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Nessun uomo è un'isola, completo in sé stesso; ogni uomo è un pezzo del continente, una parte del tutto. Se anche solo una zolla venisse lavata via dal mare, l'Europa ne sarebbe diminuita, come se le mancasse un promontorio, come se venisse a mancare una dimora di amici tuoi, o la tua stessa casa. La morte di qualsiasi uomo mi sminuisce, perché io sono parte dell'umanità. E dunque non chiedere mai per chi suona la campana: suona per te. ALWAYSURBI@YAHOO.IT / mio contatto MSN Messenger: alwaysurbi@hotmail.it
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martedì, 31 marzo 2009

L'ESPRESSO: CALCIOPOLI C'E' ANCORA

Il calcio italiano è un meraviglioso mondo di impunità, cooptazioni e intrecci clanici oggi come quattro o cinque anni fa. Dopo la breve fiammata di Moggiopoli, con annesse squalifiche e penalizzazioni, è tutto tornato serenamente come prima, con gli stessi arbitri e gli stessi dirigenti federali, demiurghi di un potere chiuso in se stesso e allergico alle regole.

A lanciare il sasso nello stagno della cupola restaurata è l'unico arbitro che al processo di Napoli sarà testimone d'accusa contro Moggi e i suoi amici, dopo essere stato prosciolto da ogni addebito. è Gianluca Paparesta, 39 anni, barese: l'uomo che fu verbalmente aggredito dallo stesso Moggi negli spogliatoi di Reggio Calabria e che, invece di negare tutto come hanno fatto i suoi colleghi, ha parlato e continua a parlare di "un sistema in grado di manipolare e stravolgere la realtà", come scrive nelle pagine del suo blog. Un sistema che oggi non lavora più a senso unico - come ai tempi in cui si favoriva solo Moggi e i suoi protetti - ma è finalizzato soprattutto a perpetuare se stesso e il suo potere, attraverso coperture reciproche e rapporti privilegiati con i club più potenti. Un sistema che passa attraverso nomi noti e personaggi sconosciuti, ma che in ogni caso non ammette alcuna voce contraria.

Prendete la Federcalcio, ad esempio. Pochi sanno che il potente braccio destro di Giancarlo Abete, appena rieletto presidente con una maggioranza bulgara (era l'unico candidato), è Antonello Valentini, che nell'agosto del 2004 parlava con Moggi al telefono dicendogli che nella Figc c'era bisogno di "gente funzionale al sistema", perché sennò "ci buttiamo la merda in faccia da soli", ottenendo ovviamente il pieno appoggio dell'allora boss juventino. Paparesta, senza far nomi, ha pubblicato sul suo sito il testo integrale di quella telefonata, per far capire che il sistema è ancora tutto lì. Una denuncia peraltro caduta nel silenzio più completo, con l'unica eccezione di Oliviero Beha al Tg3.

Ma basta un'attenta rilettura delle carte per capire a chi e a che cosa si riferisca Paparesta nel suo blog. Il sistema di cui parla infatti non comprende solo ignoti seppur importanti dirigenti. All'arbitro di Bari, probabilmente, non sarà sfuggito che mentre lui è stato di fatto licenziato pur dopo il pieno proscioglimento a Napoli, altri fischietti ed ex fischietti continuano a ricoprire ruoli fondamentali sebbene il loro coinvolgimento nelle vicende di Calciopoli sia stato parecchio maggiore, tanto da portarli in alcuni casi ad essere rinviati a giudizio dai magistrati napoletani.

E proprio rileggendo atti in buona parte già noti spiccano diverse curiosità su diversi personaggi che a vario titolo sono protagonisti anche di questo campionato. Come Roberto Rosetti, oggi arbitro top a cui vengono affidate le partite più importanti, i suoi colleghi Matteo Trefoloni e Paolo Dondarini, che pure continuano a dirigere incontri di serie A, oltre a Pierluigi Collina, che degli arbitri è il capo e il designatore.

