" Io ho un'amante,
Un'amante come nessun'altra
Lei ha anima, anima, anima, anima dolce
E lei mi insegna come cantare
Mi rivela colori quando non se ne vede nessuno
Mi dà speranza quando non riesco a credere che
Per la prima volta io provo amore
Io ho un fratello,
Quando sono un fratello nel bisogno
Io passo tutto il mio tempo correndo
Lui passa il suo correndo dietro a me
Quando mi sento andare giù
Devo solo chiamare e lui arriva
Ma per la prima volta io provo amore
Mio padre è un uomo ricco
Indossa un mantello da uomo ricco
Mi diede le chiavi del Suo regno (a venire)
Mi diede un calice d'oro
Lui disse "Io ho molti palazzi
E ci sono molte camere da vedere"
Ma io me ne andai dalla porta sul retro
E gettai via la chiave...
Per la prima volta
Per la prima volta
Per la prima volta
Io provo amore "
nota a margine: The First Time, una canzone autobiografica dove Bono parla del rapporto con la moglie e col suo migliore amico (The Edge suppongo, o Gavin Friday?). Nell'ultima parte, credo, si parli di una vocazione di Bono per la vita clericale, fortunatamente abbandonata visto i suoi risultati in campo musicale. Dedico questa canzone a me stesso...
PER ASCOLTARE MEGLIO, VAI A FINE PAGINA ED ESCLUDI IL SOTTOFONDO MUSICALE DEL BLOG "...Shows me colours when there's none to see
Gives me hope when I can't believe that
For the first time I feel love..."
"...I have a brother,
When I'm a brother in need
I spend my whole time running
He spends his running after me..."
"...He said "I have many mansions
And there are many rooms to see"
But I left by the back door
And I threw away the key..."
E’ una strana, stranissima campagna elettorale quella a cui stiamo assistendo. Lo diciamo da addetti ai lavori ma anche, e soprattutto, da semplici cittadini. Una campagna che in 60 anni di Repubblica nessuno aveva assistito, nemmeno i nostri nonni o genitori. Anomala in tutte le sue sfaccettature. Anomala nei contenuti e nelle forme. Al di la di qualche schermaglia d’ufficio, infatti, i due maggiori contendenti, Silvio Berlusconi e Walter Veltroni, non sembrano intenzionati a darsele di santa ragione come invece dovrebbe essere in una “singola tenzone” elettorale.
Il buonismo impera su tutto il fronte, anche quello interno. Se da un lato i radicali avevano provato ad alzare la testa (ma quel minimo che bastava a non farsela tagliare), con un Di Pietro stranamente remissivo e più leale che mai, dall’altra sia la Lega di Bossi ma soprattutto quel che resta di Alleanza Nazionale di Fini risultano essere immobili e accondiscendenti con il Cavaliere. Nessuno osa contraddire l’uomo di Arcore ormai signore e padrone del Pdl (ma di questo nessuno ha mai dubitato). Nemmeno la lieve protesta affidata ieri alle agenzie da Gianfranco Fini può destare paure all’interno di quello che in molti credono essere il partito unico del centrodestra.
“Silvio Berlusconi forse non amerà i congressi, ma l'intesa sulla lista unica del Pdl tra An e Fi prevede i gruppi unici parlamentari e i congressi prima di arrivare alla nascita del vero e proprio partito”, ha tuonato Gianfranco Fini intervistato dal direttore di Radio 24 Giancarlo Santalmassi per 'Viva Voce'. Fini ha poi proseguito: "E vero che Forza Italia e' un movimento politico diverso dagli altri. Ma la nascita del Pdl comporterà per tutti la necessità di avere precise regole di funzionamento, nonché uno statuto, una gerarchia, dei programmi".
Azz…il leader di An si è accorto che per democrazia interna nei partiti si usa fare i congressi. Una scoperta che ha dell’incredibile dal momento che fu proprio lui a negare questo diritto agli iscritti del suo partito. Iscritti e dirigenti che vista l’impossibilità di rimanere in una formazione politica gestita ad uso e consumo di un capo non riconosciuto più tale, hanno deciso di andarsene e fondare La Destra. Chissà, magari se si fosse dimostrato più democratico, La Destra non sarebbe nata anche se credo la cosa fosse irreversibile. Ma tant’è che ora il novello paladino della democrazia interna ai partiti chiede quello che ovviamente appare giusto. Cos’è, si sente intrappolato o forse si è accorto di aver fatto l’ennesimo errore della sua carriera? Ha capito di essere stato fregato? No, cari amici di An, non si sta preoccupando del partito o del vostro futuro, si sta occupando semplicemente del suo di futuro. Vuole che un congresso ratifichi ufficialmente che è lui il numero due del Pdl deputato alla successione. Evidentemente ci si trova bene nei panni dell’eterno delfino. Però, come si dice a Roma “ai voja a magnà patate” caro Fini. Come puoi sperare di arrivare in cima? Secondo te uomini come Tremonti, Martino, Formigoni, Letta, Schifani, Cicchetto, Bonaiuti ti lasceranno entrare nella loro stanza dei bottoni come se niente fosse?
