CHERS GAGLIOFFI, Come t'indirizzo al nulla e ti castro ogni reazione all'immigrazione Innanzitutto i dati e i commenti ufficiali: Ma vediamo che significa di fatto tutto ciò adnkronos + noreporter SENZA ARTE NE' PARTE Furia francese e ritirata spagnola. Il consueto sondaggio del professor Renato Mannheimer sul Corriere della Sera sembra aver indotto l’entourage del presidente della Camera, Gianfranco Fini, a più miti consigli. La semplice domanda "voterebbe per un eventuale partito di Fini?" ha prodotto un esito non certo piacevole per il primo inquilino di Montecitorio. Solo il 5,9% del campione di 800 intervistati ha risposto "molto", mentre il 20,9% ha affermato "abbastanza". Tenuto conto che non è in corso nessuna campagna elettorale con gli annessi effetti di polarizzazione si può affermare che il partito dei 'finiani', oggi come oggi, si attesterebbe su valori simili a quelli dell’Udc di Casini. Un po’ poco visto tutto il battage mediatico dell’ex leader di An su immigrazione, diritti, rispetto del Parlamento e della magistratura. Numeri che a loro volta smentiscono quella frase detta in privato e pubblicamente smentita dal presidente Fini: "Se si arriva al voto, vedrete quanti ci seguiranno". Quanti? Il 5,9 per cento. I risultati del sondaggio probabilmente hanno influito sulle valutazioni del vicepresidente dei deputati del Pdl, Italo Bocchino, che nelle ultime settimane ha più volte 'supportato' le esternazioni finiane con altrettante dichiarazioni volte a sostenerne le tesi. Invece ieri Bocchino ha addirittura criticato il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, utilizzando una terminologia negli ultimi tempi sconosciuta ai 'finiani'. Il leader della 'bocciofila' democratica (che concedeva un’intervista a Repubblica mentre D’Alema organizzava le candidature per le Regionali) ha infatti 'intimato' a Berlusconi di ritirare il ddl sul processo breve al fine di avviare il dialogo sulle riforme. "Bersani chiude di fatto la possibilità di un dialogo costruttivo", ha chiosato Bocchino aggiungendo che "la sinistra non è in grado di affrontare alcun cambiamento per il Paese per mancanza di linea e per aver scelto come unico argomento politico l’odio per gli avversari". "Il centrodestra non ci sta a farsi spennare come un pollo", ha detto Fabrizio Cicchitto. "Bersani abbassi le ali", gli ha fatto eco Maurizio Gasparri. E Bocchino ieri si è trovato in sintonia con i due. Lo stesso Italo Bocchino che aveva definito "giuste" le considerazioni di Fini che sconsigliavano il governo dal porre la fiducia sulla Finanziaria. Lo stesso Italo Bocchino che aveva sottolineato dinanzi alla presa di posizione di Berlusconi: "Non esiste che chi è in minoranza deve uscire dal Pdl". Ieri Bocchino ha persino offerto una sponda al premier in materia di lotta a Cosa nostra. "Mai nessuno ha dato colpi duri alla criminalità come ne ha dati il centrodestra. Chi mesta nel torbido, lo fa per colpire l’avversario politico", ha affermato. Miracoli dei sondaggi. ONDA ANOMALA C'è e si vede un po' ovunque. Bilancio nazionale Il Blocco Studentesco allarga i propri consensi conquistando la presideza nelle città di Fermo, Ascoli, Latina , Aosta e ottiene le vicepresidenze alla consulta di Trento e Avellino. L'EUROPA RIUSCIRA' AD ALZARE LA TESTA? Non è un caso che le nostrane Vestali d’Occidente abbiano declamato a ripetizione, negli ultimi tempi, il loro sconcerto per l’amicizia dell’Italia con la Russia, vista in qualche modo come uno sgarbo ai “gentili” padroni atlantici. Su questo argomento gli strali al presidente del Consiglio Berlusconi, nelle ultime settimane, erano giunti concentrici, da destra a sinistra, centro incluso. La Roma vince a Bergamo e si avvicina sensibilmente alla zona Champions League, ora infatti dista soltanto tre punti. Buona prova quella dei giallorossi che collezionano l'ottava rimonta in questo campionato, dato che testimonia come la squadra di Ranieri stia maturando sotto il profilo caratteriale. La squadra si sta ritrovando nel credo del mister di Testaccio, ora non resta che continuare su questa strada per centrare gli obiettivi consoni alla caratura tecnica del gruppo giallorosso. Giovedi arriva il Basilea all'Olimpico, gara che dovrà sancire il passaggio al turno successivo dell'Europa League. Per il derby c'è tempo... PROVA DI CARATTERE Conte ripropone dal primo minuto la coppia d'attacco Acquafresca-Tiribocchi, con Ceravolo e Padoin sulle fasce. Ranieri ritrova la coppia difensiva titolare sulla carta, Juan-Mexès, e schiera dal primo minuto Menez-Vucinic e Totti. IL TABELLINO ATALANTA - ROMA 1-2 MARACATORI: 15' Ceravolo (A), 44' Vucinic (R), 19' st Perrotta (R) Atalanta (4-4-2): Consigli 5.5; Garics 5.5, Pellegrino 6, Bianco 6, Bellini 5; Ceravolo 6.5 (dal 18' st Valdes 6), De Ascentis 5, Guarente 5.5, Padoin 5.5; Acquafresca 5 (dal 31' st Doni s.v.), Tiribocchi 6
JE NE REGRETTE RIEN!