Rosetti, ad esempio, è uno che non è mai stato neppure deferito sebbene in una conversazione registrata l'allora designatore Paolo Bergamo mostrasse gratitudine nei suoi confronti perché era stato "decisivo nel passaggio (dalla B alla A, ndr) della Fiorentina", con riferimento a una contestatissima direzione di gara nello spareggio decisivo dei viola contro il Perugia, nel giugno del 2004. Lo stesso Rosetti è l'arbitro che secondo il guardalinee Narciso Pisacreta aveva ricevuto una strana telefonata per parlare di un fallo di mano nell'intervallo di una "pilotata" (così la definì l'ex numero due della Figc Innocenzo Mazzini) partita tra Lazio e Fiorentina, violando tutte le regole che proibiscono agli arbitri di parlare al cellulare con chiunque durante una partita. E sempre Rosetti è l'arbitro che, come emerge da un'altra intercettazione, aveva cenato dopo una partita con il figlio di Galliani, definito dallo stesso Rosetti "un ragazzo delizioso". Oggi Rosetti è il rappresentante ufficiale degli arbitri in attività ed è stato inserito nella lista dei 38 preselezionati per i Mondiali in Sudafrica.

Così come continua a calpestare i campi di serie A il suo collega Paolo Dondarini, che è stato rinviato a giudizio nel processo di Napoli con l'accusa di frode sportiva per aver avvantaggiato la Juventus (in una partita contro la Sampdoria) e la Fiorentina (in un match decisivo per la salvezza contro il Chievo). Al termine della gara tra bianconeri e doriani, Dondarini ricevette la visita affettuosa di Luciano Moggi, che davanti a un caffè promise future designazioni per altre partite in trasferta dei bianconeri. Curioso che cinque anni dopo l'arbitro che ha ricevuto i ringraziamenti di Moggi sia ancora in attività, mentre quello che da Moggi si è preso gli insulti (Paparesta) sia stato licenziato. Lo stesso Dondarini è quello che in una conversazione tra l'allora presidente degli arbitri Tullio Lanese e il giornalista della 'Gazzetta' Antonello Capone veniva definito "killer", nel senso che avrebbe eseguito l'ordine di far perdere i veronesi per garantire la salvezza dei viola ("Era normale, l'avevo detto io", commentò in quell'occasione Lanese). Solo uno scherzo?

Se Dondarini dovrà rispondere ai magistrati di Napoli, nessuno domanderà invece alcunché a Matteo Trefoloni. Nel caotico marasma di Calciopoli, forse agli inquirenti sportivi (e non) è sfuggito il fatto che Trefoloni ha fornito di fatto quasi una confessione, rivelando ai carabinieri di Roma che "Bergamo e la Fazi (cioè il designatore di allora e la sua potente segretaria, ndr) svolgevano un'attività volta a determinare in noi arbitri una sudditanza psicologica che si traduceva poi a seconda delle partite che si andava ad arbitrare in una gestione delle stesse in linea con il volere dei citati". Un atto di accusa e di autoaccusa senza mezzi termini. E più avanti lo stesso Trefoloni ha spiegato che la carriera di arbitro dipendeva da quanto si seguissero i "consigli" di Bergamo. Del resto, Trefoloni nella stagione 2004-2005 era riuscito ad ammonire (e quindi a far squalificare) tutti e tre i diffidati del Parma perché la settimana dopo gli emiliani dovevano incontrare la Juventus. E nella stagione successiva aveva ripetuto la stessa operazione cinque volte, impedendo a giocatori del Lecce, del Parma (due), della Lazio e del Palermo di scendere in campo la domenica successiva contro i bianconeri. Sempre Trefoloni è quello che la segretaria di Bergamo, Maria Grazia Fazi, spinge per una designazione "così incameriamo altri 5 mila euro". La settimana scorsa Trefoloni, fresco reduce da una direzione in serie A, è andato a una riunione di giovani fischietti a Carrara per spiegare che "gli arbitri devono sempre trasmettere un messaggio di sicurezza e autorevolezza": lui, che aveva mandato un falso certificato medico per evitare di arbitrare un Juventus-Roma che lo terrorizzava per le troppe pressioni subite.

