PENSIERO UNICO

Utente: alwaysurbi
Nessun uomo è un'isola, completo in sé stesso; ogni uomo è un pezzo del continente, una parte del tutto. Se anche solo una zolla venisse lavata via dal mare, l'Europa ne sarebbe diminuita, come se le mancasse un promontorio, come se venisse a mancare una dimora di amici tuoi, o la tua stessa casa. La morte di qualsiasi uomo mi sminuisce, perché io sono parte dell'umanità. E dunque non chiedere mai per chi suona la campana: suona per te. ALWAYSURBI@YAHOO.IT / mio contatto MSN Messenger: alwaysurbi@hotmail.it
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" Molte cose non sono neppure tentate perché appaiono difficili; molte cose sembrano difficili soltanto perché non vengono osate". Wenzel Anton Kaunitz //CHE SIA SOLO L'INIZIO! "Ho speso molti soldi per alcool, belle donne e macchine veloci. Il resto l'ho sperperato. Beh, alcune cose me le sono lasciate sfuggire: Miss Canada, Miss United Kingdom, Miss Germany... Se io fossi nato brutto, non avreste mai sentito parlare di Pelé. Nel 1969 ho dato un taglio a donne e alcool. Sono stati i 20 minuti peggiori della mia vita. Ho smesso di bere, ma solo quando dormo" ORA RIPOSA GEORGE

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mercoledì, 11 novembre 2009

11 NOVEMBRE 2007. GABRIELE SANDRI STA ASPETTANDO ANCORA GIUSTIZIA!

“11 Novembre, Gabriele nel cuore degli italiani”, è il tam-tam di internet che negli ultimi giorni sta spopolando su facebook e blog per ricordare il giovane Gabriele Sandri nel secondo anniversario dall’uccisione sull’ Autostrada del Sole, avvenuta per mano dell’agente di Polizia Luigi Spaccarotella.

Era l’11 Novembre 2007 e per non dimenticare sono state studiate una serie di appuntamenti e iniziative in molte città italiane. Soprattutto dopo la sentenza di primo grado, in cui il poliziotto condannato ha visto derubricarsi il capo d’imputazione da omicidio volontario in omicidio colposo. Forse anche per questo oggi l’immagine
del giovane Gabbo viene adottata come simbolo dell'ingiustizia. Ma ora un percorso di ricordo ne intende preservare la memoria.



Mercoledì 11 Novembre 2009 ci saranno quattro appuntamenti a Roma.

La giornata dell'11 inizierà presto con un'iniziativa ammirevole: la riunione del gruppo donatori volontari Gabriele Sandri alle ore 7.30 presso il centro trasfusionale dell'ospedale pediatrico Bambin Gesù di Roma. E' importante dar seguito a questa iniziativa, nata lo scorso anno, perchè diretta ai piccoli pazienti che necessitano delle trasfusioni. Donare il sangue è un gesto d'amore ed unirlo al ricordo di Gabriele è ancora più bello.Chi volesse aderire cliccare qui per il gruppo di Facebook o inviare una mail a :
gruppodonatorigabrielesandri@gmail.com Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

Alle ore 13.00
 
alla presenza del Sindaco di Roma Gianni Alemanno e grazie all'impegno in prima persona del consigliere comunale Federico Guidi, verrà inaugurato il Parco Gabriele Sandri tra Via delle Medaglie d'Oro e Via Trionfale, ai piedi della Scuola Elementare Giacomo Leopardi: "In quella stessa
scuola - afferma il fratello Cristiano - Gabriele ha fatto le elementari. Lì ha trascorso la sua infanzia. I suoi piccoli amici, gli insegnanti, i primi giochi all'aria aperta. Da un evento tragico come quella maledetta domenica di 2 anni fa oggi nasce qualcosa di positivo. Un Parco intitolato alla sua memoria è altamente significativo: rimarrà per sempre li, dove ogni giorno giocano i bambini, a tenere vivo il ricordo di mio fratello nel suo quartiere e in tutta la città di Roma.
Gabriele è figlio di questa città.”
 
