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Nessun uomo è un'isola, completo in sé stesso; ogni uomo è un pezzo del continente, una parte del tutto. Se anche solo una zolla venisse lavata via dal mare, l'Europa ne sarebbe diminuita, come se le mancasse un promontorio, come se venisse a mancare una dimora di amici tuoi, o la tua stessa casa. La morte di qualsiasi uomo mi sminuisce, perché io sono parte dell'umanità. E dunque non chiedere mai per chi suona la campana: suona per te. ALWAYSURBI@YAHOO.IT / mio contatto MSN Messenger: alwaysurbi@hotmail.it
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" Molte cose non sono neppure tentate perché appaiono difficili; molte cose sembrano difficili soltanto perché non vengono osate". Wenzel Anton Kaunitz //CHE SIA SOLO L'INIZIO! "Ho speso molti soldi per alcool, belle donne e macchine veloci. Il resto l'ho sperperato. Beh, alcune cose me le sono lasciate sfuggire: Miss Canada, Miss United Kingdom, Miss Germany... Se io fossi nato brutto, non avreste mai sentito parlare di Pelé. Nel 1969 ho dato un taglio a donne e alcool. Sono stati i 20 minuti peggiori della mia vita. Ho smesso di bere, ma solo quando dormo" ORA RIPOSA GEORGE

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domenica, 31 agosto 2008

ROMA - NAPOLI 1-1: LUCI E OMBRE

Spalletti deve rinunciare a Totti, Perrotta e Taddei, recupera in extremis Aquilani, debutto all’Olimpico per i neo acquisti Riise e Baptista con Menez che inizia dalla panchina. Reja invece risponde
con il 3-5-2 e la coppia Denis-Lavezzi.
Si comincia con il toccante
minuto di raccoglimento in ricordo del presidente Franco Sensi,
proprio per questo i giallorossi avranno il lutto al braccio.


 

Nel primo tempo il vero nemico da battere è il caldo afoso, e le due squadre sembrano quasi bloccate. Al 16’ primo intervento di Doni per fermare il tentativo di Mexes, quindi al primo affondo al 28’ la Roma interrompe l’equilibrio. Lancio millimetrico di De Rossi per Aquilani, che stoppa il pallone e in scivolata insacca. I giallorossi si scuotono ma non riescono ad assestare il colpo di grazia. Prima Vucinic sciupa tutto davanti a Iezzo, poi Aquilani cerca la doppietta ma Iezzo si oppone. Nella ripresa però la musica cambia totalmente, il Napoli esce fuori dal guscio e inizia a farsi minaccioso. Denis con un’azione personale spaventa Doni, che poi viene graziato prima da Lavezzi (dopo uno splendido slalom), quindi con Hamisk. Subito dopo Santacroce rimedia il secondo giallo, ma la squadra di Reja ha una grande reazione e pareggia. Sugli sviluppi di un corner, Hamsik prima schiaccia di testa sulla traversa, poi insacca il tapin con una rovesciata. Cicinho fallisce il nuovo vantaggio dopo 3’ minuti, poi Spalletti getta nella mischia il neo acquisto Menez e Tonetto. Reja risponde con Rinaudo. Le squadre sono lunghe e stanche, e anche il gioco ne risente. Al 33’ il Napoli ha la grande occasione per sbancare l’Olimpico, Baptista perde palla a centrocampo, e Gargano mette Lavezzi davanti a Doni, che si oppone con bravura. Finale thrilling all’Olimpico, prima Lavezzi si presenta solo davanti a Doni, che si supera di piede, poi è davvero incredibile la chance per la Roma di vincere la partita, ma il francese Menez si presenta nel modo peggiore ai suoi nuovi tifosi, calciando fuori da due metri ed a porta vuota. Dopo sei minuti di recupero Rizzoli dice che può bastare.