In questo quadro non stupisce che a designare gli arbitri oggi sia quel Pierluigi Collina che, quando era un fischietto in attività, parlando con un consulente del Milan architettava un incontro segreto con Galliani, che doveva avvenire in un ristorante nel giorno di chiusura, perché nessuno potesse scoprirlo. Lo stesso Collina che non risulta aver sempre versato all'Associazione arbitri le quote dovute dei proventi delle sue sponsorizzazioni, un 10 per cento che sommato per i vari marchi (da Opel a Diadora) fa un gruzzolo di parecchie migliaia di euro. E lo stesso Collina che dopo aver garantito a Paparesta il reintegro a proscioglimento avvenuto, si è reso protagonista di un clamoroso voltafaccia, impedendogli di tornare in campo.

Paparesta non si dà per vinto e continua la sua battaglia con un ricorso dopo l'altro (l'ultimo al Tribunale nazionale di arbitrato per lo Sport). "Non racconto la verità a rate, ho già detto tutto quello che sapevo alla giustizia sportiva e ordinaria. Ora voglio solo capire il motivo di tanta disparità di trattamento e di tanto accanimento nei miei confronti", dice. E non vuole credere che il suo sia un allontanamento dal sapore 'educativo', utile cioè a far capire ai fischietti in attività che non ci si deve mai mettere contro il sistema, al quale bisogna essere - appunto - funzionali.

Ma quella di Paparesta non sarà una battaglia facile, anche perché dall'altra parte a dirigere la musica c'è tale avvocato Mario Galavotti, consulente legale della Federcalcio su incarico di Abete. Un grande amico di Moggi, che nel settembre del 2004 è intervenuto per salvare il figlio (procuratore) di Lucianone da una squalifica, facendola tramutare in una piccola ammenda.

NEWS FROM BELFAST // ARTIFICIERI BRITANNICI A LAVORO

    U  L  T  I  M ’ O  R  A    

Poco più di sessanta minuti fa è giunta la notizia che gli artificieri dell’esercito britannico avrebbero eseguito delle esplosioni controllate nella città di Belfast.

Probabilmente i soldati hanno fatto brillare i presunti ordigni contenuti nei veicoli dirottati oggi ed abbandonati in differenti zone della città.

Due esplosioni sarebbero state sentite provenire dal centro cittadino.

In seguito sono stati uditi altri due scoppi, probabilmente provenienti dai pressi della stazione di polizia di Old Park. Non è certo che queste ultime esplosioni siano state eseguite dagli artificieri perché troppo ravvicinate, ma non sono giunte smentite in proposito.

La M1 è stata chiusa in entrambi i sensi di marcia. Numerose altre strade di Belfast sono state cordonate: Cliftonville Road, Duncain Road, Crumlin Road, Ardoyne Road, Old Park Road e Springfield Road.

Sarebbero almeno 4 le ASU (Unità in servizio attivo) operanti nella città, perfettamente coordinate negli obiettivi e nelle operazioni da compiere. Tutti gli uomini che hanno partecipato alle azioni erano a volto coperto e armati.

Reg Empey, dell’Ulster Unionist Party, parla di “un altro test per la nostra comunità”. Rivolgendosi agli unionisti chiede di “mantenere la calma e di non cercare vendetta”.

lunedì, 30 marzo 2009

TUTTI GIU' PER TERRA!




Si è dunque realizzata la volontà amerikana di insediare anche in Italia un regime liberaldemocratico fondato su due partiti liberal-liberisti intercambiabili. Dopo il matrimonio post-catto-comunista che ha dato vita a un feto chiamato Partito democratico, la stampa e le radio-tv embedded celebrano ora il rito nuziale del cosiddetto Popolo della libertà, magnifica sintesi di vuoto demagogico e di trasformismo ideale.
L’Italia abbraccia così la fine della sua trimillenaria cultura politica e diventa la copia in carta carbone di un sistema in declino, quello statunitense: dove il popolo è soltanto un mercato di sudditi e consumatori e dove si alterna al governo un partito-pagliaccio bifronte manovrato dalla grande finanza per accumulare profitti e usura.                                                       rinascita.Info