E’ chiaro che la tua dichiarazione di pseudo guerra psicologica, esternazione o picconata, chiamala come vuoi, è semplicemente una boutade elettorale. Conti poco nel Pdl e lo si è visto nella composizione delle liste elettorali. Prendi ad esempio quella del Senato nel Lazio. Come puoi minimamente pensare che il popolo di destra voti per far tornare in Parlamento un politico, abile nelle capriole politiche con Lamberto Dini. Come puoi pensare che i cittadini romani voteranno Gianni Alemanno dopo che lo avevano inesorabilmente bocciato due anni fa. Davvero, stento a credere che tu sia convinto di questo. E’ evidente che il non aver cercato di imporre i tuoi uomini è sintomo di menefreghismo completo del futuro di An e dei suoi militanti, iscritti ed elettori. Militanti che, nel segreto dell’urna, voteranno in massa per La Destra. Tu non hai la più pallida idea di quello che serpeggia all’interno di Alleanza nazionale. Non ti avvedi dei rumors che corrono nelle stanze dei tuoi palazzi, delle tue sezioni. Ma tanto a te non interessa. E fai male a non interessarti perché mentre tu cerchi di diventare per l’ennesima volta delfino, Berlusconi nel Pdl e Veltroni nel Pd cercano di incoronarsi re. E magari lo faranno mettendosi sul capo mezza corona per uno lasciandoti attonito a guardare e ad approvare. Resta solo da capire chi sarà il Daniel Dravot della situazione che morì per la corona credendosi Sikander (Alessandro Magno) e chi Peachy Carnehan che si farà crocefiggere e porterà indietro la testa con la corona di Dravot. Di certo non sarà il leader di An il sacerdote che taglierà la testa al Veltrusconi. Al limite potrà essere il caporale gurka tuttofare Billy Fish. Chissà cosa avrebbe scritto Joseph Rudyard Kipling di questa storia di un insolito neo colonialismo politico all’italiana….
Matteo, "Il Bagna", era un ultras, membro dei Boys Parma 1977. Era un giovane di 27 anni, con una famiglia, un lavoro e tante passioni. Tra queste c'era il Parma Calcio. Seguiva la squadra in casa e in trasferta e partecipava attivamente al tifo.
Oggi pomeriggio Il Bagna è morto. Si è spento in un autogrill, tra gli sguardi sgomenti dei suoi fratelli. Non rivedremo più il suo sorriso timido; non sentiremo più la sua voce amichevole e sanguigna. Qualcosa di caro, a cui eravamo abituati, c'è stato repentinamente sottratto. E adesso ne sentiamo la feroce mancanza.
E' il momento delle lacrime e del dolore. Per la sua famiglia, per i suoi amici, per i suoi cari. Ed è il momento del rispetto e del silenzio, per chi ha un cuore e una coscienza.
Ma alcuni non si fermano neppure davanti alla morte. Stravolgono i fatti, e una giovane vita spezzata, grazie a mille menzogne, diventa il mezzo per supportare teorie, fare audience, inventare scoop. Un'opera di disinformazione che arriva al più becero sciacallaggio.
S'è parlato di catene, spranghe e bastoni. Ma né noi né gli juventini eravamo armati. S'è parlato di scontri e di tafferugli, ma le due fazioni non si sono date battaglia. S'è parlato ancora di tifo violento e di voler sospendere le trasferte dei tifosi, ma Il Bagna non è stato ucciso da altri ultras, è morto sotto le ruote di un pullman.
Un altro fatto di sangue, ma l'ultras non è il carnefice. E' la vittima.
Si rispetti la verità, si rispetti la memoria di un ragazzo che non c'è più, si rispetti il dolore di chi a Matteo ha voluto bene.
Adesso per favore evitateci ogni "pistolotto" sull'esigenza di varare misure restrittive, su chi ogni domenica celebra la propria passione al seguito della propria squadra. Un tragico errore spegne la vita di un giovane ragazzo, che in una domenica qualunque conosce la morte. Non servono processi mediatici sulla vita di questo ragazzo, rimane solo il dolore dei suoi cari e dei suoi amici che non hanno fatto in tempo a dirgli addio.
L’Inter pareggia 1-1 con la Lazio e la Roma 1-1 con il Cagliari lasciando invariato il distacco in vetta alla classifica che vede i nerazzurri a
quota 69 punti inseguiti a -4 dai giallorossi: al Sant’Elia autogol di Ferrari e gol di Totti, all’Olimpico gol di Crespo e pareggio di Rocchi
Ballardini deve rinunciare a Conti, ma si affida ai suoi gioielli Acquafresca-Foggia. Spalletti presenta una Roma inedita, per le assenze degli squalificati Perrotta, De Rossi e Vucinic e dell’infortunato Juan. Il tecnico di Certaldo si affida a Brighi, Giuly e Mancini, con Totti unica punta.
