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Nessun uomo è un'isola, completo in sé stesso; ogni uomo è un pezzo del continente, una parte del tutto. Se anche solo una zolla venisse lavata via dal mare, l'Europa ne sarebbe diminuita, come se le mancasse un promontorio, come se venisse a mancare una dimora di amici tuoi, o la tua stessa casa. La morte di qualsiasi uomo mi sminuisce, perché io sono parte dell'umanità. E dunque non chiedere mai per chi suona la campana: suona per te. ALWAYSURBI@YAHOO.IT / mio contatto MSN Messenger: alwaysurbi@hotmail.it
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" Molte cose non sono neppure tentate perché appaiono difficili; molte cose sembrano difficili soltanto perché non vengono osate". Wenzel Anton Kaunitz //CHE SIA SOLO L'INIZIO! "Ho speso molti soldi per alcool, belle donne e macchine veloci. Il resto l'ho sperperato. Beh, alcune cose me le sono lasciate sfuggire: Miss Canada, Miss United Kingdom, Miss Germany... Se io fossi nato brutto, non avreste mai sentito parlare di Pelé. Nel 1969 ho dato un taglio a donne e alcool. Sono stati i 20 minuti peggiori della mia vita. Ho smesso di bere, ma solo quando dormo" ORA RIPOSA GEORGE

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venerdì, 31 ottobre 2008

LE RICETTE DEMOCRATICHE DI COSSIGA

Ricetta prima democratica: intervenire prima che il fuoco divampi

Prima, il Presidente emerito della Repubblica, auspica allo scontro di piazza (strano che le forze dell’ordine abbiano lasciato entrare quelli dei centri sociali indisturbati in Piazza Navona…strano, eppure lo hanno fatto. La logica espressa da Cossiga e’ chiara: infiltrare agenti provocatori nel movimento e poi, fare arrivare le diverse parti allo scontro e poi, grazie anche all’appoggio dell’opinione pubblica, intervenire (mandarli tutti all’ospedale).

Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand’ero ministro dell’Interno. In primo luogo, lasciare perdere gli studenti dei licei, perchè pensi a cosa succederebbe se un ragazzino rimanesse ucciso o gravemente ferito… Lasciarli fare (gli universitari, ndr). Ritirare le forze di Polizia dalle strade e dalle Università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città. Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di Polizia e Carabinieri. Nel senso che le forze dell’ordine non dovrebbero avere pietà e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli e picchiare anche quei docenti che li fomentano. Soprattutto i docenti. Non dico quelli anziani, certo, ma le maestre ragazzine sì… questa è la ricetta democratica: spegnere la fiamma prima che divampi l’incendio”.
Intervista a Francesco Cossiga. Presidente emerito della Repubblica Italiana e senatore a vita.

Ricetta seconda (sempre democratica): insultare (poco democraticamente) l’interlocutore senza farlo parlare

Guardate il video qui sotto. E’ abbastanza divertente, se non fosse che Cossiga e’ uno dei massimi esponenti della democrazia italiana. Presidente emerito della Repubblica italiana, senatore a vita. Questa la seconda ricetta democratica di Cossiga.

 

Conclusioni (brevi)

Con l’avanzare dell’eta’ forse si diventa un po’ piu’ sinceri…e dobbiamo ringraziare Cossiga che dimostra in modo palese ed inequivocabile, soprattutto a chi ancora crede nel sistema italiano, di che pasta siano fatti i politici nostrani. E, soprattutto quali siano i loro metodi d’azione: prevenzione violenta con infiltrazione di elementi esterni (non quelli falsi segnalati da Grillo) e insulti a non finire a chi non la pensa come te. Come le vere democrazie, che pretendono l’uguaglianza di tutti gli uomini.

giovedì, 30 ottobre 2008

LA VERITA' NON HA COLORE: SOLIDARIETA' AI RAGAZZI DI 'BLOCCO STUDENTESCO'

Siamo nel 2008, quasi 2009, ma in italia c'è ancora chi vuol far ritornare le lancette del tempo agli anni degli opposti estremismi. Quando "uccidere un fascita non è reato", e altri slogan simili a questo. Ieri a Piazza Navona, nel cuore di Roma,  è andato in scena un nuovo capitolo di una strategia che pensavamo fosse finita per sempre. A noi non bastano le cronache menzognere dei giornali, servi di un potere che cerca di svicolare dalle proprie responsabilità. Vi proponiamo semplicemente le immagini:


