CHERS GAGLIOFFI, Cosa sarebbe accaduto se l’Italia avesse vinto la guerra? E che sorte avrebbero avuto gli oppositori interni al fascismo? Certo, con i se e con i ma non si fa politica, tutt’al più fanta-politica. E quella di Marco Ramperti, con il suo Benito I Imperatore, edito da Scirè nel ’50, era proprio fanta-politica, la storia romanzata in chiave ironica, di come sarebbe potuta essere l’Italia se Mussolini avesse vinto la guerra. "...la più mediterranea ed europea delle idee..." Militante nella Repubblica Sociale Italiana e poi internato, come Pound, nei campi per i non-cooperatori, Marco Ramperti è stato una delle penne più brillanti del ventennio. Questo, grossomodo, è il panorama che avremmo visto; Innanzitutto la guerra è vinta e Mussolini, trionfante, marcia per le sacre vie dell’Urbe, dove durante l’occupazione angloamericana, qualche sprovveduto si era azzardato a intonare canzoni come Bianco-fiore, La guardia a Lenin e L’inno marocchino. Essendo sempre e comunque di buon cuore, nonostante le ripetute pugnalate alle spalle, al suo ritorno, Mussolini decide di graziare tutti gli oppositori. In qualche modo, però, qualcuno dovrà pur pagare il tradimento, così il Duce e Imperatore redige una lista di punizioni da infliggersi ai rei di tradimento. Primo fra tutti l’ex sovrano, che viene esiliato e mandato ad amministrare quella provincia triste e decaduta che è la Savoia, mentre quell’effeminato di suo figlio Umberto è confinato ad Hollywood, a dirigere un istituto di bellezza. E Badoglio? “Che ne faccio di quel traditore?” – si chiede Mussolini. Bene, Badoglio sarà condannato a vivere, sì, a vivere all’ombra di stesso e all’onta del tradimento. Sarà esiliato nella villa regalatagli dal Duce, con i titoli nobiliari ricevuti grazie alle imprese belliche di Mussolini e con tutti i privilegi concessigli dal regime. Non resistendo alla vergogna, Badoglio tenterà il suicidio ma non troverà che pistole scariche. Ora che Badoglio e monarchia erano stati sistemati, restavano da mettere a posto le chiappe bianche del Papa. A quest’ultimo verrà concesso di autoconfinarsi a Castelgandolfo. In segno di protesta il Papa si darà all’aviazione, avendo perduto il controllo e i privilegi terreni. “Che conquisti il cielo se ne è capace!” – dice un Mussolini divertito. Messe a posto le cariche istituzionali, Ramperti si dedica con particolare perfidia agli intellettuali, razza dannata senza Pentecoste, quelli che a suo a avviso; “o mentirono prima, o tradirono poi!” Il primo della lista è Bottai, che dovrà restare nella Legione Straniera con impiego permanente di netta cessi. E quel poetuncolo di Ungaretti, quello che scriveva a Mussolini di voler morire per il suo Duce, salvo poi insultarlo alla prima avvisaglia di disgrazia? Ungaretti è condannato a scrivere i suoi poemetti solo ed esclusivamente sulla carta igienica; “almeno serviranno a qualcosa!”. Dopo gli intellettuali è la volta degli antifascisti di professione. Pertini e Parri, ad esempio, sono costretti ad accompagnare, a vita, il povero cieco Carlo Borsani alle sedute del Gran Consiglio. E Walter Audisio? Il partigiano finirà con il ringraziare Mussolini “per avergli insegnato la strada”. In tutto questo, però, nonostante la vittoria e dopo essersi preso le sue giuste ri-vincite, Mussolini non è felice. C’è qualcosa che lo opprime, un senso d’impotenza lo pervade. Nella sua mente s’insidia l’idea che, nonostante la vittoria e le mirabili opere del regime, il suo nome sarà comunque destinato a essere dimenticato o peggio, la sua idea snaturata nel corso del tempo. Già, perché non è con la vittoria che si diviene immortali, o almeno, non è questo il ricordo che vuole lasciare di sé. Mussolini capisce che solo attraverso la sconfitta e il martirio si raggiunge l’apice della vera gloria, come fu per Cristo, solo il sacrificio pone il suo sigillo d’eternità a quella che fu «la più originale, la più mediterranea ed europea delle