IL TABELLINO


ROMA-NAPOLI 1-1 (1-0)

 

ROMA (4-2-3-1): Doni 6, Cicinho 6 (17’ st Menez 6), Mexes 6, Juan 6, Riise 6 (26’ st Tonetto 5.5), De Rossi 6.5, Pizarro 6, Cassetti 5, Aquilani 6.5, Vucinic 5.5, Baptista 5 (35’ st Okaka s.v.). A disp: Arthur, Panucci, Loria, Brighi All  Spalletti 5.5

 

NAPOLI (3-5-2): Iezzo 6, Santacroce 5, P. Cannavaro 6.5, Contini 6.5, Maggio 6, Blasi 6.5, Gargano 7, Hamsik 6.5 (30’ st Pazienza s.v.), Vitale 6, (20’ st Rinaudo 6), Lavezzi 7, Denis 6 (37’ st Zalayeta s.v). A disp: Navarro, Montervino, Grava, Pià. All Reja 6.5


Arbitro: Rizzoli 6


Marcatori: 28’ pt Aquilani, 10’st Hamsik,

Note: ammoniti Vitale, Aquilani,

Espulso all’8’ Santacroce per doppia ammonizione  

Recupero: 2’6’

sabato, 30 agosto 2008

MATCH PROGRAM // RITORNA L'AS ROMA...

Si ricomoncia. Dopo un estate che per vari motivi segnerà indelebilmente la storia recente giallorossa. La quarta Roma di mister Luciano Spalletti non ha
più il grande presidente Franco Sensi al timone,
ora il nuovo corso si chiama Rosella Sensi.

  Il sangue non mente mai!

Spostando l'ottica a domani, e quindi precisamente al campionato, la prima giornata romanista registra le assenze nella formazione di Spalletti di elementi che fin qui hanno significato delle certezze in questi ultimi anni: Totti, Taddei e Perrotta a forte rischio depennamento dalla lista dei convocati. Ah si, anche Aquilani sembra in dubbio (ma sai che novità...). Pedine che poche squadre possono esibire, un problema in più in vista dell'incontro di domani contro il Napoli di Edy Reja. Squadra già molto avanti dal punto di vista della preparazione, visto i 'prestigiosi' impegni europei.
Se vorrà portare a casa i tre punti nella prima giornata di questo campionato, la compagine Spalletti dovrà mettere in campo le armi che in questi ultimi anni hanno reso grande questa squadra, ovvero: cuore, sudore, coraggio. Non basta esibire l'almanacco degli ultimi anni per batter gli avversari, quello fatto finora non conta più. Le chiacchere stanno a zero, come la classifica che ricominceremo a scrutare da domani.

Ultimo pensiero per l'ultimo arrivato in casa giallorossa, Jeremy Menez, un grande acquisto quello messo a segno dal direttore sportivo Pradè. Inusuale per la Roma di questi ultimi anni, ovvero quella d'investire ingenti risorse economiche per un giovane campioncino da lanciare.

Buon segno, un operazione dalla doppia valenza sia sotto il profilo tecnico che d'immagine. Si d'immagine, verso l'esterno con un significato ben evidente,questa società non è in dismissione ma, anzi rilancia il proprio progetto che siamo sicuri é in linea con le aspettative di noi tifosi romanisti.

LE PROBABILI FORMAZIONI DI ROMA-NAPOLI ORE 15:00

        

 4-2-3-1   Formazioni  3-5-2
Doni 32
Cassetti 77
Mexes 5
Juan 4
Riise 17
De Rossi 16
Pizarro 7
Cicinho 3
Aquilani 8
Baptista 19
Vucinic 9
   
1 Iezzo
13 Santacroce
28 Cannavaro
96 Contini
11 Maggio
8 Blasi
23 Gargano
17 Hamsik
3 Vitale
9 Denis
7 Lavezzi

a disposizione

Artur 25
Panucci 2
Tonetto 22
Loria 15
Brighi 33
Montella 9
Okaka 89
All.Spalletti  
   