LA BUFALA DEI MINARETI

La Svizzera dice 'no' alla costruzione di nuovi minareti in aggiunta ai quattro già esistenti. Secondo i risultati ufficiali del referendum che si e' svolto oggi nella Confederazione, il 57,5% degli elettori - a sorpresa rispetto alle previsioni della vigilia - si è espresso contro.
A larga maggioranza i cittadini svizzeri hanno deciso oggi di vietare la costruzione dei minareti, ma non l'esportazione di materiale bellico. Stando ai risultati definitivi, il finanziamento speciale del traffico aereo è inoltre stato approvato chiaramente. A dispetto dei sondaggi, l'iniziativa contro l'edificazione dei minareti in Svizzera è stata sostenuta dal 57,5% dei votanti. A contribuire al risultato sorprendente vi e' probabilmente l'elevata partecipazione al voto, che ha raggiunto quasi il 54%.
In Ticino la modifica costituzionale è stata accolta dal 68%, nei Grigioni dal 58,6%. Soltanto quattro cantoni hanno optato per il 'no': Ginevra, Neuchatel, Vaud e Basilea città. Col testo accolto oggi, sono diciassette le iniziative approvate dal popolo e dai cantoni dal 1891. Per l'Unione democratica di centro (Udc), si tratta della quinta vittoria 'solitaria' alle urne negli ultimi cinque anni contro gli altri partiti di governo.
Come previsto e già successo nettamente nella votazione del 1997, l'iniziativa contro l'esportazione di materiale bellico non ha raccolto una maggioranza: ha detto 'no' il 68,2% dei votanti. Tutti i cantoni hanno respinto il testo: in Ticino il tasso di contrari è stato del 62,4%, nei Grigioni del 67,9%. Per quanto riguarda il finanziamento speciale del traffico aereo, il decreto federale non ha suscitato grosse discussioni: ha detto 'sì' il 65% dei votanti. Tutti i cantoni hanno accolto la modifica costituzionale: in Ticino i favorevoli hanno raggiunto il 63,3%, nei Grigioni il 65,4%.
Dall'Italia il presidente del gruppo Pdl al Senato Maurizio Gasparri commenta: "Anche la paziente Svizzera si è stancata del dilagare di immigrazione e Islam. Lo conferma l'esito del referendum sui minareti. Anche in Italia dobbiamo proseguire nella politica del rigore. E' un nostro pieno diritto".
Esulta anche la Lega. ''Ancora una volta dalla vicina Svizzera viene lanciato un esempio di democrazia a tutta l'Europa - afferma il deputato della Lega Nord, Marco Rondini - Un esempio che dovremmo recepire anche nel nostro Paese, dando subito corso alla proposta di legge Cota-Gibelli sulla regolamentazione dei luoghi di culto non cristiani, che fra le altre cose prevede l'obbligo di un referendum consultivo di fronte a qualsiasi richiesta di costruzione di nuove moschee''.
Sendo Rondini ''i nostri 'cugini' svizzeri hanno lanciato un importante segnale contro l'islamizzazione del Vecchio continente. Una deriva strisciante, che va arginata. Perché dove sorge un minareto, non si erige solo una torre. A tal proposito vale sempre la pena ricordare uno slogan caro al premier turco Erdogan: i minareti sono le nostre baionette, le cupole i nostri caschi, le moschee le nostre caserme e i credenti il nostro esercito. E pensare che il primo ministro di Ankara sarebbe un moderato...''.
Fantastico esempio di come s'indirizza verso il nulla - e quindi si castra chirurgicamente - il fastidio popolare. Perché se a frenare e a rendere sterile il malumore non bastasse già l'identificazione artificiale tra immigrazione e Islam con la consequenziale mobilitazione isterico/parolaia per lo “scontro di religione”, il risultato di questo referendum andrà ben oltre nel rendere impotenti i cittadini elvetici.