idee». Solo così, nel tempo, la storia gli darà ragione. In seguito a questi dissidi interiori, Mussolini decide di non presentarsi all’incoronazione per la carica d’Imperatore: «Il Duce – scrive Ramperti – decise di scomparire nella notte, per ritornare a suonare il violino come a vent’anni e di confondersi, anonimo, con dei poveri musicanti. Mussolini va incontro a degli emigranti, venuti dalla lontana America sino a Roma per acclamare l’Imperatore. Non udranno, però, la voce dell’Imperatore, udranno solo uno sconosciuto evocare sul violino, le canzoni d’Italia. Non vedranno più il volto del Duce ma finalmente, quello della Patria». (1)
Liberamente tratto da una recensione al libro di Marco Ramperti – Benito Imperatore, apparsa sull’Asso di Bastoni del 25 febbraio 1950
(1) Marco Ramperti – Benito Imperatore ed. Scirè, 1950 pag. 226-227 Vent’anni fa andò giù IL muro. Non un muro qualsiasi ma QUEL muro. Il muro che si voleva dividesse il bene dal male, la democrazia dalla dittatura, la libertà dal gulag, il capitalismo dal comunismo, l’Ovest dall’ Est. Era odioso, certo. Come sono sempre odiose le barriere che vietano il movimento, l’accesso, la libertà di transito fisico e intellettuale, materiale e spirituale. Il cemento armato, il filo spinato non si possono amare: si possono solo odiare e sperare che vengano o siano tirati giù, o prima o poi. Così è stato… Eppure, eppure… O QUALCOSA IN CUI CREDERE L’Europa che volevamo non è quella che abbiamo sotto gli occhi oggi, a vent’anni di distanza: l’Europa delle banche, del peggior capitalismo possibile, quello finanziario; del consolidamento e dell’espansione americana nel nostro continente, della servitù militare, economica, culturale e politica. Un’Europa indistinguibile dal modello che ci viene imposto, quasi ormai senza resistenza, da di là dell’Atlantico. Noi sognavamo l’Europa dei popoli, non delle banche; l’Europa dell’umanesimo del lavoro, non quella che immiserisce sotto il martello spietato di un capitalismo che più vacilla e più crea disoccupazione, sottoccupazione, precariato (quando va bene), morti sul lavoro a strage continua, che non vengono manco più ritenute degne di notizia sui giornali; un’Europa unita in un unico disegno geofisico e geopolitico, non lo scarabocchio partorito a Strasburgo, e la chiamano Ue, incapace persino di darsi una carta costituzionale; un’Europa padrona del suo destino, anche militare, non quella che va a combattere, e manda a morire i suoi figli, per interessi che non solo non sono i suoi ma sono addirittura contrari ai suoi; un’Europa capace di riannodarsi alle radici della sua cultura e di darle il respiro dell’oltre postmodernità, non quella appiattita sugli stereotipi televisivi dei format “grandi fratelli” ed ultra ed ultra… Niente di tutto questo ha oggi un orizzonte plausibile. Il vecchio muro di cemento armato è stato sostituito da un muro di gomma virtuale capace di assorbire e respingere all’indietro ogni tentativo di perforazione e superamento. Il vecchio muro di Berlino lasciava comunque spazio all’immaginazione di un’Europa e di un mondo diversi. Questo nuovo non lascia presagire che la riproduzione all’infinito della sua stessa identica formula: capitalismo ad oltranza, capitalismo sempre, profitto capitalista a qualsiasi costo. E poco vale confidare nelle sue crisi. Le sue crisi, e l’ultima, la più recente ne è la palese dimostrazione, vengono sempre fatte pagare a chi capitalista non è: ai lavoratori, dipendenti o autonomi, alle piccole imprese, ai paesi del terzo mondo strangolati dalla rapina e costretti a esportare mano d’opera a basso costo per sopperire alla nostra denatalità, salvo poi negarle persino il diritto di cittadinanza. Il comunismo dei paesi reali era una maledizione, certo. Un sistema che per difendere la sua utopia mai avverata si era costruito radicalmente come stato polizia, e che polizia!!! impedendo non solo la libertà fisica, ma quella di pensiero e di