22 Gianello
83 Rinaudo
2 Grava
4 Montervino
5 Pazienza
25 Zalayeta
12 Pià
  All.Reja

 ARBITRO: Rizzoli di Bologna

 - Vista dai Bookmakers -
Roma-Napoli, Stadio Olimpico: una prima di fuoco tra due delle compagini che più esprimono velocità, fantasia e bel gioco. Le scommesse effettuate fino ad oggi pendono però tutte da una parte: l'88% di queste, infatti, è a favore dei giallorossi, considerati superfavoriti sul campo di casa. L'impresa partenopea è invece stata scelta dal 4% di coloro che hanno puntato, mentre il pareggio si è accaparrato l'8%. Sono invece quasi tutti certi della scorpacciata di goal: sull'Under/Over, oltre l'88% delle scommesse è andato a quest'ultimo, mentre l'Under è rimasto bloccato all'11,5%.

postato da: alwaysurbi alle ore agosto 30, 2008 16:49 | link | commenti
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PERCHE' OBAMA DELUDERA' LA SINISTRA ITALIANA

Orfana di Romano Prodi, delusa da Massimo D’Alema, basita da Walter Veltroni, la sinistra italiana sta cercando rifugio nella garçonnière del candidato democratico alla Casa Bianca. Se dalle nostre parti, con l’aria che tira, dovranno arrangiarsi con gli avanzi che cascano dal tavolo della politica almeno per altri quattro anni e mezzo, volgendo lo sguardo oltreoceano possono sognare vittorie trionfali a portata di mano, marce gloriose lungo la Pennsylvania Avenue, nuove frontiere kennediane aperte su mondi più liberi e giusti. Peccato solo che il copione sia già scritto: chiunque vinca le presidenziali americane, anche stavolta li lascerà delusi.

Al momento i sondaggi danno l’idolo di Veltroni e di quasi tutti i corrispondenti italiani, Barack Obama, testa a testa con il suo rivale repubblicano, John McCain. Se dovesse vincere quest’ultimo, manco a dirlo, la sinistra italiana dovrebbe vestire a lutto per altri quattro anni. Ma anche se il prossimo presidente americano fosse Obama, chi immagina una svolta di 180 gradi rispetto alle scelte di Bush è destinato a restarci male. Il volto che sta mostrando il senatore dell’Illinois è ben diverso dalla immagine che si sono fatti Veltroni e i suoi compagni di partito volati a Denver per la convention democratica, e da qui al voto il suo profilo moderato diventerà sempre più evidente.

Già la scelta più importante, quella del vice (gli uomini restano, i programmi possono cambiare), ha deluso tanti che da Obama si attendevano chissà quale modo nuovo di fare politica: Joe Biden, 65 anni, è un politico di vecchio corso, cattolico, gradito anche a molti repubblicani. Votò a favore della guerra in Iraq e non ha mai lesinato elogi per McCain. Obama ha scelto Biden dopo aver dato alla sua campagna elettorale un chiaro indirizzo in favore dei valori della famiglia, tema sgradito a molti liberal americani come a tanti esponenti della sinistra italiana.

Sull’Iraq Obama stesso ha finito per collocarsi su posizioni ben diverse da quelle dei suoi supporter italiani. Già alla fine di febbraio, pur ribadendo di essere contrario alla guerra, aveva ammesso che l’invio di nuove truppe è stato decisivo per ridurre le violenze e ha rappresentato una «vittoria tattica» per gli Stati Uniti. Se dovesse diventare presidente, ha promesso di ritirare il contingente americano, assicurando però che l’operazione sarà tutt’altro che immediata: ci vorranno sedici mesi dal suo arrivo alla Casa Bianca.

