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" Molte cose non sono neppure tentate perché appaiono difficili; molte cose sembrano difficili soltanto perché non vengono osate". Wenzel Anton Kaunitz //CHE SIA SOLO L'INIZIO! "Ho speso molti soldi per alcool, belle donne e macchine veloci. Il resto l'ho sperperato. Beh, alcune cose me le sono lasciate sfuggire: Miss Canada, Miss United Kingdom, Miss Germany... Se io fossi nato brutto, non avreste mai sentito parlare di Pelé. Nel 1969 ho dato un taglio a donne e alcool. Sono stati i 20 minuti peggiori della mia vita. Ho smesso di bere, ma solo quando dormo" ORA RIPOSA GEORGE

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martedì, 31 luglio 2007

L'ESERCITO INGLESE LASCIA IL SUOLO IRLANDESE

IRELAND L'esercito britannico lascia l'Irlanda del Nord dopo 38 anni

BLOODY SUNDAY Signori, si chiude. Dopo 38 anni, l'esercito britannico lascia per sempre l'Irlanda del Nord. Termina alla mezzanotte di oggi la più lunga e controversa missione all'estero delle truppe di Sua Maestà, impegnate dal 1969 nel cuore della provincia britannica martoriata per un trentennio da una sanguinosa guerra civile tra Cattolici e Protestanti. La presenza dell'esercito britannico cominciò lentamente a declinare nel 2005, con il piano di demilitarizzazione deciso da Westminster in risposta all'abbandono della lotta armata da parte dell'Ira. Le unità del Royal Ulster Regiment e dell'Ulster Defence Regiment, questi i nomi dei battaglioni dispiegati nelle quattro contee nordirlandesi, sono state testimoni del periodo più buio dei Troubles (i 'disordini') , intervenendo dapprima come forza di interposizione nelle marce che opposero gli attivisti cattolici ai manifestanti protestanti, poi come sostegno alle forze di polizia.

 
Belfast divisa (foto di Marco Pavan)Diciotto morti a Warrenpoint. Il loro ruolo cambiò drasticamente quando l'Ira cominciò la campagna armata. Nel 1972, anno in cui la guerra civile raggiunse il suo picco (con 500 vittime), l'esercito giunse a dispiegare fino a 30 mila effettivi, con 15 battaglioni nella sola Belfast. Quasi quattrocento, dei 300 mila militari che si avvicendarono nell'Ulster in fiamme, furono uccisi dai terroristi. L'episodio più grave si verificò nell'agosto 1979, quando un duplice attentato a Warrenpoint, nella contea di Down, provocò 18 vittime tra i militari. L'ultimo soldato a morire fu Stephen Restorick, colpito dieci anni fa da un cecchino ad un posto di blocco, nel sud della contea di Armagh.
 
Belfast di notte (foto di Marco Pavan)Collusioni. Le truppe britanniche non furono esenti da colpe. In quello che rappresenta l'evento più emblematico della guerra civile, il 30 gennaio 1972 il reggimento dei paracadutisti comandati dal colonnello Derek Wilford sparò sulla folla inerme che stava manifestando nei pressi della città di Londonderry (Derry per gli irlandesi di fede cattolica). Una domenica di sangue ('Bloody Sunday') in cui rimasero uccisi 13 manifestanti, sei dei quali erano bambini. Le responsabilità dell'esercito nelle cosiddette 'operazioni di sicurezza' clandestine ai danni di militanti repubblicani furono evidenziate alla fine degli anni '90 da un rapporto delle Nazioni Unite, dal quale emerse che i militari britannici avevano collaborato negli omicidi mirati, nelle gambizzazioni e nelle torture commesse dalla polizia nord-irlandese e dalle formazioni paramilitari lealista Uda (Ulster defence association) e Uff (Ulster freedom fighters).
 