spirito, non merita di essere rimpianto. Però, guardate bene quello che succede oggi dentro il nostro “migliore dei mondi possibili”: sicuritarismo; controlli personalizzati con mezzi sempre più scientificamente sofisticati; militarizzazione del territorio; galere che somigliano ogni giorno di più a celle della morte; norme legislative che inaspriscono le pene anche per reati di opinione. Ebbene, cos’ha questo nostro da invidiare ai vecchi stati di polizia dell’Est comunista? La democrazia? Ah! sì, la democrazia… Quella cosa che pretendiamo di esportare con le armi in casa altrui e che in casa nostra esercitiamo con una scheda nell’urna che delega e delega e delega, fino a non sapere nemmeno più a chi delega… Ridateci un muro. Un muro vero, col filo spinato e le sentinelle di guardia… Piazzatelo dove volete: in Padania o in Provenza, sulle Scogliere di Marmo o nella Valle dei Templi, “a Vienna o a Parigi, a Buda o a Stettino…”. Un muro da detestare, da odiare tanto da volerlo abbattere… Un muro che ci restituisca almeno l’illusione, se non la speranza che al di là ci sia ancora un sogno di civiltà europea da realizzare. E di libertà…
JE NE REGRETTE RIEN!
MARCO RAMPERTI. SE MUSSOLINI AVESSE VINTO
Critico oppositore nei confronti dei mussoliniani panciafichisti, nel dopoguerra si rifiutò di accettare i diktat democratici e per questo fece la fame. Nonostante ciò, la sua verve sarcastica non smise mai di farsi sentire, ricordando ai badogliani, di dentro e di fuori, per dirla alla Berto Ricci, quella che sarebbe stata la loro sorte se Mussolini fosse stato meno magnanimo e più intransigente.
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11 NOVEMBRE 2007. GABRIELE SANDRI STA ASPETTANDO ANCORA GIUSTIZIA!
Era l’11 Novembre 2007 e per non dimenticare sono state studiate una serie di appuntamenti e iniziative in molte città italiane. Soprattutto dopo la sentenza di primo grado, in cui il poliziotto condannato ha visto derubricarsi il capo d’imputazione da omicidio volontario in omicidio colposo. Forse anche per questo oggi l’immagine
del giovane Gabbo viene adottata come simbolo dell'ingiustizia. Ma ora un percorso di ricordo ne intende preservare la memoria.

La giornata dell'11 inizierà presto con un'iniziativa ammirevole: la riunione del gruppo donatori volontari Gabriele Sandri alle ore 7.30 presso il centro trasfusionale dell'ospedale pediatrico Bambin Gesù di Roma. E' importante dar seguito a questa iniziativa, nata lo scorso anno, perchè diretta ai piccoli pazienti che necessitano delle trasfusioni. Donare il sangue è un gesto d'amore ed unirlo al ricordo di Gabriele è ancora più bello.Chi volesse aderire cliccare qui per il gruppo di Facebook o inviare una mail a :
Alle ore 13.00
scuola - afferma il fratello Cristiano - Gabriele ha fatto le elementari. Lì ha trascorso la sua infanzia. I suoi piccoli amici, gli insegnanti, i primi giochi all'aria aperta. Da un evento tragico come quella maledetta domenica di 2 anni fa oggi nasce qualcosa di positivo. Un Parco intitolato alla sua memoria è altamente significativo: rimarrà per sempre li, dove ogni giorno giocano i bambini, a tenere vivo il ricordo di mio fratello nel suo quartiere e in tutta la città di Roma.
Gabriele è figlio di questa città.”
Alle ore 19.00
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RIDATECI IL MURO DI BERLINO. (O ANALOGO...)
Eppure, quel muro era un anche un simbolo. Un simbolo detestabile – abbiamo già detto -ma come tutti i simboli era fonte di sogni, fantasie, forse illusioni: varco d’accesso ad un’immaginario più roseo di quanto la realtà lasciava o lasciasse sperare. Era, QUEL muro, il simbolo di ciò che avremmo ottenuto, in termini di Europa e di nazione, se solo si fosse riusciti ad abbatterlo, se solo fosse crollato. E’ crollato ma, con lui, sono crollati pure i sogni e le speranze di un’altra Europa, di una Nazione che non è nata dalle sue macerie ma c’è finita sotto, schiacciata, sepolta.

