CHERS GAGLIOFFI, Perché la durezza, penetra Voglio che tu sappia Chi può dire dove ti porterà il vento D'estate posso sentire il sale nel mare Sono un uomo, non sono un bambino Chi può dire dove ti porterà il vento L'ho sprecata? In fondo, è gente innamorata del brutto, attratta da ciò che respinge, incapace di staccarsi da quello che detesta. I soldi. Li odiano ma non ce la fanno a liberarsene, è più forte di loro. Prendete il povero (si fa per dire) Adriano Celentano: un ingaggio di 100mila euro più spot per il nuovo disco per un totale di 2 milioni di euro per ritrasmettere lo spezzone della gag di un anno fa con Fazio, quando il Molleggiato fu ospite di Raitre, quella in cui confessò che «a me dei soldi non mi è mai fregato niente». Non c'è che dire, il telepredicatore (ieri griffato Armani) predica male ma razzola benissimo. Il calcio gaelico non si fermerà. I giocatori di quello che in Irlanda è uno sport popolarissimo hanno revocato lo sciopero e accettato la proposta del Governo: per la prima volta in 123 anni di storia, saranno pagati. La vertenza si è trascinata per 5 anni, da quando Dublino ha concesso esenzioni fiscali a tutti gli sportivi professionistici. Il calcio gaelico è sport amatoriale, ma i suoi giocatori (dal 1999 organizzato in una federazione, la Gpa) hanno avanzato la richiesta di avere una fetta degli introiti, sia pure sotto forma di rimborso spese. E di fronte all'offerta di 5 milioni di euro da destinare però al miglioramento delle infrastrutture, venti giorni fa avevano deciso di incrociare le braccia mettendo a rischio l'inzio della stagione. La soluzione trovata prevede il versamento di 3,5 milioni direttamente nelle casse della Gpa, che rappresenta 1.881 giocatori. Soldi che saranno ripartiti in base ai risultati ottenuti dalle squadre nel campionato Intercontee. Un torneo la cui finale si gioca davanti a 80.000 spettatori, segno dell'importanza anche economica raggiunta dal gaelico, sport tirato fuori dalle vecchie tradizioni nel 1884 per contrastare il football degli allora dominatori inglesi e la cui ascesa non è stata fermata dall'indipendenza.
JE NE REGRETTE RIEN!
U2, UN VIDEO AL GIORNO...KITE !
Posso sentirla arrivare
Penso di sapere cosa sia
Non ho paura di morire
Non ho paura di vivere
E quando sarò disteso sulla schiena
Spero di sentirmi di averlo fatto
Hai bisogno di un po' di protezione
Più la pelle diventa sensibile
Che non hai più bisogno di me
Voglio che tu sappia
Che non hai bisogno di nessuno, né di niente
Chi può dire cosa sarà a spezzarti
Io non so, in quale direzione soffierà il vento
Chi lo sa quando il tempo è arrivato
Non voglio vederti piangere
Io so che questo non è un addio
C'è un aquilone spinto fuori controllo nella brezza
Io mi chiedo cosa succederà a te
Tu ti chiedi cosa è successo a me
Un uomo che vede
L'ombra dietro ai tuoi occhi
Chi può dire cosa sarà a spezzarti
Io non so, dove il soffierà vento
Chi lo sa quando il tempo è arrivato
Io non voglio vederti piangere
Io so che questo non è un addio
Non così tanto da non riuscire ad assaggiarla
La vita dovrebbe essere fragrante
Dal tetto alle fondamenta
L'ultima delle rock-star
Quando l'hip hop guidava i macchinoni
Nel tempo in cui il nuovo media
Era la grande idea
Quella era la grande idea "


I'm a man, I'm not a child A man who sees The shadow behind your eyes...