Mobilitati ad arte contro castelli d'aria, gli svizzeri hanno infatti votato contro l'obiettivo che è stato loro presentato; infatti hanno deciso che non si costruiranno più minareti, non di certo che si chiuderanno le moschee. Insomma è una pagliacciata anche se letta acriticamente all'interno del presunto scontro di religione, che nella fattispecie si è ridotto a pure questioni formali, irrilevanti e marginali: un vero e proprio fuoco d'artificio all'insegna della rodomontata e del flop.
E' come se, per fare un'analogia, ripetto ad un fastidio popolare per l'invasione americana si fosse decretata plebiscitariamente non la chiusura delle basi Nato o un cambio degli accordi economici e militari con Washington bensì l'obbligo per i marines di non cantare a squarciagola durante le ore notturne.
In soldoni questo significa che quando, tra breve, tutti gli svizzeri si accorgeranno che la drammatica situazione migratoria non solo non sarà migliorata ma sarà peggiorata, insieme alla frustrazione sentiranno un senso d'impotenza e di resa.
Fantastica prova dei mangiafuoco. Lo “scontro di civiltà” serve d'altronde a rendere sempre più massiccio il fenomeno migratorio proprio perché dà un senso d'inutilità della mobilitazione a chi, schierato sempre e solo a quadrato del nulla, non saprà mai cosa fare realmente. La psicosi della guerra civile interna e dell'aggressione esterna, unici elementi che resteranno sullo sfondo quando sfumerà la mobilitazione demagogica e virtuale, non faranno altro che rafforzare l'oligarchia impopolare e incompetente e indebolire anche psicologicamente la vitalità europea a tutto - e solo - vantaggio atlantico.
Vediamo chi vorrà fare come gli svizzeri: i capponi che per un istante si credono galletti ignari che lo ha deciso il cuoco e che finiranno, castrati anch'essi, allo spiedo.
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Ancor più impietoso il confronto con Silvio Berlusconi nell’ambito più ristretto degli elettori del Pdl. Il 70% confermerebbe la propria fiducia al premier, mentre solo il 15% sceglierebbe il prodotto politico alternativo con un 8% di indecisi. Insomma, conclude Mannheimer, pur godendo di un «mercato potenziale» del 34% tra coloro che votano o voterebbero per il centrodestra, il seguito di Gianfranco Fini "sembra dipendere più dai voti provenienti dall’esterno che da quelli dell’attuale seguito del Pdl". Che tradotto in termini più semplici suona: se il presidente della Camera rompesse con il Popolo della libertà, pochi lo seguirebbero. Tutt’al più diverrebbe un 'problema' per Casini, Rutelli e Bersani.
Sono dichiarazioni molto somiglianti a quelle rilasciate dai capigruppo di Camera e Senato del Pdl.
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100 preferenze e 4 consiglieri a Roma con oltre 50 mila studenti rappresentati in tutta la provincia."il nostro sindacalismo studentesco tiene conto delle esigenze specifiche nelle realtà scolastiche locali unito ad un programma nazionale rivoluzionario" afferma Francesco Polacchi responsabile del Blocco Studentesco "i molti consensi ottenuti dimostrano che il Blocco va imponendosi come la vera alternativa alla politica studentesca e come portavoce delle istanze degli studenti. Ad oggi il Blocco Studentesco non può più essere ignorato: è una componente effettiva della politica studentesca italiana"
Ottima presenza a Lecce e in altre 10 consulte provinciali come la CPS di Frosinone e a Verona dove il blocco ottiene 2 seggi nella giunta provinciale.
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La miopia politica - geopolitica, geoeconomica - è un male nazionale, d’altra parte, difficile da estirpare. E di questa miopia hanno patito le più tragiche conseguenze, in altri tempi, anche le due personalità della prima Repubblica più note, ambedue di fatto “punite” per le loro posizioni di dissenso con la politica atlantica: Aldo Moro e Bettino Craxi.
Ci chiediamo oggi, però, cosa gli illustri commentatori ed opinionisti dell’Italietta nostra scriveranno sui loro pezzi di carta o diranno nelle loro auguste interviste, sulla grande entente cordiale et d’affaires tra Sarkozy - la Francia, cioè... - e Putin. Con l’ingresso di Electricité de France e di Total a pieno titolo nella cooperazione energetica trans-europea, con l’ingresso di Edf nel cartello South Stream, tanto inviso sulle due sponde dell’Atlantico... fino a qualche ora fa. (Già perché alla City e al Wall Street sono capaci di annusare in tempo il vento che cambia... a Roma, no).
E non si dica che si tratta di un accordo “strettamente economico”: il possesso e la distribuzione dell’energia è la chiave di volta di tutta la politica internazionale. Ne fanno fede, se non si hanno cosce di prosciutto sugli occhi, le stesse ultime due guerre d’aggressione atlantiche, in Iraq e in Afghanistan.
