell’ingresso dello stadio che ospita le partite del West Ham, squadra allenata da Gianfranco Zola. In Italia è stata data scarsa eco agli avvenimenti londinesi, farlo avrebbe significato interrompere il leitmotiv che da anni accompagna la totalità delle trasmissioni sportive.
Dire che comandano gli ultras è poi un facile espediente per non parlare dei veri problemi che affliggono il calcio nostrano. Si potrebbe iniziare a parlare della crisi che da anni vivono i campionati dilettantistici della Figc. Soprattutto le squadre dei piccoli centri sono costrette a far appendere le scarpette al chiodo ai loro calciatori. Sempre nei campionati regionali, iniziano a girare ingenti somme di denaro. Soldi che drogano il sistema e pongono le squadre non appoggiate da potenti gruppi imprenditoriali nella posizione di non poter competere con le corazzate che arrivano a tesserare sportivi provenienti dai massimi campionati nazionali.
Inoltre, se davvero comandassero gli ultras, questi impedirebbero alle pay-tv di condizionare i calendari o di pagare miliardi di euro per i diritti televisivi.
Lo “spezzatino” - con giornate di campionato divise tra anticipi e posticipi per sole esigenze televisive – è stato sempre combattuto dagli ultras di tutte le curve italiane. Lo slogan “Contro il calcio moderno” è riportato ormai su centinai di drappi esposti ogni domenica sulle gradinate d’Italia. La maggior parte degli introiti delle squadre italiane, quasi l’80%, è rappresenta dalla cessione dei diritti televisivi a radio e televisioni, mentre, al contrario, fuori dai confini nazionali, le televisioni non rappresentano la principale fonte di guadagno, le tariffe sono state in qualche modo calmierate. I bilanci delle società di Serie A, alcune delle quali quotate in borsa, rappresentano un altro tasto dolente. Le compagini più blasonate del nostro campionato sono anche quelle più indebitate. Banche ed erario i principali creditori dei presidenti nostrani, ormai abituati ad essere trattati con molta riverenza anche dalla classe politica
Non è raro infatti che i presidenti bussino alla porta di enti locali e regioni nella speranza di ricevere una qualche forma di aiuto economico. L’Italia vuole presentare la propria candidatura per i campionati europei del 2016 e molti amministratori locali scalpitano per avere un posto al sole. C’è il rischio però che i soldi pubblici impiegati per la realizzazione dei nuovi impianti, che poi dovrebbero essere ceduti ai privati, servano alla fine per ripianare i debiti delle società che spendono più di quanto nelle loro possibilità.
Il sistema deve essere totalmente ripensato, magari togliendo un po’ di potere alle televisioni. Gli ultras e i tifosi in generale vogliono solo che si torni a parlare di sport.

sabato, 14 novembre 2009

FEBBRE SUINA, RITORNO AL FUTURO

Sarà semplice omonimia, per quanto strano in medicina?… sarà semplicemente il caso?..sarà che siamo tornati indietro nel tempo?.. o forse abbiamo la febbre alta e vediamo cose strane… ma questa che segue è una pubblicità del 1976 di un vaccino per una malattia del 2009.
I conti non tornano, le date neppure e giorno dopo giorno sempre più sabbia vola via scoprendo ciò che si voleva coprire.. a presto ulteriori aggiornamenti….

      

venerdì, 13 novembre 2009

CASO CUCCHI. GIOVANARDI DEVE DIMETTERSI

Restano ancora molti punti oscuri rispetto ai fatti che hanno portato alla morte di Stefano Cucchi. Sembrerebbe, però, che questa volta almeno i pm che stanno indagando siano intenzionati a fare bene il loro lavoro. Senza pregiudizi. Ieri infatti i pubblici ministeri  della procura di Roma, Vincenzo Barba e Francesca Loy, hanno resi noti i nomi dei sei indagati per omicidio preterintenzionale. Sono tre agenti della polizia penitenziaria e tre detenuti che il 16 ottobre scor­so si trovavano con Stefano a piazza­le Clodio, nelle camere di sicu­rezza del tribunale, subito do­po l’udienza di convalida del­l’arresto. Un testimone avreb­be raccontato a chi indaga di aver 'sentito rumori' e aver vi­sto, parzialmente, 'Cucchi ag­gredito in cella', dopo lo scop­pio di un parapiglia per futili motivi (pare che il ragazzo avesse chiesto di andare in ba­gno)

 ENNESIMA RIDICOLA USCITA 

Aspettiamo quindi che la giustizia faccia il suo corso, ma non lo facciamo certo con ottimismo, nonostante si parta bene. Anche a Genova i pm trassero conclusioni che andavano a colpire i veri responsabili della mattanza, ma i giudici non sono poi stati della stessa obiettività. Davanti alle divise delle forze dell’ordine, la giustizia, che dovrebbe essere oggettiva, sappiamo quanto possa essere poco equilibrata. Staremo a vedere.

