Spalletti: "Totti non ci sarà nel derby. La Lazio è una squadra scorbutica"
Alla fine Francesco Totti non ce l’ha fatta a recuperare per il derby della Capitale. Non si fida della Lazio il tecnico Luciano Spalletti: "L’ho vista giocare e non ha avuto a volte l’equilibrio che la caratterizzava lo scorso anno, ma per gran parte delle gare ha giocato bene; con il Milan si è disunita ma resta una squadra scorbutica". Il capitano della Roma non ha superato l’infortunio al collo del piede destro rimediato contro lo Sporting Lisbona in Champions e non è stato convocato da Luciano Spalletti per la gara contro la Lazio di domani sera. Quindi,in avanti avrà ancora spazio Mirko Vucinic. L’attaccante montenegrino è regolarmente nella lista dei convocati, nonostante il fastidio all’inguine sinistro riportato durante la sfida di domenica con il Milan.
Spalletti: "Dobbiamo fare a meno del capitano. Lunedì ero più fiducioso, martedì camminava soltanto. Avremmo voluto averlo, pazienza. Vucinic è affaticato ma per il derby non ci saranno problemi". L’allenatore dei capitolini cerca di smorzare gli entusiasmi dopo i successi di fila: "La Lazio l’ho vista bene nelle ultime partite, ha avuto episodi girati male. E’ una squadra scorbutica, costruita sulla disponibilità. Ai miei chiedo di non essere coinvolti nei festeggiamenti dopo due risultati positivi". Secondo Spalletti sono poche le differenze
tra le due squadre: "Dobbiamo migliorare in alcune cose, poi a noi manca Totti, a loro Mauri. Loro favoriti? Per l’importanza di questa sfida loro hanno la possibilità di
mettere a posto alcune cose e vincere". In casa Roma solo un dubbio, quello tra il brasiliano Cicinho e Cassetti. Su Delio Rossi: "Non entro nell’argomento soprattutto perché l’ha chiesto lui il silenzio. Io penso che sia fuori dubbio che nella sua carriera abbia dimostrato di essere una persona per bene".
Evo Morales, presidente della Bolivia, è stato in visita a Trigoria, centro sportivo della Roma. L’incontro con i giocatori giallorossi è durato in tutto una ventina di minuti. Morales ha così potuto parlare anche con il suo idolo Francesco Totti. La motivazione della presenza di Morales a Trigoria era legata all’impegno del presidente contro la decisione della Fifa di vietare gare internazionali di calcio a più di 3000 metri di altitudine. Decisione che impedirebbe alla nazionale boliviana di giocare in casa le
partite di qualificazione per i mondiali che si disputeranno in Sudafrica nel 2010. Lo stadio di La Paz si trova infatti a 3600 metri di altitudine. Spalletti: "Ci ha fatto piacere perché è un uomo di sport, attratto dal calcio, ed è convinto che molto del sociale può passare per lo sport. Ci siamo scambiati delle maglie lui ci ha donato quelle della Nazionale e noi alcune nostre".
Che fino hanno fatto le “comitive”? Chiede il mio amico, sai quelle che si ritrovavano per strada, in prossimità delle piazze, di un muretto, di un giardino, su un marciapiedi, che facevano baccano e per questo ogni tanto, invitate dai negozianti o gli abitanti della zona a sloggiare, ad andare sotto casa propria. Le “comitive”, insiste, dove nascevano
simpatie, amicizie, amori, dove si sapeva tutto di tutti, dove si organizzavano le vacanze insieme, si andava a ballare il venerdì sera, ci si scambiava i compiti.
Non lo so rispondo, non so dove siano finite, forse nei centri commerciali, posti più sicuri e coperti, nuovi palazzetti dello shopping, mentre noi si andava col motorino oppure con l’autobus e la metro a fare spese a via del corso, oppure semplicemente non ci sono più le “comitive” come le
conoscevamo noi, i ragazzi hanno nuovi modi di socializzare e fare amicizia
che non hanno bisogno di starsene in strada, magari nascosti sotto le tende dei negozi per ripararsi dalla pioggia. Oggi si conoscono su internet, noi non perdevamo
tempo seduti davanti al computer, uscivamo, facevamo lo struscio, cercavamo di rimorchiare così, con una battuta, uno sguardo, una sigaretta accesa, invenzioni banali ma genuine, oggi sarà ancora così?