Vince la pace. A seguito delle elezioni (svoltesi l'8 marzo 2007) e della formazione (avvenuta un mese dopo) del nuovo governo di coalizione, composto dagli ex-rivali Ian Paisley (Democratic Unionist Party, protestante) e Martin Mc Guinness (Sinn Fein, 'Solo noi' in gaelico, cattolico), per l'Irlanda del Nord si è concluso un lento e travagliato processo di pace, iniziato nel 1998 con gli Accordi del Venerdì Santo. Oggi, con il ritiro delle truppe britanniche, se ne vanno anche gli ultimi protagonisti di un passato che, da una parte e dall'altra, in molti hanno già dimenticato.
MURALES NAZIONALISTI - IRLANDA 9IRLANDA DEL NORD - UNA COLONIA IN EUROPA
postato da: alwaysurbi alle ore luglio 31, 2007 22:32 | link | commenti
categorie: varie, politica, riflessioni, news, irlanda, attualitĂ , wwwaiutiamoedoardoit

PRIMA DI CAMPIONATO 2007/08

Questa la prima giornata del campionato 2007-08, in programma il 25 e il 26 agosto:
Fiorentina-Empoli
Genoa-Milan
Inter-Udinese
Juventus-Livorno
Lazio-Torino (probabile anticipo del 25/8)
Napoli-Cagliari
Palermo-Roma
Parma-Catania
Reggina-Atalanta
Siena-Sampdoria.
SOSTE - Le soste saranno il 9 settembre, il 14 ottobre, il 18 novembre, il 30 dicembre e il 6 gennaio 2008. Quattro i turni infrasettimanali di mercoledì: 26 settembre, 31 ottobre, 27 febbraio 2008 e 19 marzo 2008.
Quindi Lazio all'Olimpico contro il Torino e Roma a Palermo. Questo l'inizio del campionato per le due squadre romane. L'Inter affronterà in casa l'Udinese mentre il Milan debutterà sul campo del Genoa e la Juve ospiterà il Livorno. Nella seconda giornata biancocelesti a Genova contro la Samp, mentre i giallorossi ospiteranno il Siena. Terza giornata: Lazio-Empoli e Reggina-Roma. Alla quarta il primo scontro tra big, Roma-Juventus. Sempre alla quarta il primo derby: Sampdoria-Genoa. Alla sesta Roma-Inter: la prima contro la seconda del campionato scorso e Torino-Juventus. I derby di Roma saranno tutti e due in turno infrasettimanale: il primo è previsto alla 10/a giornata, il 31 ottobre. Il ritorno è per il 15 marzo, entrambi dunque di mercoledì e in notturna. Milan e Juventus si affronteranno alla 14/a giornata, il 2 dicembre a Milano. Ritorno a Torino il 13 aprile.

Juve e Inter sorridono, la Roma meno, il Milan comincia duro poi ritrova un percorso equilibrato fino al derby del 23 dicembre, tra l'Intercontinentale e Natale. È in sintesi la nuova serie A che fa il pieno di derby. Quello d'Italia, Juve-Inter si giocherà solo all'undicesima giornata, il 4 novembre, al Delle Alpi. Inizio morbido per la Juve, che ospita il Livorno, poi va a Cagliari, torna a casa con l'Udinese prima della prima sfida con la Roma al quarto turno.

L' Inter, felice di poter giocare in casa (Reggina) nel giorno del suo centesimo compleanno, il 9 marzo, parte invece il 26 agosto ospitando l'Udinese, poi va Empoli, seguono Catania, Livorno, Samp, e alla sesta fa visita alla Roma.

È proprio la squadra di Spalletti ad avvertire i maggiori brividi. Per la terribile sequenza dalla quarta alla decima, tra il 23 settembre e il 31 ottobre: in poco meno di un mese incrocerà Juve, Fiorentina, Inter, Milan e Lazio. Ed è il derby romano a preoccupare di più: partite il mercoledì sera con rischi annessi. Come anche Fiorentina-Roma, mercoledì 26 settembre alla quinta. Totti chiede che la prima a Palermo si giochi in serale. Non facile, visto che l'altra probabile serale, sabato, dovrebbe essere Lazio-Torino, con i biancocelesti impegnati nei preliminari Champions il martedì successivo.

Il Milan impegnato invece il 31 luglio nella Supercoppa europea contro il Siviglia dovrà posticipare al lunedì 3 settembre la seconda con la Fiorentina: sfida che segue alla trasferta in casa del Genoa, ma poi il calendario offre ad Ancelotti un percorso equilibrato. Con una stranezza: la sfida con l'Inter molto avanti, solo alla 17esima giornata. L'andata è il 23 dicembre, prima del Natale e una settimana dopo la finale dell'Intercontinentale a Tokyo.

Catania-Palermo, la partita della violenza lo scorso anno, si giocherà alla 14/esima, il 2 dicembre. Primo derby a Genova, il 23 settembre.