 
Alle ore 15.30
 
saranno aperti i locali di Piazza della Libertà dove, in seguito ai lavori di ristrutturazione eseguiti dal Comune di Roma sull'edificio in pieno centro storico e per i quali si è speso senza lesinare energie il delegato allo sport il consigliere Alessandro Cochi avrà sede la costituenda Fondazione Gabriele Sandri, sostenuta dalle amministrazioni locali e dalla Federazione Italiana Giuoco Calcio. Dopo il percorso compiuto dal Comitato promotore, la fondazione vedrà finalmente i natali nel prossimo 9 Gennaio 2010, giorno dei festeggiamenti dei 110 anni di vita della S.S. Lazio, la passione calcistica di Gabriele.

Alle ore 19.00
 
invece si celebrerà la messa in suffragio di Gabbo nella chiesa Pio X in Piazza della Balduina. Fuori dal sagrato, poco prima della funzione religiosa, si svolgerà anche una silenziosa fiaccolata per chiedere anche una volta GIUSTIZIA PER GABRIELE, in vista del processo d’appello fissato a Firenze.
 
L'appello del papà di Gabriele:
Infine in molte altre città d’Italia, dal Nord al Sud, isole comprese, si preannunciano attestati di solidarietà alla famiglia Sandri e azioni celebrative per non dimenticare il giovane dj romano. Giorgio Sandri, papà di Gabbo: “Lo sento: abbiamo il sostegno di una nazione intera, di ampie fasce di cittadinaza attiva: da  Milano a Messina, da Cagliari e Perugia, da Firenze a Udine. Decine di città, migliaia di giovani, anziani, uomini e donne che si sono immedesimati nel destino assurdo che ha stroncato mio figlio e che oggi vogliono ricordarlo nel modo migliore. E’ un segnale importante. Significa che in Italia c’è ancora una coscienza civile diffusa, c’è ancora umanità e voglia di cambiare, nonostante purtroppo – come è accaduto nella prima fase della vicenda processuale – sia stato proprio lo Stato a perdere un'occasione per dimostrare che non ci sono disparità di trattamento tra cittadini di Serie A e cittadini di Serie B. Continuiamo a chiedere giustizia. E insieme a noi lo chiede la gente: la giustizia deve essere uguale per tutti. Ci vuole trasparenza!”
gabrielesandri.it
lunedì, 09 novembre 2009

IL CROCEFISSO...

QUESTA E' LA NOSTRA STORIA!

Il crocifisso nelle scuole è parte tradizione, parte retaggio dei patti lateralensi e revisione del concordato.

Ovviamente i tempi cambiano e così cambia la sensibilità verso la religione ed il senso di laicità dello stato, quindi ci potrebbe stare se tale decisione fosse presa dalle legittime istituzioni nazionali e ratificata nella costituzione piuttosto che da un tribunale europeo, lo stesso che permette sofisticazioni e la libera vendita di aranciata fatta senza arance o del cioccolato senza cacao.

Singolare che questa vicenda sia stata iniziata da una signora danese la quale ha la croce sulla sua bandiera nazionale ma tant'è...

L'eliminazione del crocefisso dalle aule e per estensione da tutti gli uffici pubblici potrebbe essere un'ottima occasione per eliminare l'ora di religione, almeno nelle scuole statali, e sostituirla con una più utile storia delle religioni, e magari provare a ricominciare ad insegnare nelle scuole le radici della nostra cultura e tradizioni.

Non credo che un'europa che cancella la sua identità storica, le sue radici culturali, possa avere futuro.
Detto questo la preoccupazione per il futuro aumenta, infatti sembra che, giusto o non giusto, nel nome dell'integrazione si debba essere noi a fare un passo indietro adeguando la nostra cultura a quella degli ospiti; Attendo a breve che l'europa ci imponga in nome della integrazione di ammettere per legge la poligamia visto che alcune delle culture delle popolazioni immigrate in europa l'ammettono.

Come detto, posso essere d'accordo sul non imporre ai giovani studenti la visione "oltraggiosa" di un uomo in croce (che piaccia o non piaccia, giusto o sbagliato rappresenta il fondamento della cultura e della storia occidentale) ma a questo punto non mi stupirò quando l'europa ci imporrà di accettare pratiche come l'infibulazione perchè fanno parte delle culture "importate" da integrare.

