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Utente: alwaysurbi
Nessun uomo è un'isola, completo in sé stesso; ogni uomo è un pezzo del continente, una parte del tutto. Se anche solo una zolla venisse lavata via dal mare, l'Europa ne sarebbe diminuita, come se le mancasse un promontorio, come se venisse a mancare una dimora di amici tuoi, o la tua stessa casa. La morte di qualsiasi uomo mi sminuisce, perché io sono parte dell'umanità. E dunque non chiedere mai per chi suona la campana: suona per te. ALWAYSURBI@YAHOO.IT / mio contatto MSN Messenger: alwaysurbi@hotmail.it
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" Molte cose non sono neppure tentate perché appaiono difficili; molte cose sembrano difficili soltanto perché non vengono osate". Wenzel Anton Kaunitz //CHE SIA SOLO L'INIZIO! "Ho speso molti soldi per alcool, belle donne e macchine veloci. Il resto l'ho sperperato. Beh, alcune cose me le sono lasciate sfuggire: Miss Canada, Miss United Kingdom, Miss Germany... Se io fossi nato brutto, non avreste mai sentito parlare di Pelé. Nel 1969 ho dato un taglio a donne e alcool. Sono stati i 20 minuti peggiori della mia vita. Ho smesso di bere, ma solo quando dormo" ORA RIPOSA GEORGE

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mercoledì, 30 settembre 2009

PRESENTATO LO STADIO, E ORA?

 BELLO, MEGLIO SE POSSIBILE 

Bello come il sole, ci verrebbe da dire dopo aver ammirato il progetto del nuovo stadio della società AS Roma che sorgerà, speriamo, sull'Aurelia, appena 500 metri dopo il raccordo anulare.  L'area è degradata, nei pressi c'è la discarica di Malagrotta che deve essere trasferita, oltre a parecchi appezzamenti Rom. Difficile capire quindi le parole del sottosegretario ai Beni Culturali ''Se bisogna fare uno stadio solo per dare lo stipendio a Totti non si fara'', un'uscita che ha lasciato molto perplessi. Pubblicità gratuita aggiungiamo noi.  Dal punto di vista burocratico, quindi, bisogna istituire ancora le Commissioni di studio, cambiare la destinazione d'uso, approvare il tutto in consiglio comunale e regionale o istituire un accordo di programma difficile, visto che a breve ci saranno le elezioni regionali e lo scenario politico potrebbe cambiare. Non reggono dunque le perplessità avanzate da alcuni pseudo politicanti circa la salvaguardia del territorio. Quella zona ha solo da guadagnarci, e crediamo non solo il territorio...

La vera perplessità riguarda il soggetto reale che finanzierà tale operazione, rispettivamente sindaco e governatore del Lazio, sono stati chiari: il costo non deve gravare sui cittadini, quindi le autorità locali non metteranno un euro. Ma neanche un euro verrà messo dalla famiglia Sensi, oberata dai debiti e strozzata dalle banche. Il gruppo Italpetroli, vanta un debito di quasi 500 milioni con diversi istituti di credito e non può certo investire cifre rilevanti nonostante i conti della società calcistica siano a posto. Ma allora il nuovo stadio chi lo paga? "Per quanto riguarda la struttura finanziaria, stiamo lavorando su più ipotesi. Ancora non possiamo dare numeri, abbiamo fatto alcuni business plan in via preliminare. Ci sono ipotesi". Questa la risposta della Mazzoleni, braccio destro della presidente Sensi. La prima ipotesi cittadina, circa il costruttore, riguarda Caltagirone che difficilmente si lascera sfuggire, se vorrà, un business  del genere. Non ci stupiremmo altresi un'investitore estero.  La famiglia Sensi dovrà quindi occuparsi di tutto il progetto: nei pressi dello stadio sorgeranno interi quartieri e centri commerciali. L'intento è di appaltare terreni, offrire aree edificabili ai palazzinari e in cambio ottenere finanziamenti per realizzare le infrastrutture necessarie. Lo stesso tentativo fu fatto con la cittadella dello sport a Torrevecchia: l'allora sindaco Veltroni approvò il cambio di destinazione d'uso. Si attende a minuti la posa della prima pietra...