Infine la nazionale: dopo non esser stato accontentato sulla richiesta di cominciare la A una settimana prima, Donadoni può sorridere. Nessuna sfida particolarmente vibrante a ridosso degli impegni della sua nazionale, né a settembre in vista di Francia-Ucraina, né a ottobre (Georgia), e neanche a novembre (Scozia). Non ci sarà da tener conto di turn over azzurro. Però domani, dopo Totti, Nesta annuncerà il definitivo no azzurro.

L'Inter. «Speriamo di fare un buon Natale...»: così Roberto Mancini ha accolto gli esiti del sorteggio che ha fissato il derby il 23 dicembre nel calendario del prossimo campionato. I nerazzurri esordiranno a San Siro contro l'Udinese, poi incontreranno Empoli, Catania e Livorno. «Non è un inizio facilissimo», ha commentato Mancini. «Affrontiamo subito una formazione ostica come l'Udinese, l'unica contro la quale non abbiamo vinto nella passata stagione».

Il Napoli. «L'inizio sembra obiettivamente abbordabile». Questo il commento del presidente del Napoli, Aurelio De Laurentiis. «Bisognerà però trovare subito la condizione ottimale in modo da sfruttare questo fattore positivo, affrontare bene le prime partite della stagione e mettere così quanto più fieno in cascina possibile, soprattutto in vista di una fase centrale del torneo che si annuncia difficile».

La Juventus- «La sorte ci favorisce non è un calendario negativo». Così il presidente della Juventus Giovanni Cobolli Gigli. Esordio in casa con il Livorno, poi la trasferta a Cagliari e la prima sfida da alta classifica la quarta in casa della Roma. «È un calendario equilibrato incontriamo le grandi in fasi diverse della stagione. Poi magari il tecnico Ranieri la penserà diversamente, ma questa è la mia opinione».

Il Palermo. «Contro la Roma sarà un esordio prestigioso». Forse avrebbe preferito iniziare la sua avventura contro un avversario più abbordabile, ma Colantuono, allenatore del Palermo sembra affascinato da una prima giornata in cui affronterà la Roma: «Iniziare così ci permetterà di tenere alta la concentrazione».

Abete. «Dopo un anno difficile abbiamo finalmente una griglia di partenza di qualità assoluta. Tutte le squadre cominceranno a zero punti e sarà un bel campionato. Rimangono le ferite - ha continuato Abete - aperte dell'anno passato e questo deve servirci come monito per gestire i nostri ruoli con responsabilità».

Matarrese. Il presidente della Lega si è finalmente reso conto che la A a 20 squadre è una follia e per la prima volta ha parlato di una possibile riduzione dal 2010: «Certo questo calcio non può reggere tra anticipi, posticipi, Nazionale e coppe. Si arriva alla fine sempre a fatica. Vedremo se ci sarà la forza di potere modificare questa situazione». Una risposta anche alla Roma che si è lamentata per il calendario: «Il computer non ha un'anima. I giallorossi non possono avere paura degli altri. Prima o poi si incontrano tutti».

I due derby capitolini si svolgeranno in turni infrasettimanali. «Non credo ci siano problemi a far disputare il derby di sera. È una partita sola, non è tutto il campionato. Se dovesse succedere qualcosa? Se si dovessero presentare i problemi, li affronteremo».

Ma per il presidente l'obiettivo primario è ricominciare a riempire gli stadi: «Dobbiamo riportarci due milioni di spettatori. Per questo chiederemo aiuto alle forze dell'ordine e ci impegneremo con la nuova figura degli steward».
postato da: kingarthur alle ore luglio 31, 2007 19:32 | link | commenti
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JUAN RIVELA: "SONO ANCORA AL 50 PER CENTO"


 Il brasiliano dopo l'ottimo esordio contro il Bayer Leverkusen

E’ arrivato a Roma da appena quattro giorni, ha sulle gambe soltanto un paio di allenamenti, ma vedendolo in campo contro il Bayer Leverkusen, sua ex-squadra, sembrava un veterano della Roma. Juan ha colpito tutti, compresi i nostalgici di Chivu ormai accasatosi in maglia nerazzurra e, all’indomani del suo esordio con la Roma, il difensore brasiliano si è voluto presentare al pubblico giallorosso.

Quali sono state le tue sensazioni per la tua gara d’esordio in giallorosso contro il Bayer Leverkusen, tua ex squadra?
“E’ stata una partita diversa dalle altre, una partita speciale perché era la mia prima con la Roma e a Leverkusen. Sono felice di averla giocata lì, contro una squadra dove ho lasciato tanti ricordi belli e tanti amici”.