Massimo Zito
 

VOGLIONO SCRISTIANIZZARE L'ITALIA

A CHI FA VERAMENTE PAURA?

Messa vietata a scuola per paura dell’islam

Treviso - A messa? Non sia mai. Gli alunni delle elementari e medie di Cordignano (Treviso) potrebbero subire uno choc se la festa del 4 novembre, oltre che con l’orazione civile davanti al monumento dei Caduti, venisse celebrata anche con una funzione religiosa. Che direbbe quel 10 per cento di ragazzini stranieri? Dopo aver tolto il crocifisso dalle aule, si vuole forse creare un conflitto interiore agli islamici? Certo che no. E così, manuale del laicismo e disposizioni europee alla mano, le due scolaresche dell’Istituto comprensivo di Cordignano sono rimaste sul sagrato del Duomo, quasi quest’ultimo fosse la casa del demonio e non quella del Signore.

«Mi sono stupito - ha dichiarato al Gazzettino monsignor Piergiorgio Santon - che in chiesa non ci fosse nessun rappresentante della scuola. Erano tutti fuori, davanti al municipio, in attesa di partire per la processione. Ma la messa era parte integrante della commemorazione. È inaudito che, a causa di pochi alunni di altre religioni, venga negato, alla maggior parte dei ragazzi, che sono cristiani, battezzati e frequentano la parrocchia, il diritto di entrare in chiesa».

Il sacerdote ci è rimasto male. E all’amarezza è subentrata presto, se non la collera, la voglia di mettere i puntini sulle «i». «Mi hanno detto che la scelta della scuola si spiegava col rispetto dovuto alle altre religioni. Dico, ma ai cristiani che rispetto è stato riservato?».
Anche al presidente dell’Associazione combattenti e reduci, Gino Piccoli, erano state date queste spiegazioni. Poi, visto che la tradizione culturale di una nazione è difficile da cancellare a colpi di decreti, è successo che nel corso della cerimonia civile ci sia scappata pure la benedizione. Sì, perché agli italiani che sono morti durante la Prima guerra mondiale nessuno, per fortuna, ha voluto negare la consueta benedizione.

«Ma ci è stato chiesto di portare i ragazzi alla commemorazione civile e questo abbiamo fatto - tiene a precisare Carlo Berlese, vicepreside dell’istituto -. Non c’era nessuna motivazione anticattolica, ci mancherebbe». «Ma nella nostra scuola oltre il 10 per cento degli alunni è straniero - ha spiegato Berlese al Gazzettino - e sono molte le famiglie di cordignanesi che non avrebbero gradito la nostra presenza a messa. Qui lavoriamo e ci confrontiamo con ragazzi di dieci diverse etnie e questo testimonia il profondo cambiamento subito da questa società». I cambiamenti intervenuti sono tali che la dirigente scolastica Maria Grazia Bollettin, dirigente scolastica di Villafranca Padovana a suo tempo licenziata dal direttore per «incapacità gestionale» (e perché aveva rifiutato di portare gli alunni proprio a una cerimonia del 4 novembre per non urtare la sensibilità degli alunni stranieri), ha vinto il ricorso e ha ottenuto dal giudice del lavoro il reintegro nel posto.

C’è da giurare che, se i dirigenti scolastici di Cordignano, anziché dribblare con attenzione le chiese, avessero portato le classi in duomo, il licenziamento in tronco si sarebbe abbattuto inesorabile. Togliere i crocifissi, introdurre approfondimenti sull’Islam ed evitare qualsiasi contatto con luoghi cristianamente sacri. Queste sono le istruzioni «superiori».
A Cordignano ci è scappata la benedizione in piazza, ma c’è da star sicuri: l’anno prossimo si vedrà di evitare anche questa scivolata.

venerdì, 06 novembre 2009

BELFAST, DOVE I MURI NON CADONO MAI

Nella città dell'Irlanda del nord resistono le barriere erette per dividere le zone protestanti da quelle cattoliche. Nel silenzio dei media, si assiste ad una occupazione nel cuore dell'Europa...  