Ma il tifoso più realisticamente si chiede, che Roma arriverà al 'Franco Sensi'? Le voci si rincorrono, ma le percentuali della famiglia Sensi di rimanere al timone della società aumentano parallelamente alla 'posa della prima pietra', ovvero ad autorizzazioni ottenute, una corsa contro il tempo quindi.  Difficile diciamo noi, ieri Rosella Sensi ha ribadito "torneremo ad investire sulla squadra ", difficile non credere a chi ha parlato di campagna acquisti presentando nomi come Zamblera, Lobont e il 'Cristiano Ronaldo della Serie B' dello scorso anno.

AS ROMA 24

AVANGUARDIE OPERAIE

  Cgil–Iphone un binomio di  classe  

E’ di ieri l'altro la notizia dello “sbarco” del maggior sindacato italiano, storicamente legato al partito comunista, sulla piattaforma dei cellulari iPhone, vera e propria icona hi-tech delle nuove generazioni rampanti. Sbarco motivato dai vertici del sindacato con la volontà di aprire i propri servizi ai canali di comunicazione del futuro. Come spiega Stefano Landini, segretario organizzativo della CGIL Lombardia che intervistato dal Corriere della Sera  mette in evidenza come "con questi strumenti anche il lavoratore più sperduto nel territorio e isolato può avere a portata di mano un contatto sicuro con la CGIL, i nostri servizi e i suoi diritti".
Anche con l’ausilio di molta fantasia è naturalmente difficile immaginare folte schiere di lavoratori in difficoltà, che pur vivendo in territori sperduti e isolati dispongono però di un iPhone nuovo fiammante attraverso il quale prendere visione della web TV CGIL e dei suoi trenta canali tematici o delle campagne del sindacato, fra le quali spicca quella dedicata alla comunicazione sulla regolarizzazione dei migranti. Lavoratori che oltretutto dovrebbero disporre anche di discrete risorse economiche per potersi permettere lunghi collegamenti web attraverso il cellulare a tariffe che sappiamo bene non essere proprio economiche.
Che la notizia dell’ingresso della CGIL nella nuova piattaforma iPhone non avrebbe suscitato l’entusiasmo dei lavoratori e degli operai, pronti a mettersi in fila davanti ai mega store dell’elettronica per dilapidare almeno metà del proprio stipendio nell’acquisto di un cellulare che farà anche “tendenza” ma non aiuta certo ad arrivare a fine mese, era facile immaginarlo. Risulta invece interessante al di là di ogni immaginazione leggere il tenore dei commenti, spesso ironici ed arguti, dedicati dai lavoratori all’articolo in oggetto sulle pagine web del Corriere.
C’è chi sul filo dell’ironia ha scritto “Non ne vedevamo l'ora. Grazie a nome di tutti i lavoratori dotati di iPhone (sicuramente la maggioranza).”
Chi con tono un poco più salace ha sottolineato come  “considerato che l'Iphone costa poco più che mezzo stipendio di un operaio.. direi che la CGIL continua a dimostrarsi per quella che è.” Aggiungendo che  “i sindacalisti sono quelle persone che l’unico giorno in cui lavorano è quello in cui fanno sciopero!!!”
Chi colmo di risentimento ha suggerito che “potrebbero approfittarne per pubblicare i loro bilanci, visto che oltre a non essere tenuti a rispettare l’art.18 nei casi di licenziamento di personale, i sindacati non hanno l'obbligo di presentare i bilanci. Come la massoneria.”
Chi garbatamente si chiede “se le ottime menti sindacali non potevano essere dedicate a qualcosa di più utile alla stragrande maggioranza dei lavoratori”.
Ma anche chi la considera “comunque un’iniziativa interessante”.
Il logo della CGIL sull’ampio schermo dell’iPhone, cromaticamente fa in effetti una bella figura, dando l’immagine di un sindacato sicuramente proiettato verso le tecnologie del futuro, ma approfondendo al tempo stesso l’evidenza della distanza siderale che ormai separa la dirigenza sindacale dai lavoratori in carne ed ossa, molti dei quali cassaintegrati o in procinto di diventarlo e troppo poco attenti alla tecnologia per apprezzare appieno l’importanza di questa innovazione.