Zdenek Zeman di derby romani ne ha disputati tanti, su entrambe le panchine. Diceva che il derby fosse una partita come tutte le altre, ma era perfettamente a conoscenza che le cose non andassero poi così.
"Feci quella battuta per non caricare ulteriormente una gara già molto sentita in città - ha detto il tecnico boemo alla Gazzetta dello Sport - , anche se, a livello pratico, confermo la mia idea: è un match che vale tre punti come tutti gli altri. Quando con la Roma in un anno persi quattro derby, a fine anno riuscimmo a piazzarci più avanti della Lazio e, a mio avviso, è questo il dato importante".
Alla domanda su quale sia stato il derby più bello, Zeman non ha dubbi:
"La straordinaria rimonta da 3-0 a 3-3, che poi sarebbe stato 4-3 per noi se il goal di Delvecchio non fosse stato ingiustamente annullato."
"Giocatori come Bergodi, Petruzzi o Di Biagio sentivano troppo il derby - svela il boemo -, a differenza dei vari Signori, Aldair o Cafù che lo vivevano come una gara normale".
Alla fine, il pronostico è di rito: "Penso che vincerà la Roma, e lo dico soprattutto perchè ho visto la Lazio giocare contro l'Udinese decimata dagli infortuni, ma spesso nei derby vige la regola non scritta del "vince chi è sfavorito".
A furia di voler fare i corretti diventano violentissimi.
A furia di voler essere irreprensibili, divengono ignobili
Cercando sempre di suscitare i migliori sentimenti, finiscono con il muovere orrore. E con il sogno di essere campioni di uguaglianza, realizzano la più grave delle diseguaglianze: usare i bambini. I più deboli. Usarli come se fossero oggetti. Come dei peluche. Da fotografare neonati con la scritta "omosessuale" al polso. Come se fosse scatola da detersivo. E mentre ci scassano l'anima da anni sulla privacy etc, poi buttano un neonato in pasto dei media. Per affermare che omosessuali si nasce, verità peraltro scientificamente da dimostrare, hanno usato un neonato a loro piacimento, come se fosse naturale. Per un discorso di parte, per una forzatura ideologica, hanno usato un bambino come fosse un argomento. Forse poiché a corto di argomenti, hanno usato l'argomento violento di esporre il neonato, il non "confutabile". È il metodo del razzismo.
Non l'ha fatto una cricca di biechi promotori di se stessi. Non l'ha fatto una deprecabile congrega di molestatori dell'immagine, che gli antichi sapevano essere un po' come l'anima. O forse sì. Ma travestiti da pubblici ufficiali. Occultati dietro le burocratiche cariche degli assessorati. Colletti bianchi del disprezzo. Potevano averci scritto sopra quel che volevano in quella fascetta. Ci avessero scritto "coca-cola" era uguale. E sarebbe stato - come accade molte volte - detestabile. Ma quel che han fatto è peggio. Poiché è esattamente la stessa logica commerciale, ma ambiguamente "giustificabile" con fini morali. Meno commerciale, meno facilmente accusabile e "decostruibile" da tutti. É peggio, poiché usa un argomento complesso, umanamente delicato, e lo sbatte sulla immagine spot usando una doppia violenza: al bambino ritratto e al bambino che lo guarda.