Il Cagliari fa capire subito che i sedici punti conquistati nell’ultimo periodo non sono casuali, ed al 2’ si porta subito in vantaggio con una sfortunata autorete di Ferrari, che sugli sviluppi di un corner spiazza Doni. Sulle ali dell’entusiasmo i rossoblu sfiorano subito il raddoppio ma il lob di Foggia non centra lo specchio. A questo punto inizia la partita della Roma che risponde colpo su colpo mancando in diverse circostanze il pareggio. Al 12’ con Giuly che chiama alla risposta Storari, quindi al 20’ Mancini sbaglia l’incredibile a porta spalancata, poi subito dopo colpisce il palo con un rasoterra. Al 28’ un altro miracolo di Storari sul sinistro di Giuly. Il Cagliari rallenta la pressione e si fa minaccioso al 32’ con un colpo di testa di Canini che finisce sull’esterno della rete. Finale tutto giallorosso, al 40’ colpo di testa in tuffo di Ferrari di un soffio alto. Al 44’ la Roma ottiene il meritato pareggio su calcio piazzato di Totti, che da trenta metri indovina il pertugio giusto ed infila Storari, questa volta non proprio sicuro. Si va al riposo sul risultato di parità. La ripresa è sulla stessa falsa riga della prima frazione, la Roma attacca ma non è lucida in fase di finalizzazione, mentre il Cagliari cerca di opporsi come può. Tante le occasioni prodotte dai giallorossi, al 25’ Totti smarca Giuly che tira fuori di un soffio. Spalletti gioca la carta Aquilani, ed il centrocampista in due minuti si rende pericoloso, prima con un colpo di testa, poi sempre su assist di Cicinho, cerca la soluzione del colpo di tacco, ma Storari è bravissimo ad opporsi. Entra anche Esposito accolto dai fischi dei suoi ex tifosi, mentre Ballardini tira fuori Foggia, ed Acquafresca. La Roma ci prova fino all’ultimo e Totti (il migliore in campo) di testa fa strappare il sette in pagella a Storari, strepitoso ad opporsi di piede.
IL TABELLINO
CAGLIARI-ROMA 1-1
MARCATORI: 2’ aut.Ferrari (R), 45’ Totti (R)
CAGLIARI (4-3-1-2): Storari 7; Pisano 6; Lopez 6; Canini 5,5; Agostini 6; Fini 5,5; Cossu 5,5 (79’ Del Grosso s.v ); Parola 6,5; Foggia 6,5 (69’ Biondini 6); Jeda 6,5; Acquafresca 6 (80’ Matri s.v). All.Ballardini 6
"Attenti alle insidie di Cagliari.
La Lazio? Non mi importa...."
Il tecnico di Certaldo assicura che Totti sarà in campo dal 1’ nell’anticipo
con il Cagliari ma non nasconde le difficoltà che i giallorossi dovranno affrontare al Sant’Elia: "Quella col Cagliari è una partita importantissima
e non sarà prive di insidie; non mi interessa nulla di quello che farà la Lazio"
"A me della Lazio non me ne frega proprio niente, anzi se sabato andassimo a +30 su di loro non sarebbe male. Visto che loro sono forti, anzi più forti di noi, con tutta questa differenze vuol dire che c’è qualcosa che non va". Il tecnico parla anche della differenza ecominica tra le due squadre della Capitale, all’inizio della sua avventura giallorossa: "La Lazio è una squadra che ha speso tanto, anche più di noi, però noi e loro siamo partiti allo stesso punto quando sono arrivato a Roma. Delio Rossi? Lui è un bravissimo allenatore, al di là di qualche comportamento".
A Trigoria si pensa anche alla partita contro il Cagliari: "Noi abbiamo lavorato tre anni per arrivare a questo punto e ora che ci siamo vogliamo giocarci al massimo le nostre carte. Non dobbiamo pensare al domani, ma solo all’oggi. A Cagliari ci aspetta una partita su un campo difficile, contro una squadra che sta facendo bene. Loro nelle ultime sei gare hanno vinto cinque partite e ne hanno pareggiato solo una. Hanno delle qualità che Ballardini ha saputo tirare fuori, lui è un grandissimo tecnico e anche i risultati lo dicono. Noi dobbiamo provare a vincere e portarci momentaneamente a -1 dall’Inter".
Spalletti conclude pensando alla squadra di Roberto Mancini: "I nerazzurri sono forti, anche se ultimamente hanno perso delle partite. Quando perdi viene a mancare un po’ di sicurezza e tranquillità, ma loro hanno tutto per rimettersi a posto".
LE PROBABILI FORMAZIONI DI CAGLIARI-ROMA ORE 18:00