   (Per  aver  una  qualita  audio  migliore,  ferma  la  musica che fa da sottofondo  al blog)    

Un ragazzo di Blocco Studentesco dal palco grida “siamo tutti quanti studenti”, “non paghiamo la vostra crisi” oltre a un elequonte "ne rossi ne neri ma liberi pensieri" sottolineando di volere una manifestazione al di là di ogni partito e ideologia mentre un militante di sinistra 50enne scalda gli animi e canta “siamo tutti antifascisti”. Poco dopo un gruppo dei centri sociali, con i caschi in testa, provoca gli studenti e lancia bottiglie. Iniziano gli scontri, altri. Riceviamo e pubblichiamo per dovere di cronaca.

N.d.R.: Dopo aver visionato il video pubblicato, ci chiediamo per quale motivo le forze dell'ordine non si siano accorte che dall'estremità della Piazza arrivavano con i caschi in testa?! E soprattutto, come mai nelle immagini la polizia non è presente? Una domanda a cui non sappiamo rispondere (o magari si...).

mercoledì, 29 ottobre 2008

MATCH PROGRAM // UNA SERATA PER ROMANISTI VERI (partita sospesa al 6' minuto per impraticabilita' del campo)

Una serata, quella che si prospetta stasera per pochi intimi. La Roma dopotutto non invoglia il tifoso medio a sacrifici extra, o infrasettimanali. Parlare alla vigilia di questa partita non è molto facile, visto il momento che attraversa la compagine di Spalletti. In molti si defilano, altri arrancano scuse d'ogni sorta. Noi no. E quel noi è riferito a chi non può star senza questa passione chiamata Roma. In molti ci giudicheranno male, e magari ci etichetteranno come degli esaltati, ma in cuor nostro noi non vorremmo esser in un altro luogo stasera che non sia l'Olimpico. Un patrimonio inestimabile quei trentamila circa che affolleranno le gradinate dell'Olimpico, in attesa di riveder una prestazione degna. Speriamo che stasera chi indosserà quella maglia rossa bordata gialla si renda conto dell'onere che si assume. Ad indossare non solo una maglia, ma una passione smisurata, per alcuni illogica. Ma non per noi...

  LE PROBABILI FORMAZIONI DI ROMA-SAMPDORIA ORE 20:30 

                

   

   4-1-4-1  Formazioni  3-5-2
Doni 32
Cicinho 3
Panucci 2
Juan 4
Tonetto 22
De Rossi 16
Perrotta 20
Pizarro 7
Brighi 33
Menez 24
Totti 10
  
1 Castellazzi
6 Lucchini
5 Accardi
14 Bottinelli
23 Stankevicius
40 Delvecchio
88 Dessena
19 Franceschini
46 Pieri
11 Bellucci
99 Cassano

a disposizione

  Arthur 25
  Loria 15
  Riise 17
  Filipe 14
  Montella 23
  Taddei 11
  Okaka 89
All.Spalletti  
   
83 Mirante
28 Gastaldello
20 Padalino
3 Ziegler
21 Sammarco
18 Bonazzoli
9 Fornaroli
  All.Mazzarri

Arbitro: Tagliavento di Terni

IRLANDA: LA PACE? IL PRIMO PASSO DEVE ESSERE LA FINE DEL DOMINIO DI LONDRA

Media e politici europei vorrebbero farci credere che l’Irlanda è ormai una terra pacificata o peggio, normalizzata. Eppure, andando a vedere la vita di tutti i giorni ci si accorge che è vero esattamente l’opposto. Repressione e settarismo sono all’ordine del giorno. E ormai i repubblicani dello Sinn Fein di Gerry Adams sono sempre più visti come gli uomini che amministrano il potere di Londra. In una parola: venduti.
Dai muri alle assemblee, dalle manifestazioni ai tavoli dei pub si capisce che la gente d’Irlanda non sopporta più questa situazione e proprio i gruppi che non hanno sottoscritto il cessate il fuoco e la pace potrebbero beneficiarne, sia in termini elettorali che in consenso nelle strade. Oltre alla Real Ira e all’Inla, anche la Continuity Ira (Cira) non ha voluto consegnare le armi e rimane una parte “attiva” dell’esercito repubblicano irlandese. Sul piano della politica, tra i vari movimenti e partiti non allineati c’è il Republican Sinn Féin (Rsf) che si considera il vero partito repubblicano irlandese, ovviamente in chiaro antagonismo con l’Sf di Adams e McGuinness. Proprio parlando con chi non si è arreso all’occupante inglese si scopre come si vive quotidianamente nelle Sei contee occupate: una situazione tutt’altro che semplice. Dopo gli scontri avvenuti il 12 luglio scorso, durante le marce orangiste nei quartieri cattolici, abbiamo voluto parlare della situazione con il vicepresidente dell’Rsf, Des Dalton.