Ma oggi non possiamo che preoccuparci ed indignarci per le frasi pronunciate, lunedì mattina dal senatore Carlo Giovanardi, sottosegretario alle politiche per la famiglia, a Radio 24. Ha detto che Cucchi è morto perché drogato, anoressico e sieropositivo (fatto questo peraltro smentito dalla famiglia). E’ una dichiarazione di pessimo gusto, smentita dai fatti, ma soprattutto è una frase per nulla degna di un rappresentante politico della Repubblica.

Questa volta, non si sa per quale miracolo, le forze politiche hanno evitato il balletto di accuse teso non a far conoscere la verità ma a conquistare consenso e si sono schierate in gran parte a sostegno della battaglia che sta facendo la famiglia di Stefano Cucchi. Abbiamo quasi pensato che l’Italia fosse diventata, come all’improvviso, un paese normale. No, l’Italia non è un paese normale, se un sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega alle droghe,  può dire fesserie del genere senza che poi si dimetta. Non è giusto. Non è degno di un paese democratico. Non è solo una questione di principio, né un problema legato alla memoria di Stefano Cucchi. Giovanardi è responsabile delle politiche sulle droghe del governo, le sue parole e le sue decisioni riguardano tantissime persone, anzi riguardano tutti noi, perché la scelta di politiche proibizioniste e repressive ha una ricaduta sull’idea stessa di società.

Pensiamo per questo che Giovanardi debba lasciare l’incarico di sottosegretario e chiedere scusa, cosa che non ha fatto come si deve, alla famiglia di Stefano. Preferendo piuttosto, arrampicarsi ancora una volta sullo specchio del “siete voi che non avete capito bene, leggete qui:

CASO CUCCHI: GIOVANARDI, QUELLE DI LUNEDI PAROLE RIPORTATE FUORI CONTESTO

(ASCA) – Roma, 10 nov – ”Sulla morte di Stefano Cucchi ho scritto e ripetuto nei giorni scorsi una cosa che evidentemente ha dato fastidio e cioe’ come e’ possibile che una persona che entra in carcere sulle sue gambe ma fortemente debilitato non viene curato”. Cosi’ il senatore Carlo Giovanardi (Pdl) questa mattina ai microfoni di Radio Citta’ Futura. Rispondendo poi alle critiche piovutegli addosso dopo le dichiarazioni di ieri, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio ha spiegato ”purtroppo e’ stata estrapolata da un lungo dibattito con l’ex ministro Ferrero solamente una parte del mio ragionamento e omesso tutto il resto. Evidentemente – ha concluso Giovanardi – in Parlamento c’e’ qualcuno che e’ sostenitore del fatto che se uno non vuole mangiare, non vuole bere e non vuole curarsi bisogna lasciarlo morire”.

Senza parole…

giovedì, 12 novembre 2009

MARCO RAMPERTI. SE MUSSOLINI AVESSE VINTO

Cosa sarebbe accaduto se l’Italia avesse vinto la guerra? E che sorte avrebbero avuto gli oppositori interni al fascismo? Certo, con i se e con i ma non si fa politica, tutt’al più fanta-politica. E quella di Marco Ramperti, con il suo Benito I  Imperatore,  edito da Scirè nel ’50,  era proprio fanta-politica, la storia romanzata in chiave ironica, di come sarebbe potuta essere l’Italia se Mussolini avesse vinto la guerra.

"...la più mediterranea ed europea delle idee..."

Militante nella Repubblica Sociale Italiana e poi internato, come Pound, nei campi per i non-cooperatori, Marco Ramperti è stato una delle penne più brillanti del ventennio. Critico oppositore nei confronti dei mussoliniani  panciafichisti, nel dopoguerra si rifiutò di accettare i diktat democratici e per questo fece la fame. Nonostante ciò, la sua verve sarcastica non smise mai di farsi sentire, ricordando ai badogliani, di dentro e di fuori, per dirla alla Berto Ricci, quella che sarebbe stata la loro sorte se Mussolini fosse stato meno magnanimo e più intransigente.

Questo, grossomodo, è il panorama che avremmo visto; Innanzitutto la guerra è vinta e Mussolini, trionfante, marcia per le sacre vie dell’Urbe, dove durante l’occupazione angloamericana, qualche sprovveduto si era azzardato a intonare canzoni come  Bianco-fiore, La guardia a Lenin e L’inno marocchino. Essendo sempre e comunque di buon cuore, nonostante le ripetute pugnalate alle spalle, al suo ritorno, Mussolini decide di graziare tutti gli oppositori. In qualche modo, però, qualcuno dovrà pur pagare il tradimento, così il Duce e Imperatore redige una lista di punizioni da infliggersi ai rei di tradimento. Primo fra tutti l’ex sovrano, che viene esiliato e mandato ad amministrare quella provincia triste e decaduta che è la  Savoia, mentre quell’effeminato di suo figlio Umberto è confinato ad Hollywood, a dirigere un istituto di bellezza. E Badoglio? “Che ne faccio di quel traditore?” – si chiede Mussolini. Bene, Badoglio sarà condannato a vivere, sì, a vivere all’ombra di stesso e all’onta del tradimento. Sarà esiliato nella villa regalatagli dal Duce, con i titoli nobiliari ricevuti grazie alle imprese belliche di Mussolini e con tutti i privilegi concessigli dal regime. Non resistendo alla vergogna, Badoglio tenterà  il suicidio ma non troverà che pistole scariche. Ora che Badoglio e monarchia erano stati sistemati, restavano da mettere a posto le chiappe bianche del Papa. A quest’ultimo verrà concesso di autoconfinarsi a Castelgandolfo.  In segno di protesta il Papa si darà all’aviazione, avendo perduto il controllo e i privilegi terreni. “Che conquisti il cielo se ne è capace!” – dice un Mussolini divertito.