Com’è la tua condizione atletica attuale?
“Non è ancora ideale la mia condizione fisica, ero già stanco in Coppa America che è arrivata a fine stagione, in più sono stato 10 giorni totalmente fermo. Sono più o meno al 50% della condizione”

Una condizione destinata a crescere comunque
“Assolutamente, migliorerà la condizione atletica e l’intesa con il gruppo. Giorno dopo giorno capirò sempre di più gli schemi di mister Spalletti”.

Come ti sei trovato in coppia con Mexes?
“Bene, mi ha trattato molto bene insieme agli altri compagni. Lui è un calciatore importante e piano piano migliorerà sempre di più la nostra intesa. Per essere la prima partita insieme, senza mai allenarsi, è stata molto buona”.

Julio Sergio, Doni, Juan, Taddei, Mancini: è sempre più una Roma brasiliana
“Sono felice perché sono miei connazionali e possono aiutarmi ad inserirmi. Sono tutti calciatori importanti, compreso Julio Sergio che anche se ha giocato poco sinora, ieri ha dimostrato di essere affidabile e di poter dare una grande mano al gruppo, qualora abbia bisogno di lui, Non esiste una Roma brasiliana. Esiste solo la Roma e basta”.

postato da: alwaysurbi alle ore luglio 31, 2007 09:54 | link | commenti
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SCRITTORI IRLANDESI - OSCAR WILDE, IL POETA MALEDETTO PER ECCELLENZA


Oscar Wilde nacque a Dublino nel 1854 e crebbe in un ambiente colto e spregiudicato;
si trasferì presto ad Oxford per studiare. Il suo ingegno brillante, i suoi successi
letterari e le sue pose eccentriche lo imposero come una delle personalità dominanti
nei circoli artistici e nei salotti mondani inglesi e francesi. Visse fra Parigi e Londra,
con frequenti viaggi in Italia, Grecia e Nordafrica.

Nel 1882 si recò negli Stati Uniti per un fortunato ciclo di conferenze sull'estetismo. Nel 1884 sposò Constance Lloyd, da cui ebbe due figli, ma il matrimonio fallì prestissimo. Nel 1890 si scatenò il suo genio letterario che diede una copiosa e magnifica serie di fortunate pubblicazioni: La casa dei melograni, raccolta di favole per adulti, i racconti riuniti in Il delitto di lord Arthur Savile, i saggi estetici di Intenzioni, e quelli politici di L'anima dell'uomo sotto il socialismo. Di rilievo la composizione in francese della Salomè per Sarah Bernhardt, rappresentata per la prima volta nel1896 e, successivamente, musicata da Richard Strauss (1905).

Sempre nel 1891 uscì il romanzo Il ritratto di Dorian Gray che diventò una specie di vangelo del decadentismo e dell’estetismo in cui sono assolutamente evidenti i tratti autobiografici, e le ossessioni dell’autore emergono dalla storia di Lord Dorian. La produzione artistica di Oscar Wilde non è pero limitata alle sue opere, egli le superò nel progetto di fare della sua vita un’opera d’arte, in cui relazioni, mondanità, cultura, sentimenti, amore per l’eccesso valessero come pennellate di un affresco in continuo divenire: da qui l’egocentrismo e il culto di sé, la fedeltà alle sue idee nella rivoluzione del gusto.

Dopo la fine del suo matrimonio, diede inizio ad una relazione con Lord Alfred Douglas e tutta I'aristocrazia e la classe dirigente londinese, di cui era stato fino a poco prima l'idolo, prese le distanze e lo rifiutò. Fu denunciato e condannato per omosessualità, costretto, poi, a scontare una pena (due anni di lavori forzati) che lo lasciò in miseria e solitudine.

Tornato alla libertà nel 1897 si rifugiò a Parigi dove morì tre anni dopo. Nelle ultime opere, De profundis, scritta in parte in carcere e pubblicata postuma, e La ballata del carcere di Reading, l'atteggiamento dello scrittore resta immutato: all'autocompiacimento si sono sostituite l'autocompassione e una torbida amarezza Quella di Wilde può essere paragonata alla parabola del Messia, prima seguito e adulato dalla folla, poi lasciato morire martire per aver applicato alla propria vita le regole dell’eccentricità che aveva predicato.