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Si parla tanto della pace e del governo biconfessionale. Come mai allora continuano le parate inglesi nei quartieri cattolici?
Storicamente le marce orangiste sono l’icona della supremazia degli unionisti sulla popolazione nazionalista e un ricordo dell’oppressione. Oggi proprio questa è la loro intenzione quando le marce vengono fatte passare nelle aree repubblicane: sono un simbolo di intimidazione e vessazione della comunità nazionalista. Noi non abbiamo problemi con le marce orangiste fatte dove sono benvenuti e accettati. Ci opporremo sempre all’imposizione di queste marce nei nostri quartieri.

Con il nuovo governo cos’è cambiato realmente per gli irlandesi delle contee del nord?
La ricostituzione dell’assemblea di Stormont nel maggio del 2007 è solo un modo di delegare l’amministrazione del dominio britannico in Irlanda. I componenti del governo sono ministri della Corona, che amministrano, sorvegliano e impongono la sovranità di Londra. Stormont non è un parlamento sovrano, ma è solo un governo regionale all’interno del Regno Unito. Il potere fondamentale di prendere decisioni, mettere a punto bilanci e reperire fondi è in mano al governo di Sua maestà e al parlamento di Westminster. Sia nel Nord che nel Sud è in atto una campagna continua da parte britannica e delle amministrazioni delle 26 Contee di Dublino per condizionare la gente nell’accettare il dominio di Londra. Nelle Sei Contee sono aumentati gli arresti, le perquisizioni e gli attacchi alle case e l’oppressione. Persino i limitati obiettivi dei Provisionals non sono stati raggiunti come il riconoscimento ufficiale della lingua irlandese, la riforma del sistema educativo e la devolution di alcuni poteri politici che, anche se passasse, lascerebbe ancora all’MI5 (i servizi di Sua Maestà ndr) la totale responsabilità dell’applicazione della legge britannica all’interno delle Sei Contee.

La polizia, dopo l’entrata dei cattolici nel governo, ha cambiato metodi contro gli irlandesi?
No, anzi la campagna di oppressione contro i repubblicani si è intensificata. Ci sono stati molti arresti negli ultimi mesi. La gente è stata sottoposta a check-point casuali sulle strade, mentre l’MI5 ha cercato di approcciare varie volte i membri del Republican Sinn Féin nel tentativo di reclutarli come agenti. La questione della composizione religiosa del RUC/PSNI (le forze di polizia ndr) non è stato mai il problema fondamentale: prima del 1921 quando tutta l’Irlanda era sotto il dominio britannico, il RIC (Royal Irish Constabulary – è stata rinominata in Ruc – Royal Ulster Constabulary quando nel 1922 l’Irlanda fu divisa) era all’80 per cento una forza cattolica. Anche così composta era di fatto una forza di polizia britannica che faceva rispettare la legge di Sua maestà in Irlanda con metodi repressivi come oggi nel caso della polizia biconfessionale. Cambiare il nome o incoraggiare i cattolici a farne parte non cambia la natura di questa forza di polizia coloniale.

Ci sono ancora prigionieri politici irlandesi nelle carceri inglesi? All’interno dell’accordo per il governo biconfessionale si parlava dei prigionieri?
Sì, ci sono detenuti repubblicani nella prigione di Maghaberry nella contea di Antrim. È stato negato loro lo status di prigioniero politico. Sono soggetti a continue vessazioni e sono regolarmente chiusi in celle d’isolamento. A pasqua è stato detto ai repubblicani che non potevano indossare il “Giglio di Pasqua” (un simbolo della lotta irlandese per la libertà indossato dal popolo ogni anno a pasqua per commemorare la rivolta del 1916). Quando si sono rifiutati di toglierlo sono stati rinchiusi nelle loro celle per 48 ore. Anche le famiglie dei prigionieri sono oggetto di continue vessazioni. Credo che al momento ci sia un prigioniero politico irlandese in Inghilterra.