Marco Cedolin  

postato da: alwaysurbi alle ore settembre 30, 2009 10:40 | link | commenti (2)
categorie: varie, cultura, politica, riflessioni, news, storia, attualitĂ , popoli, wwwaiutiamoedoardoit, stagione in corso

ALTRO CHE RIPRESA MAGO SILVIO...

  E'  C R I S I  V E R A  

La crisi economica è dietro le spalle degli italiani, come ripete in continuazione Berlusconi? Chiedetelo all’Inps. La relazione del presidente e commissario straordinario dell’istituto di previdenza, Antonio Mastrapasqua, diffusa ieri, è roba da far accapponare la pelle. Tra l’inizio di agosto 2008 e la fine di luglio 2009, le domande di disoccupazione liquidate dall’Inps sono quasi un milione (per la precisione 984.286), con un incremento del 52,2% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Un evidente effetto diretto della crisi economica mondiale, ma c’è dell’altro.
Le ore autorizzate di cassa integrazione guadagni dal primo settembre 2008 al 31 agosto 2009 hanno superato quota 615,5 milioni (sempre per la precisione 615.554.896) realizzando un aumento complessivo del 222,3%, rispetto al corrispondente periodo dell’anno precedente. In totale la cassa integrazione ordinaria ha registrato un incremento addirittura del 409,4% (per un totale 408.919.363 ore), mentre la cassa integrazione straordinaria è aumentata “solo” dell'86,7%, pari a 206.635.533 ore.
La combinazione dei due dati, disoccupazione e cassa integrazione, evidenzia un fenomeno sotto gli occhi di tutti: tante aziende in crisi e molte che hanno chiuso le porte e non le riapriranno più, almeno in Italia, perché qualche furbetto ha approfittato della situazione per chiudere gli impianti in casa nostra e riaprirli dove costo del lavoro e minor tutela sindacale dei lavoratori garantiscono maggiori profitti. Minor ricchezza complessiva ha poi significato minori consumi, con la relativa perdita di circa diecimila esercizi commerciali nei primi sei mesi del 2009, a totale danno della piccola distribuzione, spina dorsale di ogni economia sana.
A questo punto è evidente che la crisi non è dietro le spalle ed anzi forse il peggio deve ancora arrivare, ma è ancora più evidente che la cura finora utilizzata è errata. Lo Stato deve riprendere il controllo delle grandi aziende strategiche e realizzare nuove grandi opere riavviando così l’economia ed assorbendo nuova forza lavoro. Lo Stato deve poi mettere pesantemente mano al sistema bancario, vero cancro del sistema economico attuale. Innanzitutto vietando qualsiasi frammistione tra banche e sistema industriale, che deve accedere solo ad un sistema creditizio controllato dallo Stato, poi obbligando le banche ad aprire il piccolo credito verso le piccole e piccolissime aziende, anche quelle artigiane, rimuovendo così in avanti tutto il sistema dal basso. Non servono comunque gli esperti per comprendere che la crisi sta ancora manifestando tutti i suoi effetti negativi, qualsiasi italiano che frequenta mercati e supermercati sta notando come da qualche tempo c’è qualcosa di diverso tra gli scaffali. Tanta gente si sta rivolgendo verso prodotti di basso costo, magari non di marca e questo spiega pure il perché di una controtendenza positiva dei discount, non solo nei quartieri popolari, ma anche negli storici quartieri “borghesi” delle grandi città. E se nella società dell’immagine e dell’apparire la gente si rivolge a prodotti anonimi vuol dire che la crisi è prorio vera.

rinascita.Info

martedì, 29 settembre 2009

TUTTA COLPA DEL '68

Eugenio è un giornalista.

Eugenio si sveglia la mattina e sente il telefonino che squilla. E’ il suo caporedattore. “Ah Eugé, senti!; demo fa’ ‘n articolo sui problemi daa gente! Cioè, pe’ ‘ntendese: la ggente a cchi ddá la corpa ppe’ lle cose che nun vanno? Daje Eugé, famma ‘n bell’arrticolo!”.

Eugenio pensa che stamattina dovrà passarla in giro a fare domande alla gente, che non è mica un compito facile: non tutti vogliono parlare, oppure c’è chi vuole parlare troppo, o chi dice cose che non hanno senso con quello che gli hai chiesto. Insomma non è il massimo,  ma Eugenio ama il suo lavoro e quindi questo lo tira un po’ su di morale.