Messe a posto le cariche istituzionali, Ramperti si dedica con particolare perfidia agli intellettuali, razza dannata senza Pentecoste, quelli che a suo a avviso; “o mentirono prima, o tradirono poi!” Il primo della lista è Bottai, che dovrà restare nella Legione Straniera con impiego permanente di netta cessi. E quel poetuncolo di Ungaretti, quello che scriveva a Mussolini di voler morire per il suo Duce, salvo poi insultarlo alla prima avvisaglia di disgrazia? Ungaretti è condannato a scrivere i suoi poemetti solo ed esclusivamente sulla carta igienica; “almeno serviranno a qualcosa!”. Dopo gli intellettuali è la volta degli antifascisti di professione. Pertini e Parri, ad esempio, sono costretti ad accompagnare, a vita, il povero cieco Carlo Borsani alle sedute del Gran Consiglio. E Walter Audisio? Il partigiano finirà con il ringraziare Mussolini  “per avergli insegnato la strada”.

In tutto questo, però, nonostante la vittoria e dopo essersi preso le sue giuste ri-vincite, Mussolini non è felice. C’è qualcosa che lo opprime, un senso d’impotenza lo pervade. Nella sua mente s’insidia l’idea che, nonostante la vittoria e le mirabili opere del regime, il suo nome sarà comunque destinato a essere dimenticato o peggio, la sua idea snaturata nel corso del tempo. Già, perché non è con la vittoria che si diviene immortali, o almeno, non è questo il ricordo che vuole lasciare di sé. Mussolini capisce che solo attraverso la sconfitta e il martirio si raggiunge l’apice della vera gloria, come fu per Cristo, solo il sacrificio pone il suo sigillo d’eternità a quella che fu «la più originale, la più mediterranea ed europea delle idee». Solo così, nel tempo, la storia gli darà ragione.

In seguito a questi dissidi interiori, Mussolini decide di non presentarsi all’incoronazione per la carica d’Imperatore: «Il Duce – scrive Ramperti – decise di scomparire nella notte, per  ritornare a suonare il violino come a vent’anni e di confondersi, anonimo, con dei poveri musicanti. Mussolini va incontro  a degli emigranti, venuti dalla lontana America sino a Roma per acclamare l’Imperatore. Non udranno, però, la voce dell’Imperatore, udranno solo uno sconosciuto evocare sul violino, le canzoni d’Italia. Non vedranno più il volto del Duce ma finalmente, quello della Patria». (1)

Liberamente tratto da una recensione al libro di Marco Ramperti – Benito Imperatore, apparsa sull’Asso di Bastoni del 25 febbraio 1950

(1) Marco Ramperti – Benito Imperatore ed. Scirè, 1950 pag. 226-227

U2 DA RECORD SU YOUTUBE: "TUTTO BELLO, MA LA PROSSIMA VOLTA E' A PAGAMENTO"

  In futuro: "Prima pagare moneta, poi vedere cammello"  

Il live streaming su YouTube del concerto tenuto dagli U2 al Rose Bowl di Pasadena ha generato 10 milioni di contatti, un terzo dei quali negli Stati Uniti: cifre da prime time televisivo che rappresentano un record per la rete e che non hanno eguali nel campo degli show musicali (“In Gran Bretagna, quando il Later with Jools Holland fa 600 mila spettatori stappano bottiglie di champagne”” ha osservato Malcom Gerrie di WhizzKid Entertainment, la società che ha filmato l’evento).    Sia il gruppo irlandese che la piattaforma video sono stati colti di sorpresa dal risultato, ma nessuno dei due ha ricavato un centesimo dall’operazione.  “YouTube confidava di riuscire a procurarsi uno sponsor per l’evento, ma per qualche ragione questo non è successo” ha ammesso il manager degli U2, Paul McGuinness, in un’intervista rilasciata al Times Online. Per rifarsi, Bono e compagni potrebbero pubblicare un dvd dello spettacolo nei  primi mesi del 2010. “E la prossima volta”, ha aggiunto McGuinness proiettandosi sul prossimo tour che potrebbe avere luogo tra quattro anni circa, “potremmo fare un pay per view, facendo pagare chi assiste allo show on-line. Non credo che le vendite del dvd ne verrebbero cannibalizzate perché si tratta di due tipi di pubblico diversi”.

postato da: alwaysurbi alle ore novembre 12, 2009 14:48 | link | commenti
categorie: varie, musica, cultura, riflessioni, news, calcio, storia, video, attualitĂ , u2 , wwwaiutiamoedoardoit