  THIS IS EUROPE !  

Tra pochi giorni sarà festa a Berlino. Vent’anni dopo la caduta del muro. Ed è bello pensare che forse qualcuno sentirà ancora le note del violoncellista Mstislav Rostropovich, che si mise a suonare proprio di fronte al muro che separava l'ovest dall'est della capitale tedesca, nella notte in cui pezzo per pezzo iniziava ad essere abbattuto. Suonava e intanto i pezzi di cemento cadevano a terra. A Belfast, invece, la musica non è ancora suonata. Nel silenzio, i muri restano. Qui, fino ad ora, neanche l'ombra dei picconi. Eccoli i "Peace Line", ancora al loro posto come trent'anni fa. Non uno, ma ottantotto in tutta l'Irlanda del Nord. Resistono indomiti e crescono. Vengono allungati di qualche metro da quelli già esistenti, considerando anche le barriere di lamiera e le semplici palizzate o staccionate che separano le strade dei quartieri cattolici, da quelli protestanti. E insieme ai muri, i murales, la principale attrazione turistica della città.

META TURISTICA - Gli abitanti di Belfast l'hanno capito da tempo. I turisti qui, ci vengono solo per una ragione: visitare i muri famosi, nati nei primi anni Settanta, all’apice dei «Troubles», i «guai», la fase più acuta dello scontro tra le due comunità, cattolica e protestante, nell’Irlanda del Nord in piena guerra civile. Alternando così la visita della città teatro del suo conflitto, ai ghetti della working class, dove un uomo su due è senza lavoro, mentre i bambini giocano per strada con la testa in giù e alla sola vista della macchina fotografica scappano. Così è nato il business dei "Political Tours" . Dimenticatevi lo spirito che si può trovare a bordo dei bus scoperti per ammirare i resti archeologici di Roma o la Torre Eiffel a Parigi: qui la visita è truce. Una delle compagnie più gettonate per questi pellegrinaggi della storia è quella di Jim McVeigh, un ex militante dell’Ira con 17 anni di prigione alle spalle e oggi membro del Coiste, l’associazione che riunisce gli ex detenuti politici della capitale nord irlandese. E' il Coiste appunto, che promuove i «Political Tours» nelle aree cattoliche. McVeigh, oggi ha 44 anni. Lo incontriamo a bordo dei bus, da dove racconta la «sua» Belfast ai turisti dopo aver messo le armi in soffitta.

LA TESTIMONIANZA - «L´idea mi è venuta cinque anni fa – spiega l'ex militante dell’Ira – perché mi ero accorto dell'interesse che suscitava la nostra città. La gente mi incontrava per strada per chiedermi informazioni. Voleva sapere. Ben presto mi sono accorto che erano turisti americani, francesi, italiani. Detto e fatto sono passato ai fatti e insieme ad altri ex militanti disoccupati, abbiamo pensato di far vivere la nostra vita, il nostro coraggio, la nostra conoscenza dei fatti, cercando di essere il più oggettivi possibile con la storia». Poco più tardi ci sediamo con Jim su un piccolo divano all'interno della sede del Coiste, un angusto ufficio con due stanze dove svettando le immagini della resistenza nord irlandese con una gigantografia di Bobby Sands. Dopo le presentazioni e i convenevoli, Jim ci chiede di firmare un'autorizzazione per procedere nell'intervista e ci mostra le telecamere fuori dalle porte vetrate del Coiste. Non certo un clima da agenzia turistica. Con la mano ci indica le telecamera sopra il suo ingresso, mentre con l'altra ci informa che tutta la Beechmont Avenue, a due passi dalla famosa Falls Road, è un reticolato di occhi elettronici puntati, come in tutta la città. «La prima volta che sono stato arrestato ero un ragazzino e avevo diciannove anni. Ho trascorso la mia prigionia al Maze, il famigerato penitenziario di massima sicurezza di Long Kesh e quando sono uscito ho capito che avevo degli occhi diversi. Volevo continuare a credere nelle mie idee e trasmetterle agli altri. Sono i giovani che mi danno le emozioni più grandi. Prendono appunti. Quegli scritti, anche a bordo dei bus, mi ricordano le mie speranze, solo che io ero dietro alle sbarre». Oggi Jim sembra senza passato. E' pacato e felice per la sua nuova vita: ha una moglie che ha sposato in prigione nel 1997 e tre figli.