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SIAMO TANTI, E TUTTI BELLI...

"...lo so, nessuno ci aveva previsto...nessuno aveva previsto il brivido continuo che non arranca ma rilancia,che non desiste ma resiste, che non retrocede ma avanza senza freni... Nessuno, nemmeno voi avevate previsto l'imprevedibile.
JE NE REGRETTE RIEN
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INTER - ROMA 1-1: FINALMENTE IL CARATTERE!
Ranieri sposa un modulo identico, con Perrotta dietro le due punte Menez e Vucinic. Julio Sergio torna a difendere la porta giallorossa.
Dall' altra parte Vieira in campo, Cambiasso e Sneijder in panchina. Queste le decisioni di Mourinho dopo la sbornia Kiev. Attacco titolare per i nerazzurri con Balotelli in panca.
Pronti via, e la Roma spreca l' occasione di andare in vantaggio. Lancio in profondità per Vucinic tutto solo davanti a Julio Cesar, ma il montenegrino esita e si fa riprendere da Lucio. Clamorosa palla gol non sfruttata dagli uomini di Ranieri. Prova a rispondere l' Inter con Milito, che finisce a terra in area di rigore, ma Rocchi lascia correre. Pochi minuti dopo Vucinic si riscatta. Lancio millimetrico di Motta dalla destra, l' attaccante stacca di testa e insacca con un pallonetto che inganna Julio Cesar. Terzo gol stagionale per lui. La corazzata nerazzurra non ci sta e va vicina al pareggio, ma Julio Sergio è grandissimo nel deviare in angolo un bel tiro di Milito. Partita che si gioca a un discreto ritmo, l' Inter più propositiva Roma che gioca specialmente sulle fasce. Scontro aereo tra Vieira e De Rossi, con il romanista che ha la peggio, stordito e sostituito dal francese Faty. Rapidi cambiamenti di fronte e nel giro di un minuto entrambe le squadre vanno vicine alla rete, Riise con una grande punizione da una parte, Muntari con un tiro-cross dall' altra.
Come da copione Mourinho non lascia la sua squadra alla deriva, inserendo Sneijder e Balotelli all' inizio della ripresa per un' Inter super offensiva. E il pareggio arriva immediato. Thiago Motta vede Eto'o sulla sinistra che si gira e deposita all' angolino basso, con Julio Sergio incolpevole. Pronta risposta della Roma, Menez è in serata, dribbling e tiro che non frutta però l' effetto desiderato. Dopo una fase calante del gioco, ancora il francesino impegna Julio Cesar con un gran diagonale, così come Faty che scivolando crea dei grattacapi alla difesa nerazzurra. La partita si addormenta, solo Okaka e il tridente nerazzurro provano a risvegliarla, ma dopo tre minuti di recupero l' arbitro Rocchi dice che può bastare così. 1-1 tra Inter e Roma a San Siro.
IL TABELLINO
INTER-ROMA 1-1
MARCATORI: 13' Vucinic (R), 48' Eto'o (I)
INTER (4-3-1-2): Julio Cesar 6; Maicon 6, Lucio 6, Samuel 6, Zanetti.J 6.5; Muntari 5 (46' Sneijder 6), Vieira 5 (46' Balotelli 5.5), Thiago Motta 5.5 (64' Cambiasso 6); Stankovic 6; Eto'o 7, Milito 6.5. A disposizione: Toldo, Cordoba, Chivu, Mancini. Allenatore: Mourinho 6
ROMA (4-3-1-2): Julio Sergio 6.5; Motta 5.5, Mexes 7, Andreolli 6, Riise 6.5; Brighi 6.5, Pizarro 6.5, De Rossi 6 (34' Faty 6); Perrotta 6; Menez 7 (74' Tonetto 6), Vucinic 6 (67' Okaka 6.5). A disposizione: Lobont, Cassetti, Guberti, Baptista. Allenatore: Ranieri 6.5
ARBITRO: Rocchi 6.5
AMMONITI: Muntari (I), Menez (R), Thiago Motta (I), Stankovic (I), Pizarro (R)
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