Alcune opere:
• Poems, 1881
• The happy prince, 1888
• The house of pomegranates, 1891
• Lord Arthur Savile's crime,1891
• Intentions, 1891
• The soul of man under socialism, 1891
• The picture of Dorian Gray, 1891
• Salomé, 1891
• Lady Windermere's fan, 1892
• An ideal husband, 1895
• The importance of being Earnest, 1895
• De profundis (scritta in parte in carcere e pubblicata postuma,1905)
• The ballad of Reading Gaol, 1898

postato da: alwaysurbi alle ore luglio 31, 2007 09:41 | link | commenti
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SE LE BRIGATE ROSSE RIPARTONO DALLE MOSCHEE

L’individuazione delle moschee (insieme agli stadi, paragonati alle banlieue francesi) come «luoghi di aggregazione e di espressione del disagio sociale da cui partono le lotte» da parte dei militanti della cosiddetta Seconda posizione delle Brigate rosse, nelle intercettazioni diffuse dalla Digos di Milano, costituisce un segnale che non va sopravvalutato, ma nemmeno sottovalutato. Vi è infatti una preoccupante identità di analisi fra i brigatisti e alcuni esponenti dell'ultra-fondamentalismo islamico, che s'ispirano apertamente alla «dottrina Carlos», elaborata dal famoso terrorista venezuelano convertito all'islam che sta scontando l'ergastolo in Francia, e che dal carcere scrive libri e intrattiene una fitta corrispondenza con diverse personalità della sinistra internazionale, fra cui il presidente venezuelano Hugo Chavez. Carlos propone l'alleanza in funzione anti-americana e anti-israeliana fra quanto resta del terrorismo anti-imperialista e comunista e il terrorismo islamico che riconosce l'egemonia di Al Qaida.
Senza volere assolutamente paragonare l'ultra-sinistra no global, la cui violenza nella maggior parte dei casi rimane puramente verbale, alle Brigate rosse, né i neo-fondamentalisti come Tariq Ramadan ad Al Qaida, non si può tuttavia fare a meno di riflettere sul fatto che gli sproloqui dei brigatisti e di Carlos trovano una sponda e una possibile legittimazione intellettuale in cattivi maestri. Anche una certa ultra-sinistra, e lo stesso Tariq Ramadan, inneggiano all'incontro fra movimenti di «resistenza anti-imperialista» islamica e movimentismo no global, e nei loro scritti non si trova quella condanna chiara e netta di gruppi terroristi come Hamas o Hezbollah che consentirebbe di interpretarli come semplici opinioni politiche e non come giustificazioni della violenza.
Passando dalla teoria alla pratica, a favore dell'imam El Korchi di Ponte Felcino, presso Perugia, in carcere con gravissime accuse di terrorismo, è sceso in campo in questi giorni il Campo Antimperialista, già noto per avere invitato in Italia esponenti e apologisti della cosiddetta «resistenza irakena» e averli fatti incontrare con militanti dell'ultra-sinistra nostrana. Vantando «ottime ragioni» che forse derivano da rapporti personali, il Campo Antimperialista esalta gli arrestati di Perugia, in puro stile Carlos, come «militanti islamici antimperialisti» vittime di una «sordida persecuzione antislamica» messa in opera da uno «Stato di Polizia» che ha il solo scopo di «terrorizzare l'opinione pubblica».
Se si prescinde dal carattere un po' ridicolo delle tesi - davvero il governo Prodi guida uno «Stato di Polizia» che terrorizza i poveri militanti comunisti e anti-americani? - gli interrogativi sui rischi che si corrono diffondendo così apertamente brandelli di «dottrina Carlos» rimangono. Ai tempi del governo Berlusconi le iniziative del Campo erano almeno frenate non concedendo i visti agli invitati stranieri. Con il governo Prodi il Campo Antimperialista sembra godere di un'ampia licenza di invitare in Italia più o meno chiunque. Ora annuncia un seminario internazionale a Isola Polvese, dal 31 agosto al 2 settembre. Potrà dire quello che vuole, anche dopo la sua assurda difesa dell'imam El Korchi e i durissimi attacchi al ministro Amato, perché le sue iniziative sono sostenute da esponenti dei partiti dell'ultra-sinistra, senza il voto dei quali Prodi (e anche Amato) andrebbero a casa.

Massimo Introvigne

postato da: alwaysurbi alle ore luglio 31, 2007 09:00 | link | commenti
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