CHERS GAGLIOFFI, Passano gli anni. Cambiano i protagonisti. Mutano scenari ed alleanze. Nascono, muoiono e si rifondano partiti e movimenti… Tuttavia, era ormai chiaro che si sarebbe arrivati prima o poi ad un corto circuito istituzionale. Un corto circuito che certo non fa bene all’Italia, soprattutto in un periodo in cui a livello internazionale stanno avvenendo delle trasformazioni epocali. Ora non si tratta di capire se Berlusconi abbia ragione o torto, questo semmai ha importanza solo a seguito di un’analisi più profonda del nostro attuale sistema politico-istituzionale. Quanto sta accadendo da qualche mese a questa parte alla vita politica nazionale, oramai mediaticamente alla ribalta come il ticchettio di un orologio, evidenzia infatti a nostro avviso due inconfutabili dati. "Una carta costituzionale riscritta dal popolo italiano. Non dai vincitori" Primo Testimonia - se ancora ce ne fosse stato bisogno - la capacità da parte della sinistra italiana di attuare negli anni, “gramscianamente”, lo scientifico inserimento di propri diretti riferimenti nei gangli vitali dello Stato, uomini e donne, educati ieri al dogma comunista, oggi al buonismo socialdemocratico, per la costruzione di un’egemonia culturale e di pensiero, sempre e comunque organica, così come stabilmente “governativa” seppur minoritaria nel popolo, come evidentemente accade oggi. La oramai profetica “guerra di posizione” che vincerà solo chi, nel tempo, avrà saputo formare e fidelizzare una propria classe dirigente in ogni ambito della vita sociale, posizionandola ove occorra. Così è, sic et simpliciter. E proprio partendo da questa constatazione, anche noi – riprendendo ed ampliando le osservazioni sollevate da Angelo Mellone in uno dei suoi ultimi editoriali su “Il Tempo” – fermamente crediamo che a destra occorra mettere in campo un ribaltamento della prospettiva: finito il tempo del miserevole piagnisteo, dei giorni dell’isolamento forzato e della sterile richiesta di maggior equilibrio attraverso il tentativo (perdente in partenza) di togliere posizioni acquisite negli anni dall’avversario, non agire più per sottrazione ma per “addizione”, promuovendo la crescita, la formazione e l’inserimento in ogni ambito di una giovane e rinnovata classe dirigente, fedele a Princìpi ed a una visone del mondo ancor prima che a segretari di partito o a direttori di giornali. Nella guerra tra poteri in atto bisogna posizionarsi, tentando con lungimiranza di invertire la rotta nel medio-lungo periodo. Secondo Dimostra come, ad oggi, non si possa negare che nessun organo dello Stato e delle Istituzioni stia facendo quello per cui è stato istituito. A distanza di 60 anni dalla nascita di questa repubblica, è a tutti ormai chiaro che i meccanismi, i livelli, gli equilibri, ed anche, aggiungiamo noi, i valori, presenti all’interno della carta costituzionale, sono completamente saltati. Forse erano già saltati da subito, perché in realtà in questa repubblica non c’è mai stata veramente uguaglianza di fronte alla legge, basta vedere le disparità di trattamenti giudiziari riservati ad esempio negli anni settanta ai militanti di destra rispetto a quelli di sinistra; non c’è mai stata una memoria nazionale condivisa, basta guardare la vergogna delle foibe; non è mai esistita una vera giustizia sociale, se non per chi è protetto dai sindacati di potere; non c’è mai stato un pluralismo culturale ed accademico, basta guardare le baronìe universitarie ed i mondi della cultura, dell’informazione e dello spettacolo, tutti mondi ad uso quasi esclusivo della sinistra. Ed allora, come ha fatto a reggere una carta costituzionale in queste condizioni? Probabilmente grazie ad alleanze oltre confine e oltreoceano, che mai come prima d’oggi si schierano nelle cose di casa nostra, in ogni lingua starnazzando ipocritamente sui propri giornali una distorta verità, internazionalmente a difesa di propri specifici interessi. Trasversali e transnazionali poteri forti di mutuo soccorso. Questa la realtà aldilà di tutte le retoriche. Una dura realtà dalla quale però occorre tirarsi fuori, se si vuole riconquistare a pieno titolo un ruolo centrale nello scenario mondiale. Un primo passo potrà essere sì cambiare la carta istituzionale, ormai obsoleta e scritta con le pistole dei vincitori alle tempie dei costituenti. Ma poi occorrerà soprattutto riscrivere un nuovo patto civile e sociale per l’Italia, che abbia in sé i valori ed i simboli autentici del nostro popolo, conditio sine qua non di un sistema politico efficiente, che instauri delle precise regole di comportamento, anche sul piano etico e morale, per la propria classe dirigente. In poche parole, una profonda “rivoluzione” nazionale.
JE NE REGRETTE RIEN!
UN LODO ALLA GOLA


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