Nel frattempo si sveglia anche la giovane moglie, Valeria, che di lavora fa l’insegnante. Quest’anno se avrà fortuna farà le supplenze, e per questa settimana non sembra avere questa fortuna. Eugenio un po’ preoccupato per lei, l’accoglie con una battuta: “Dai, non ti preoccupare che la Gelmini si dimette!”. Lei gli risponde : “Non è colpa della Gelmini, è colpa del ‘68!”.

“E mmò che cazzo centra er ‘68?” pensa Eugenio. Ma lo pensa solo, perché molto probabilmente Valeria è stanca e delusa e per questo dice le stesse cose della Gelmini. Però dai, lasciamo correre. Eugenio esce di casa e prende l’autobus per fare questo giro, e non la solita bicicletta, così avrà migliore occasione di parlare con la gente. L’autobus, nella periferia romana dove abita Eugenio non effettua un buon servizio e le persone che aspettano sono abituati. Ma oggi il ritardo si fa pesante: 20 minuti, 30 minuti, 35, 40. Dopo tre quarti d’ora arriva l’autobus. Appena entrano nel mezzo le persone imprecano con l’autista, ma lui comincia a urlargli contro: “Nun me rompete er cazzo! Nun è corpa mia è corpa der ‘68!”. Eugenio non capisce. “E mmò che cazzo centra er ‘68?” dice a mezza voce. Un signore gli dice “E si, dice che è sempre colpa del ‘68!”. Eugenio non capisce, ma alla fine la sua mente si illumina. Capisce che non si tratta del 1968, ma del bus numero 68, “che sicuramente si è rotto e quindi hanno dovuto togliere mezzi alle altre linee, e quindi l’avranno tolta a questa linea qua…”. Eugenio si rilassa. Però non trova molte cose che lo aiutano a capire quello che ha detto Valeria. Speriamo che non sia maniaco depressiva…

Bene Eugenio comincia i suoi giri. Incontra una coppia di signori anziani e gli chiede quali sono i problemi attuali dell’Italia e chi sono i colpevoli: “Qui il problema è l’immigrazione! E la colpa di tutto questo è il ‘68!”. Poi vede due ragazzi che litigano, lei da un ceffone a lui e va via. Eugenio la rincorre: con il suo fiato da giornalista pensa che la ragazza ora che arrabbiata se accetta l’intervista può dire delle cose vere, senza mediazioni. La ragazza si ferma, sembra tranquilla e risponde: “Il problema di questo paese sono gli uomini che non sono più come quelli di una volta! E’ tutto colpa del ‘68!”. “E mmò che cazzo centra er ‘68?” pensa Eugenio, ma non lo dice. La ragazza sembra capire la perplessità del giornalista: “Noi siamo i giovani del post ‘68 e siamo noi che subiamo la crisi venuta dopo quell’anno, anche e sopratutto a livello sentimentale-relazionale!”. Eugenio pensa che la ragazza parla come una femminista. Poi Eugenio incontra due extracomunitari. Lui è di sinistra, lavora per un giornale di destra (brutta la fame), ma ogni tanto qualcosa di sinistra ce lo butta negli articoli. Pensa che questi due extracomunitari che non sembrano passarsela bene possano dire qualcosa contro i poteri forti… “La colpa è del ‘68!” dicono in un italiano sbiascicato. Eugenio pensa che forse nel 1968 è successo qualcosa di brutto nel loro paese, “magari una dittatura”. Eugenio è sconvolto. Ma ad un certo punto la botta di culo: vede due gay mano per la mano per strada. Dice: “Aoh! Questi mi diranno che er problema è l’omofobia! Non possono dirmi che è colpa del ‘68!”. Si, alla fine oltre ai due immigrati capitati male nel ‘68 nel loro paese d’origine, gli altri erano tutti “a rischio” su questa risposta, “ma con i due gay vado al sicuro!”. Invece no: “E’ colpa del ‘68 se c’è l’omofobia. Prima non si pensava alla libertà sessuale. Quando nel ‘68 ci hanno pensato e si sono fatte avanti anche le richieste degli omosessuali, gli omofobi hanno cominciato a colpire! Se non ci fosse stato il ‘68 sarebbe stato tutto diverso….”.