Lo Sinn Fein com’è considerato dalla gente?
Per molti della comunità nazionalista i Provisionals ora sono visti come dei collaboratori. In molte zone è cresciuta la spaccatura tra la comunità nazionalista e i Provisionals, con i Provos che si stanno ponendo sempre di più contro la gente, in supporto del governo britannico. Una situazione che è la conseguenza logica della loro posizione di amministratori del dominio di Londra. All’inizio di agosto i Provisional eletti assessori e membri di Stormont sono stati attaccati dai nazionalisti quando hanno tentato di bloccare la commemorazione da parte delle comunità dell’anniversario dell’ introduzione da parte britannica dell’internamento senza processo nel 1971. A Belfast membri del Republican Sinn Féin hanno raccontato che i Provisionals hanno agito come la Ruc con minacce a giovani nazionalisti, chiedendo anche nomi e indirizzi.

L’Ira ha ancora un’organizzazione attiva o non esiste più?
Durante il disarmo nel 2005 è probabile che i Provos – non hanno il diritto di usare il nome dell’Ira - abbiano mantenuto alcune delle loro strutture. Il loro obiettivo è di monitorare e sorvegliare le aree nazionaliste per conto della Gran Bretagna, usando maniere forti e intimidazioni. Il caso di Paul Quinn, 21 anni, che fu bastonato a morte nella contea di Monaghan nell’ottobre dello scorso anno, si crede che sia collegato alla campagna dei Provisionals di instillare paura e quindi esercitare il controllo sulle comunità.

A Belfast abbiamo visto molte scritte della Continuity Ira. Come è vista questa organizzazione dalla gente?
La “Continuity Irish Republican Army” (Cira) vorrebbe considerarsi una continuazione dello storico Ira, mantenendo la sua costituzione e i suoi scopi. Non c’è collegamento tra l’Rsf e la Cira, ma ci sono alcune analisi condivise sulla situazione politica e la necessità della fine dell’occupazione. La Cira ha rivendicato un certo numero di recenti attacchi contro le forze britanniche.

A Shankill road ancora sventolano le bandiere degli Uvf. Come abbiamo visto le pire con le bandiere irlandesi. Le violenze orangiste si sono fermate o continuano?
La violenza orangista o lealista contro la comunità nazionalista è una costante giornaliera all’interno delle Sei Contee. Attacchi a case, scuole e chiese cattoliche sono comuni. Un grande numero di famiglie nazionaliste sono state cacciate dalle proprie case. Nel 2006 Michael McIlveen, un ragazzo di 15 anni, è stato picchiato da morte da una banda lealista. Una serie di studi indipendenti ha evidenziato che l’accordo di Stormont del 1998 è servito solo ad aumentare la divisione settaria.

Esiste un modo per arrivare alla pace?
La chiave per iniziare ad affrontare il problema del settarismo è la fine dell’occupazione britannica e delle interferenze in Irlanda. La divisione è uno strumento che la Gran Bretagna utilizza per mantenere il potere sull’Isola verde. Il programma del Republican Sinn Féin per una Nuova Irlanda, che si chiama “Eire Nua”, contempla un progetto dettagliato per una reale democrazia, decentrando il potere direttamente a livello regionale e locale. Questa struttura politica fornirà il potere politico a tutto il popolo irlandese sia protestante che cattolico. Nei dialoghi avuti nel passato i leader lealisti hanno detto che “Eire Nua” potrebbe essere una base per un accordo. Questi sono passaggi che devono essere fatti per riuscire a eliminare la divisione settaria. La fine del dominio britannico deve essere il primo passo.                   rinascita.Info

postato da: alwaysurbi alle ore ottobre 29, 2008 14:54 | link | commenti
categorie: varie, cultura, politica, riflessioni, news, religione, storia, irlanda, attualitĂ , popoli, celtic, wwwaiutiamoedoardoit
martedì, 28 ottobre 2008

MINUS HABENS CORNER // IL BESTIARIO

Nel numero domenicale de Il Riformista, il giornale diretto da Antonio Polito (ex inviato in Inghilterra di Repubblica e opinionista della stessa testate e successivamente deputato della Margherita), oggi per la prima volta viene pubblicata la rubrica che lo ha reso famoso negli ultimi anni su L’Espresso: il Bestiario di Gianpaolo Pansa, giornalista piemontese, da sempre vicino alla sinistra italiana, che ad un certo punto del suo percorso professionale, ha deciso di recuperare parte di quella memoria storica italiana, celata dai vincitori veri e presunti della seconda guerra mondiale; così ha pubblicato alcuni libri che hanno lasciato il segno, come Il sangue dei vinti, diventato un film, presentato fuori concorso nell’ultima edizione del Festival del cinema di Roma; dove ripercorre gli anni del dopoguerra, raccontando episodi e aneddoti sconosciuti ai più, di efferata violenza nei confronti di ex fascisti e presunti tali, fin quasi al 1949, quattro anni dopo la fine della guerra mondiale e civile che ha insanguinato questo Paese.