La guerra in Iraq, che tanto appassiona ancora da queste parti, sta comunque passando in secondo piano nell’interesse degli elettori americani, che mostrano invece i primi segni di preoccupazione per la Russia di Vladimir Putin. Il tema della sicurezza e della lotta al terrorismo, ovviamente, resta decisivo. Su tutti questi argomenti, McCain è ritenuto più affidabile dagli elettori. È probabile, quindi, che nelle prossime settimane Obama tenti la manovra già realizzata con successo nei confronti di Hillary Clinton, sua rivale per la nomination democratica: scavalcare "a destra" il rivale, mostrandosi più fermo e intransigente dello stesso McCain. Difficilmente, insomma, sentiremo da Obama frasi distensive nei confronti di Putin.

Chiunque vinca, poi, è lecito attendersi dalla prossima amministrazione americana un’apertura di credito, almeno iniziale, nei confronti dell’Unione europea. Ma va da sé che né Obama né McCain hanno intenzione di togliere agli Stati Uniti quel ruolo di "iperpotenza" militare che risulta tanto sgradito ai leader dell’Europa continentale.

Del resto, le scelte dei presidenti americani nel dopoguerra, almeno sul fronte della politica estera, sono state in sostanziale continuità, nonostante si siano succedute amministrazioni democratiche e repubblicane. Chi ancora nutre qualche illusione farebbe bene a guardare quanto fatto dai democratici. Nel 1950 Harry S. Truman, senza nemmeno consultarsi con il congresso, trascinò gli Stati Uniti nella guerra contro la Corea del Nord. Fu John Fitzgerald Kennedy, sino alla sua morte nel 1963, ad avviare l’escalation militare americana in Vietnam. Il suo programma di governo prevedeva di creare in Indocina «una società sempre più democratica», tramite azioni «militari, politiche, economiche e psicologiche». Ucciso Kennedy, l’uomo che costui aveva scelto come vicepresidente, Lyndon Baines Johnson, spedì oltre mezzo milione di soldati nella giungla vietnamita. In altre parole l’esportazione della democrazia con le bombe e i carri armati, voluta in Iraq dai falchi neocon dell’amministrazione Bush, ha il suo precedente proprio nella politica di Kennedy. Eppure la sinistra italiana, ancora in questi giorni, continua a rivendere Kennedy come la versione in doppio petto del Mahatma Gandhi.

In anni più recenti è toccato a Bill Clinton avviare l’intervento della Nato in Kosovo, spaccando la sinistra italiana. E persino sul fronte dell’ecologia, altro tema che sta a cuore ai nostri progressisti, Bush può vantare un predecessore democratico: Clinton, dopo aver fatto mettere da Al Gore una firma simbolica sul trattato di Kyoto, lo chiuse in un cassetto e si guardò bene dal sottoporlo al giudizio del Senato. Se la storia insegna qualcosa, qualora Obama dovesse vincere il centrosinistra italiano farebbe bene a non ridere troppo.
                                                                              Libero

U2, UN FENOMENO DA STUDIARE

Grandi personalità alla prima conferenza accademica sugli U2

L'evento è ancora lontano nel tempo, ma già si annunciano personalità di spicco, nel ruolo di relatori, a quella che è stata presentata come "la prima conferenza accademica sugli U2". A dibattere su Bono&Co. , sul loro ruolo nella storia della musica e sull'importanza da essi esercitata vi saranno, tra gli altri, Anthony DeCurtis, veterano giornalista di "Rolling Stone" e Jim Henke, vicepresidente del Rock And Roll Hall Of Fame And Museum. L'evento si svolgerà dal 13 al 15 maggio 2009 presso l'albergo Marriott Marquis in Times Square, New York City; lo stesso albergo nel 2003 vide l'assegnazione a Bono, da parte di Bill Clinton, del MusiCares Award della Recording Academy.

postato da: alwaysurbi alle ore agosto 30, 2008 16:10 | link | commenti (1)
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ADDIO ALLA POPOLAZIONE EUROPEA...