Who's to know when the time has come around...
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categorie: varie, musica, cultura, riflessioni, news, video, irlanda, attualitĂ , u2 , wwwaiutiamoedoardoitQUELLI CHE "MA A NOI I SOLDI NON INTERESSANO"

Altro che ipocrisia. Altro che «cuore a sinistra e portafoglio a destra», roba vecchia ora che la sinistra non c'è più, ormai buona al massimo per gli elegantoni in cachemire alla Bertinotti o per i velisti alla D'Alema. No, questo è un caso che richiede un'attenta analisi. È un vero «cupio dissolvi», una passeggiata sull'abisso, l'io contro il non-io. Una condanna alla simbiosi col denaro. Come Bono Vox, il leader degli U2 che organizza concerti per il terzo mondo, urla dal palco lo slogan «cancella il debito», ordina ai fan di bonificare gli stipendi direttamente su una banca africana per sistemare i conti con l'Occidente, e poi trasferisce il suo impero finanziario in Olanda perché lì non si pagano tasse sui diritti d'autore. O come Valentino Rossi, che l'anno scorso per beneficenza mise all'asta su Ebay il suo corredo da campione e poi si fece beccare a evadere il fisco come un qualunque romeno che lavora in nero.
«Il denaro non mi interessa», ha detto giusto ieri il giovane Emanuele Filiberto dopo aver chiesto un risarcimento danni di 260 milioni di euro all'Italia: «Potrei rinunciare ai soldi se l'Italia ammettesse che l'esilio dei Savoia fu un sopruso». Già, qui si vive di aria e di gloria. Il denaro non interessava neppure ai politici del centrosinistra che, durante il governo Silvio Berlusconi, di giorno predicavano che il Paese era sull'orlo della bancarotta e di sera trasferivano le stanche membra all'Argentario o su qualche barca di lusso.
I quattrini erano estranei anche agli interessi dei coniugi Romano e Flavia Prodi, i quali donarono case e risparmi ai figli approfittando della vituperata legge berlusconiana che aveva cancellato le tasse di successione. Così come la pecunia faceva ribrezzo ai cavalieri della Gialappa's, «campioni della sinistra catodica» finiti a fare pubblicità alla quintessenza del capitalismo: una banca. Quando arrivò la rampogna del manifesto («e pensare che fanno professione di sinistrismo»), replicarono così: «Non l'abbiamo fatto per soldi, è stato il progetto». Seguiti a ruota da quei fustigatori del marchettismo che sono Le Iene ridotte a reclamizzare di tutto, dalle pizze alle auto.
È da credere che nemmeno il corrosivo vignettista Vauro, icona dei no global, avrà accettato per soldi di fare pubblicità a una multinazionale della grande distribuzione come Auchan. E che non sia stata una volgare questione di danari a spingere il vate Roberto Benigni o il comico Beppe Grillo a scegliere il condono fiscale dopo averne scritto e detto peste e corna. Insomma, non tutte le sorelle di Celentano e di tanti altri se la passano male: sorella lira vivacchia. E anche fratello euro. ![]()
categorie: varie, cultura, politica, riflessioni, news, irlanda, attualitĂ , u2 , wwwaiutiamoedoardoitIRLANDA/ CALCIO GAELICO, ARRIVANO I SOLDI E RIENTRA LO SCIOPERO

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ANCHE PERROTTA "VITTIMA" DELLA STESSA MALATTIA: "GLI U2? SONO LA COLONNA SONORA DELLA MIA VITA"