Queste ricerche e pubblicazioni, gli hanno attirato gli strali dell’A.N.P.I., l’associazione degli ex partigiani, che ritiene evidentemente di detenere l’unica e sola verità possibile, e di tutta una serie di ambienti intellettuali di sinistra, evidentemente spiazzati, dalla voglia di raccontare fatti, che Pansa ritiene possano essere utili anche alla giusta e perseguibile pacificazione dopo oltre sessant’anni dal 1945.

Tornando al Bestiario di oggi, Pansa ricorda alcuni punti che negli ultimi giorni sembrano essere passati in secondo piano, presi come siamo dalle proteste “giustificate” degli studenti, e chiude con uno scenario agghiacciante ma possibile, nella logica di questa realtà:

“I nostri cari okkupanti stanno già perdendo oggi. Le università che frequentano sono le peggiori d’Europa. Eppure ogni città ne vuole una. Le sedi distaccate nascono a ogni angolo. Ma sono atenei finti. Se lo studente non fa più il pendolare, lo fa il professore. Viene da lontano, si ferma due o tre giorni, poi riparte. E gli allievi lo rivedranno il mese successivo.

Le lauree triennali non servono a nulla. Sono una truffa. Costruita sulla voglia di non studiare. Mi è capitato di leggere qualche tesi di fine corso. Fascicoletti di cinquanta, sessanta pagine, che i docenti della mia generazione avrebbero respinto con ribrezzo […] È colpa di questo tipo di prof il caos del 2008. Oggi stanno in cattedra anche docenti che nessuna seria scuola media accetterebbe. Sono ignoranti, presuntuosi e spesso accecati dalla faziosità politica. Si sentono difesi dalla tessera di partito che gli ha garantito la cattedra. Spiegano agli okkupanti che debbono lottare “contro il modernismo del governo Berlusconi-Gelmini”. E gli studenti impazziscono d’entusiasmo, come davanti ad una rock-star. […] Oggi sono i docenti a fomentare la rivolta. Baroni, baronetti e baronini sono gli unici a sapere con precisione ciò che vogliono. Il loro scopo è che tutto rimanga com’è, compresa la pessima gestione e la copertura dei tanti debiti. Siamo al paradosso: gli studenti scioperano per mantenere inalterati i privilegi di docenti che se ne fregano di loro. Avete mai visto una rivolta contro il moltiplicarsi dei corsi di laurea? Anche i piccoli atenei ne presentano un campionario folle. Con più docenti e impiegati che iscritti. […] restare a casa anche dopo la laurea. Ecco una tragedia che si presenterà sempre più spesso, con una progressione terribile. […] vedono il buio davanti a sé e sono disperati. Però non sanno respingere i pifferai che li portano a spasso. Hanno capito che soltanto pochi avranno un avvenire professionale sicuro. Per questo provano una rabbia prima sconosciuta. La rabbia di chi non scorge una via d’uscita. Oggi si rivoltano contro il centro-destra. Domani lo faranno contro il centro-sinistra. Perché la politica che adesso li usa, prima o poi, li mollerà. E gli dirà di tornare alle loro scuole di carta, ai loro inutili studi. […] ma un giudizio ancora più aspro bisogna darlo delle tante sinistre, a cominciare dal PD di Walter Veltroni. Qualche milione al Circo Massimo non cancellerà l’ errore suicida di questo partito. E dei giornali che lo appoggiano, nella speranza di frenare la perdita di copie. La favola del dissenso proibito dal Caimano non funziona più. Siamo un paese dove tutti dissentono da tutti, anche da se stessi […] l’Italia di oggi non merita nessuna riforma, della scuola o di altro. Quando il disastro sarà completo, qualcuno davvero tosto chiuderà le aule per un anno. Il giorno che verranno riaperte sarà più facile cambiare in meglio. A meno che un incidente grave, un morto in piazza, non faccia esplodere la polveriera Italia. Allora dovremo dirci tutti buonanotte. E chiuderci in casa. Con un buon fucile a portata di mano”     TRATTO DA MinusHabensCorner