E per la questione omosessuale, essere trattata come una faccenda di coca-cola, o di shampoo, e usare il corpo inerme di un bambino in tale modo è una sconfitta. Non è una caduta di gusto, ma una penosa, disastrosa caporetto. Non lo ammetteranno. Hanno montato il teatrino di discorsi stizziti e politicamente corretti sempre pronti all'uopo. Ma gli omosessuali più seri, più sensibili, sanno benissimo, non possono non covare il sospetto che così facendo si compiono passi indietro. Se in Italia ci fosse uno Stato, un'autorità, se in questa palude dove si trascinano goffi e suonati i cosiddetti rappresentanti della cosa pubblica, ci fosse una voce autorevole, un presidente di qualcosa, che avesse ancora un po' di credibilità avrebbe alzato la voce contro quest'uso dei piccoli. Quest'uso doppiamente vile da parte di enti pubblici. Invece solo il silenzio. E così si espongono i loro corpi, o, come accade a Roma, si obbligano i piccoli nelle mense a mangiare "etnico" una volta al mese in nome di una astratta multietnicità (ah, i radical chic...). In nome di idee si usa la realtà, anche quella più piccola e indifesa.
Parlamentare, ma quanto mi costi. Oltre 500 euro al giorno per il senatore,
492 per il deputato. Un bel patrimonio, considerando che ogni parlamentare rispetto al lavoro effettivamente svolto in questi diciotto mesi ha avuto in
busta paga tra i 147mila e 198mila euro in più
Dario Caselli
Numeri che in tempi di antipolitica fanno effetto. Se si pensa anche che una segretaria part time guadagna al mese quello che percepisce al giorno un senatore, si comprendono le polemiche di queste settimane. Ecco allora che da questa estate i costi e le spese della politica rappresentano l'argomento che fa più presa sul pubblico. I talk show fanno il pieno quando si passa ai raggi x il portafoglio dei politici. Opinionisti, uomini di spettacolo, come lo stesso Beppe Grillo, adunano folle quando prendono come bersaglio i costi del Palazzo. Basta un accenno, una semplice accusa per alzare un polverone di polemiche e critiche. Basta dare un'occhiata a stipendi, retribuzioni, tempi di lavoro e di non attività. Tutto conferma che per i nostri parlamentari la vita è da nababbi. E fino ad ora tutti i tentativi per ridurre le spese si sono dimostrati davvero blandi.
L'ultimo in ordine di tempo prima dell'estate scorsa quando Camera e Senato hanno cercato di darsi una regolata. Tutto bene: riduzione dei vitalizi, allungamento dei termini per godere della pensione. Ma con un solo problema: tutto avrà effetto solo dalla prossima legislatura. Quindi almeno per adesso le cifre rimangono alte. Inoltre a contribuire a questa difficile situazione anche un governo che con il suo esercito di ministri, sottosegretari, consulenti e assistenti ha battuto ogni record. Però a cadere nell'occhio del ciclone sono sempre i parlamentari. Loro che, come prevede la legge, sono "costretti" a percepire stipendi di tutto rispetto. Ogni deputato nella sua personale busta paga si trova al mese 14.779,60 euro tra indennità, contributi per la segreteria e rimborsi vari. Un po' meglio stanno i senatori che arrivano a totalizzare 15.628,05 euro. Cifre che più d'una volta sono state motivo di critiche e di lunghe discussioni. Volendo fare un bilancio di questi primi 18 mesi di legislatura, ogni singolo deputato è costato al contribuente italiano 266mila 032,8 euro. Mentre per quanto riguarda i senatori, gli euro sono 274mila 824,9. Numeri interessanti che però stonano con la scarsa attività del Parlamento di questa Legislatura. Basta dare un'occhiata ai giorni di lavoro effettivo. Ogni deputato fino ad adesso ha lavorato solo 241 giorni, e di conseguenza avrebbe dovuto percepire solo 118mila 728,65. Ben 147mila 304,15 euro in meno rispetto a quanto guadagnato finora. Più della metà dello stipendio. Ancora più evidente la sproporzione tra guadagni e tempo effettivo di lavoro per i senatori. Questi per i 151 giorni di lavoro avrebbero dovuto intascare "solo" 75mila 831,315 euro. Ed invece si ritrovano con 198mila 993,585 euro in più.