MURALES CELEBRI - Ci incamminiamo lungo la Road nel West Belfast, la strada principale del quartiere cattolico. Mentre le ragazze escono dal college con le divise, il parrucchiere cattolico più famoso della città sta tagliando il ciuffo ad un ragazzino con la t-shirt in cui c'è raffigurato uno dei murales più famosi della città: George Bush che beve con una cannuccia l'Iran, in un vortice di macerie e bandiere americane. Le pareti del negozio sono dipinte di verde e bianco in onore del Celtic Glasgow. Ed è da queste minuzie che si può comprendere un'identità che reclama il suo spazio tra le piccole cose. Prendiamo un black taxi per proseguire il nostro tour nella versione "individuale". Alla guida c'è Michel O´Gary che ci accompagna senza tanto entusiasmo nel quartiere protestante lungo Shankill Road, nel cuore della capitale. «Cerchiamo di muoverci – dice O' Gary – qui alle 17 chiudono le strade». E così accade. Blocchi di cemento tra le due corsie con dei portoni di lamiera incastonati e fili spinati tra uno sbarramento e l'altro. « Da quando ci sono i Political Tours, ho fatto un corso di formazione all'ente del turismo – racconta Michel, 58 anni - . In media faccio anche due o tre corse al giorno. I turisti non sanno cosa gli aspetta. Pensano solo ai murales. E´vero non ci sono più i militari armati per la città, ma siamo sempre all'erta. Non si sa mai». Ma per capire ciò che separa l'inseparabile e va oltre la fantasia di tre lunghezze bisogna andare al Milltown Town Cementary, un area di verde sopra una collinetta che sovrasta la città come se ne fosse il cuore pulsante. E' uno dei cimiteri più grandi d'Europa con le sue 270.000 tombe, incastrato in un quartiere protestante con la lapide di Bobby Sands e le nude croci celtiche che si affacciano nell'area cattolica confinante con Sainsbury's, un supermarket della terza catena commerciale del Regno Unito. Un confine. Un sunken wall. Un muro, che divide anche i morti.

 

mercoledì, 04 novembre 2009

NESSUNO TOCCHI IL FIGLIO DELL'UOMO!

WAKE UP DEAD MAN!

Crocifissi in classe, senza se e senza ma! Bene il ministro Gelmini, bene il Consiglio di Stato. Consentiteci di aggiungere che i crocifissi però non sono un mero "simbolo" di una parte della nostra tradizione. Sono esattamente la memoria di un Uomo torturato, ucciso per aver predicato senza paura che il Bene esiste, per aver detto che il Bene e Lui hanno una speciale identità. Sono la memoria di un uomo vero, vivo, rivoluzionario, che aveva amici, famiglia, gente che lo boicottava, lo insultava, gente che lo seguiva; e che ha cambiato il mondo. E' un uomo, non un simbolo ciò che vediamo sulle mura della classe dei nostri figli. Per alcuni, poi, quell'uomo è Dio, ma questo non vogliamo imporlo a nessuno, perché lui a nessuno lui lo impose. E proprio perché è un uomo grande, il più nobile il più buono, il più perseguitato della storia, per questo lo pretendiamo nelle scuole e nei tribunali a destare la memoria dei nostri figli. Oggi in un epoca priva di simboli degni, cosa resterebbe se levassimo anche quell'ultimo pezzo di storia, resterebbe un muro bianco, simbolo del'assenza di ogni punto di riferimento, di un relativismo che lascia sgomenti davanti alla voragine di valori a cui ormai siamo assuefatti. Ecco allora che il crocifisso non campeggaia come campione assoluto, ma come contraltare al vuoto: un uomo, contro il vuoto, per ricordare che la dittatura del relativismo, meno sanguinosa della dittatura delle armi, ha qualcosa che fa smarrire l'uomo; e necessita un Uomo che faccia all'uomo ritrovare se stessi.

I'm alone in this world
and a fucked up world it is too......