Un appuntamento per gli amanti del calcio in musica. Questa settimana il protagonista della "Playerlist" su Sky Sport 1 è Simone Perrotta. Il numero venti giallorosso ripercorre le tappe della sua vita, dentro e fuori dal campo, legando la musica ai ricordi più belli, dal matrimonio alla nascita del figlio Francesco, dalle sue origini cosentine a "Seven Nation Army", tormentone divenuto tale dopo un suo goal in Coppa Uefa a Bruges.
Simone, i cori per il gol nel derby, musica per le tue orecchie.
vivo a Londra"
"Ci siamo conosciuti nel '94. Dopo sei anni di fidanzamento ci siamo sposati. Per un periodo ci siamo lasciati. Poi, durante una festa, ci siamo rivisti e abbiamo ballato un lento insieme. Sono molto innamorato di lei e di mio figlio. Senza di loro non riuscirei a vivere."
"Inizialmente no. Poi, quando ho iniziato ad interagire con lui, ho sentito la grande responsabilità di esser diventato padre. Parlarci, spiegargli le cose, dargli degli insegnamenti è stupendo".
"Mi dà grandi soddisfazioni. Mi chiede sempre di segnare. Mi dicono che esulta molto quando faccio un gol. Quando giochiamo a calcio insieme, nomina sempre gli altri
giocatori e mi dice di non ridere. Però a volte nomina anche me."
"Sì. Mia ha moglie ha fatto un parto assistito. Ascoltava l'mp3 durante le doglie ed ora mio figlio è particolarmente legato alle canzoni di Enya. Sa che la mamma le stava ascoltando prima della sua nascita".
Ci sono altri calciatori nella tua famiglia?
"A livello professionistico no. I miei fratelli hanno giocato, così come mio padre a livello dilettantistico. Il calcio, comunque, ce l'abbiamo nel sangue".
"Mi ricorda la tappa fondamentale della mia esperienza calcistica a Verona. In quegli
anni ho conosciuto tante persone importanti per la mia vita. Questa canzone mi ricorda una serata passata in compagnia di mia moglie e di Fabio Moro con la sua compagna. Eravamo in macchina e la cantavamo a squarcia gola".
E' stata una grande impresa quella di Chievo?
"Noi non ci facevamo caso. Ma a distanza di anni ci siamo resi conto del grande miracolo che avevamo compiuto. Siamo stati anche in cima alla classifica per due mesi. Ricordo il match di San Siro. L'Inter era prima e noi secondi; vincemmo 2-1 e tornammo in testa. Abbiamo fatto delle cose eccezionali. Quella squadra era un puzzle: ogni tassello era al suo posto".
"Non so come nasce. Mi piace molto, però. Mi è stato dato dopo il secondo anno in giallorosso. La prima annata, come tutti sanno, andò malissimo. Poi è arrivato Spalletti che mi ha cambiato ruolo. Ci sono state le 11 vittorie ed io sono rinato".
"Rappresenta il tifoso che è in me. Quando ero ragazzo, seguivo spesso il Cosenza. Ricordo una trasferta con mia padre e i miei fratelli a Lecce: ci giocavamo la serie A.
Il destino ha voluto che qualche anno dopo diventassi anch'io calciatore."
"Sì, perché il più delle volte non si riesce ad esprimere a pieno il proprio affetto alla mamma. Un giorno, però, mentre preparavo questa playlist, ho sentito questa canzone e mi è venuto spontaneo inviarle un sms con scritto 'Ti voglio bene".
"Sì, come tutti. Mi ricordano la mia famiglia e le serate natalizie trascorse davanti al camino. Mi ricordo la letterina che scrivevo a mio padre e l'apertura dei regali il 24 sera. Sono momenti di grande intensità".
"Sono nato ad Ashton, un quartiere che si trova a pochi chilometri da Manchester. Mio padre e mia madre hanno vissuto lì per vent'anni. Quando siamo tornati in Italia avevo cinque anni."
"Dobbiamo lavorare tutti per combattere questo male. Serve una mentalità diversa che deve coinvolgere le scuole, i ragazzi ma soprattutto i genitori, pensando anche a quanto accade spesso nei campi di periferia".
sia nella Roma che in nazionale. Come è nato questo coro?
altoparlanti dello stadio partì questa canzone. Siglai il goal che decise la partita e i nostri tifosi, allora, la iniziarono a cantare per prendere in giro i supporter locali.
Poi, la domenica successiva ci fu il derby con la Lazio che segnò il record delle undici vittorie consecutive. Così i nostri tifosi intonarono il 'po po po po po'. Da quel momento divenne un tormentone: la Sud ci fece una coreografia la settimana dopo, contro l'Inter, e alcuni tifosi della Roma lo hanno cantato anche in Nazionale coinvolgendo gli altri italiani per tutto il mondiale".
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"COLPA DEGLI UCCISI"


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