Già nell’ottobre dell’anno scorso i due presidenti, il francese “Sarkò” e il russo Medvedev, avevano delineato e dichiarato - toh... - anche la necessità di un “nuovo patto di sicurezza per l’Europa”.
Ma, allora, le nostre Vestali non si erano affatto indignate. Nessun “Venturini” paventò, sul Corriere della sera, un affronto alla santa alleanza occidentale.
La Russia, insomma, guarda di nuovo all’ovest della sua Europa. Lo capì per primo l’ex cancelliere socialdemocratico tedesco Schroeder, quindi il nostro Cavaliere, oggi Sarkò.
Le rivoluzioni colorate, arancioni e simili, con le quali gli atlantici hanno tentato di indebolire il fronte russo, assediato all’interno dal liberismo speculativo e ai suoi confini meridionali dai dispositivi militari atlantici anglo-americani, sono state sconfitte da Mosca. E ora stiamo assistendo ad una contro-rivoluzione azzurro-nera, fatta di gas e di petrolio.
Certo, la storia insegna... è evidente che Londra e Washington non sono ancora sconfitte. E qualche pericolo - atomico - alle strette, lo correremo tutti...
Ma una buona notizia è sempre una buona notizia. L’Europa così, piano piano, sta riconquistando i pezzi della sua sovranità.
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ATALANTA - ROMA 1-2: CONTINUA LA SCALATA GIALLOROSSA

Comincia bene la Roma, con un'Atalanta un po' in crisi che arriva dall'eliminazione in Coppa Italia col Lumezzane. Al 6' è Menez da fuori a provarci, ma Consigli para senza problemi. Tre minuti più tardi il portiere atalantino si ripete, questa volta su Vucinic. Quando i giallorossi sembrano sul punto di passare in vantaggio, arriva invece il gol dell'Atalanta. Guarente con un passaggio filtrante pesca Ceravolo, che batte Julio Sergio e fa 1-0!
I ritmi si abbassano, i giallorossi stentano a trovare degli spazi e si fanno trovare spesso in fuorigioco. Si deve arrivare al 40' per avere un'altra occasione degna di nota. E' una punizione di Totti, che però finisce alta sopra la traversa. Tempo 3 minuti e da calcio d'angolo di Pizarro, Vucinic stacca di testa anticipando tutti e sigla l'1-1!
Non succede più nulla e il primo tempo si conclude in parità.
La ripresa inizia con gli ospiti alla ricerca del vantaggio e al 53' Vucinic tenta di sorprendere Consigli un po' fuori dai pali, ma il pallone termina fuori. Al 64' gli uomini di Ranieri trovano la rete del sorpasso. Vucinic dalla sinistra mette al centro, Perrotta trova un inserimento perfetto e di testa batte Consigli: 1-2!
La Roma ora controlla il vantaggio e gestisce il possesso palla. Al 79' Tiribocchi prova a impensierire Julio Sergio, ma il brasiliano è attento. L'Atalanta prova a dare il tutto per tutto, cercando l'assedio finale, ma i giallorossi sono pericolosi in contropiede, come al minuto 86, quando Vucinic prova col destro da fuori, ma la palla termina a lato. I nerazzurri continuano a provarci e si rendono pericolosi con Padoin nel recupero, ma Julio Sergio è bravissimo.
L'incontro termina e Totti e compagni possono tirare un sospiro di sollievo dopo l'assedio finale dei padroni di casa. Roma che adesso si porta a ridosso della zona Europa, a sei punti dal secondo posto. Forse comincia adesso il campionato della Roma, il derby ci dirà molte cose a proposito.
A disp.: Coppola, Talamonti, Madonna, Caserta, Valdes, Ferreira Pinto, Doni.
All.: Conte 6
Roma (4-2-3-1): Julio Sergio 6; Motta 5.5 (dal 36' st Burdisso s.v.), Mexes 7, Juan 6.5, Riise 6; Brighi 6, Pizarro 6.5; Perrotta 7 (dal 28' st J. Baptista s.v.), Menez 6.5 (dal 17' st Taddei 6), Vucinic 7; Totti 6
A disp.: Doni, Guberti, Burdisso, Faty, Taddei, Baptista, Okaka.
All. Ranieri 6.5
ARBITRO: Paolo Tagliavento di Terni 6
ASSISTENTI: Coppelli-Di Liberatore
Quarto uomo: Pinzani
AMMONITI: 30' Bellini (A), 39' Pellegrino (A), 11' st Menez (R)
NOTE: recupero 1' Primo tempo - 5' Secondo tempo
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