Eugenio pensa al suicidio. Entra in un caffè bar, dove c’è la connessione senza fili e accende il suo computer per distrarsi un attimo. Apre Facebook ed è pieno di gruppi contro il ‘68. L’unico a parlare bene del ‘68 è Fini, “ma questo non era il delfino di Almirante?” pensa Eugenio con le mani nei capelli. Decide di prendere il caffè prima di sapere cosa dice Brunetta. Beve il caffè mentre riprende il computer. E andando su Wikipedia: scopre che….nel ‘69 è morto d’overdose il compositore degli Stones ed è colpa del ‘68 e delle sue droghe, nel ‘70 fallisce il colpe Borghese ed è chiaramente colpa del ‘68 perché Borghese era contro il ‘68, nel ‘71 il boia Tito incontra il Papa ed è sicuramente colpa del ‘68 perché nel ‘67 i papi non incontravano i comunisti, nel ‘72 viene deturpata la Pietà di Michelangelo ed è colpa del ‘68 se i senza Dio entrano in chiesa, nel ‘73 scoppia il colera a Napoli ed è colpa del ‘68 perché i giovani non si lavavano nei concerti e questo è quello che succede, nel ‘74 nasce ufficialmente l’hip hop e su questo non c’è dubbio che è colpa del ‘68, nel ‘75 c’è per l’ultima volta Canzonissima e qui già si capisce quanto è nocivo l’Hip-Hop….

…”No, me devo fermà!” pensa Eugenio ad alta voce. Un signore ben vestito, quasi d’altri tempi gli dice “Stia tranquillo, è ciclico, siamo nella quarta era. E’ iniziata nel ‘68″. Si gira ed è Evola che scrive con Veneziani un altro libro contro il ‘68.

…. “Amore, io vado al lavoro, la colazione è sul tavolo!”. E’ Valeria tutta vestita che sta per uscire. Eugenio è nel letto. “Ah Valè, ma ‘n’ do vai? E poi che ore sono…?” “Sono le 06.45, esco per andare al lavoro. Lo sai che quest’anno con le supplenze, mi tocca andare fuori Roma per lavorare. Maledetta Gelmini, poi dice che è colpa del ‘68!”. Eugenio capisce che era tutto un sogno. “Vedi che succede a mangiarti tre panini col kebab la sera!”. Squilla il telefono. E’ il caporedattore: “Ah Eugé, senti!; stasera c’è la festa de D’Alema! Vai llà e famme ‘n articolo che te sei communista e lo so che te piaceno ’ste cose”….

..Eugenio va. D’Alema compie sessant’anni e ci sono tutti i suoi vecchi amici della FGCI. Qualche giornalista, qualche fotografo. A un certo punto viene esposto uno striscione pensato per Massimo e per l’occasione. “I SOGNI DEL SESSANTOTTO” recita.

Maledetto ‘68 pensa Eugenio…..

lunedì, 28 settembre 2009

NON VI PREOCCUPATE, PRESTO ANCHE IN ITALIA...

   LA  DESTRA  DEI  SOGNI  DI  FINI   Photostream - Westerwelle festeggia col compagno

Il leader liberale della FDP, Guido Westerwelle, vero vincitore in numeri assoluti delle elezioni in Germania, ha festeggiato ieri sera la vittoria nella sede del partito, a Berlino, con accanto il suo compagno Michael Mronz, manager della societa' Chio di concorsi ippici ad Aquisgrana, e fratello dell'ex tennista professionista, Alexander Mronz.
Al party elettorale nella sede FDP - nella Reinhardtstrasse, nel centro storico della capitale - Westerwelle è stato acclamato come una star pop.
Il futuro ministro degli esteri tedesco, raggiante di gioia nella ressa del party, ha abbracciato il suo compagno e brindato assieme a lui con un boccale di birra per festeggiare.
Westerwelle, 48 anni, vive apertamente la sua omosessualità, così come altri politici di spicco in Germania, tra cui il borgomastro di Berlino, Klaus Wowereit (Spd), e quello di Amburgo, Ole von Beust (Cdu).

postato da: alwaysurbi alle ore settembre 28, 2009 12:27 | link | commenti
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