La popolazione Europea é in forte declino dal punto di vista demografico. Lo rivelo uno studio Eurostat

La popolazione dell'Unione europea da oggi al 2035 crescerà da 495 a 521 milioni, ma nei 25 anni successivi, inizierà un calo che appare inarrestabile e nel 2060 nel vecchio continente vivranno solo 506 milioni di persone, e ci saranno sempre più anziani.

Secondo un rapporto di Eurostat diffuso oggi dunque le nascite saranno in costante calo nei prossimi 52 anni, mentre aumenteranno i decessi fino alla data critica del 2015 quando le morti supereranno le nascite e si fermerà dunque l'aumento naturale delle popolazione.

Il leggero incremento di popolazione che si avrà sino al 2035 sarà dunque dovuto solo agli immigrati, unico fattore di crescita della popolazione (e unica speranza di pagamento delle pensioni...). Ma dal 2035 anche questo finirà perchè neanche il saldo migratorio positivo riuscirà a coprire il saldo negativo nascite-morti e la popolazione dunque diminuirà.

Ovviamente l'Europa invecchierà nei prossimi anni. Gli over 65, che sono oggi il 17,1% della popolazione, nel 2060 saranno il 30%. "Nonno boom" in particolare per gli over 80, che triplicheranno dal 4,4% attuale al 12,1%.

La stessa Eurostat spiega che si tratta di scenari probabili, ovviamente non di certezze ed invita dunque a prendere queste cifre con cautela. Il trend comunque è questo, può cambiare qualche percentuale, ma chi intende investire in attività per anziani forse non sbaglierebbe, a lunga scadenza.

Secondo l'ufficio statistico europeo tra i Ventisette ci saranno notevoli differenze nell'andamento della popolazione e la più forte crescita da oggi al 2060 sarà a Cipro, Irlanda, Lussemburgo e Gran Bretagna. In generale ci sarà un aumento in tredici Stati e un calo in quattordici.

La più forte crescita della popolazione sarà dunque a Cipro (+66%), Irlanda (+53%), Lussemburgo (+52%), Gran Bretagna (+25%) e Svezia(+18%), mentre i cali maggiori saranno nell'est: in Bulgaria (-28%), Lettonia (-26%), Lituania (-24%), Romania (-21%) e Polonia (-18%).

Nel 2060, gli Stati membri con il maggior popolazioni sarebbero Gran Bretagna (77 milioni), Francia (72 mln), Germania (71 mln, contro gli oltre 82 mln attuali), Italia (59 mln) e Spagna (52 mln).

Il 30% della popolazione dell'UE avrà 65 anni o più nel 2060, con un processo dunque che appare inarrestabile di calo delle nascite, mentre la vita media si allungherà.

Nel 2060, la quota di popolazione di 65 anni o più che si prevede sarà del 23,6% in Lussemburgo, del 24,7% in Gran Bretagna, del 25,0% in Danimarca di ben il 36,2% in Polonia, del 36,1% in Slovacchia e del 35,0% in Romania. In Italia si passerà dall'attuale 20,1% al 32,7%.

Di conseguenza il rapporto tra la popolazione oltre i 65 anni e rispetto alla popolazione in età lavorativa, è previsto in aumento dal 25% del 2008 al 53% del 2060. In altre parole, ci sarebbero soltanto due persone in età lavorativa per ogni persona di 65 anni o più nel 2060, rispetto a quattro persone a uno di oggi.

In Italia si passerà dunque dall'attuale 30,5% al 59,3%, uno dei rapporti peggiori in Europa. Questa classifica vede in testa, con il 60% Bulgaria, Repubblica ceca, Lettonia, Lituania, Polonia, Romania, Slovenia e Slovacchia. In fondo alla classifica ci sono, con un rapporto inferiore al 45% in Danimarca, Irlanda, Cipro, Lussemburgo e Regno Unito.