Allarme suicidi tra forze armate
Usa in Iraq e Afghanistan

A gennaio le morti per suicidio accertate sono state 24, segnando il nuovo record storico per le truppe Usa e superando le morti in combattimento. A febbraio il numero è sceso a 18 persone. Le cifre non sono mai state così alte - nel 2007 i suicidi sono stati 128 e da quattro anni crescono senza sosta - e negli ultimi mesi hanno superato stabilmente le vittime in guerra. I vertici militari stanno correndo ai ripari organizzando corsi di sostegno per i reduci e avviando programmi di aiuto psicologico (nel 2008 la Casa Bianca ha investito 300 milioni di dollari) fin da quando le truppe si trovano al fronte. Infatti, anche se la maggior parte dei suicidi si verifica una volta tornati a casa, le cause del malessere sono state rintracciate nello stress provato in zona di guerra.

In Iraq, nel gennaio 2009, i militari statunitensi morti in combattimento sono stati 16, così come a febbraio. «Perdiamo più soldati per suicidio che per mano di Al Qaeda», ha dichiarato recentemente Paul Rieckhoff, direttore dell’associazione veterani d’America di Iraq e Afghanistan, chiedendo al dipartimento della Difesa e a quello per i veterani di «agire immediatamente in maniera coraggiosa».

BERLUSCONI-FINI INSIEME PER FORZA

di Alessio Panizzi

Un partito, due leader. Con ruoli e progetti diversi per il futuro. Finisce con questa immagine il primo congresso del Pdl. Silvio Berlusconi punta tutto sul suo governo e sul "popolo" che, da 15 anni, seppure tra alti e bassi, sostiene la sua leadership carismatica. La missione è la stessa del 1994: "cambiare l'Italia", vincere la scommessa sulla crisi economica mondiale, ammodernare le istituzioni dando "più potere" al capo del governo.

La sua forza è una maggioranza parlamentare strabordante, ma dovuta anche all'asse con la Lega. Per ottenere i suoi obiettivi, il Cavaliere è pronto anche a "fare da solo". Gianfranco Fini guarda oltre l'orizzonte della legislatura, si candida a guidare un centrodestra europeo, moderno, capace di affrontare le nuove sfide globali: l'inclusione sociale, l'integrazione, la bioetica, le grandi riforme costituzionali.

L'attitudine verso l'opposizione, politica e sociale, è opposta a quella del premier, forse anche grazie al suo ruolo di presidente della Camera. Il suo invito al dialogo, al confronto, alla coesione sociale è analogo a quello che più volte viene dal Quirinale. Un partito, due leader. Solo i prossimi mesi (e forse anni) diranno se le diversità di toni, di approccio, di progetti si potranno comporre in un solo disegno strategico. Per il momento, il Popolo della Libertà che nasce oggi si appoggia ora alla capacità istrionica e mediatica dell'uno, ora alla abilità e al progetto dell'altro.

 Nei fatti, però, il confronto tra i tre discorsi (quelli di venerdì e di oggi di Berlusconi, quello di ieri di Fini), mette in luce molte questioni irrisolte, richiede risposte che non sono venute. Oggi il presidente della Camera non era alla Fiera di Roma per ascoltare il Cavaliere - non c'era nemmeno il suo collega del Senato e le fonti ufficiali parlano di assenze 'istituzionali' concordate in anticipo - ma, se ci fosse stato, non avrebbe ascoltato risposte al suo intervento di ieri, se non nel rimpallo alla sinistra della responsabilità della "stagione costituente" che manca dall'esordio dell'era berlusconiana.

Per il resto, niente sul referendum, sul ddl da "Stato etico", sul testamento biologico, niente sulle leggi per la cittadinanza degli immigrati regolari, niente sui tre "patti" (generazionale, tra capitale e lavoro, tra Nord e Sud) che il presidente della Camera invitava a stringere con opposizione e forze sociali. Se il dialogo tra i due co-fondatori del Pdl non è stato pubblico, potrebbe essere stato privato. Ma la sfida del nuovo partito, se davvero dovrà durare "decenni", è anche quella di mostrare se funziona la comunicazione tra i suoi leader
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