La Roma conferma le sue difficoltà in trasferta pareggiando 2-2 a Verona contro il Chievo dopo il pari con il Livorno e la sconfitta contro l’Empoli: lontano dall’Olimpico i giallorossi offrono un brutto spettacolo e rimontano il doppio svantaggio grazie a Totti; in classifica la Roma sale a 53 punti, il Chievo a 23.
A Verona i precedenti sono 6 e tutti contrari al Chievo: 4 pareggi (ultimo, 4-4 nella serie A 2005/06) e 2 vittorie della Roma (ultima, 3-0 nella serie A 2003/04). Delneri vuole allungare la striscia positiva iniziata con il Torino e schiera in attacco Obinna, Bogdani e Semioli. Spalletti si affida a Totti e Tavano, preferendo Cassetti a Panucci. Un tentativo per parte in avvio con Squizzi e Wilhelmsson. Scontro di gioco tra Obinna e Cassetti all’8’ ma la partita non decolla. Ci pensa Bogdani a sbloccarla al 17’ segnando di testa l’1-0 sul cross di Semioli. Totti prova a riportare il risultato in parità ma il suo destro al volo al 20’ è troppo alto ed il Chievo sfiora il raddoppio con un destro in piena area di Brighi. I veronesi perdono poi Obinna per un problema muscolare ed al suo posto entra Pellissier: tatticamente non cambia nulla. Cambia invece il risultato al 33’ con Semioli che supera Cassetti in area e di sinistro batte Doni. Il 2-0 scuote la Roma ed in meno di un minuto riapre la partita: Cassetti apre in area per Totti che in tuffo segna il 2-1 con un colpo di testa da posizione angolata. Dopo aver subito, i giallorossi si ritrovano con il loro capitano che al 40’ potrebbe pareggiare su punizione dal limite, scaturita da un fallo di D’Anna proprio su Totti, ma la conclusione è alta. Ci prova allora Perrotta, lanciato da Wilhelmsson, ma il suo rasoterra colpisce solo l’esterno della rete. Del Chievo l’ultima azione, sventata da Doni in presa alta sul cross di Bogdani per Pellissier. Nella ripresa la Roma trova subito il pareggio con Totti che al 3’ segna il 2-2 con un sinistro dal limite. Poi ci prova Perrotta, dopo uno scambio tra Pizarro e Wilhelmsson, ma la sua conclusione è sventata. Spalletti cambia: entra Vucinic esce Tavano. Giusto il tempo di vedere De Rossi sfiorare il gol con un sinistro dalla distanza ed anche Delneri cambia: Cozzolino rileva Bogdani. Il Chievo riparte e costringe Doni ad una doppia deviazione, di testa e di piede, sulla conclusione di Mandelli al 27’. Più impreciso Cozzolino, che un minuto dopo, manda alto a due passi da Doni, ostacolato da Mexes. La Roma si tutela e rafforza la difesa con l’ingresso di Ferrari per Chivu, stanco. Non quanto Totti che in area conclude debolmente di sinistro al 37’. Semioli, invece, impegna severamente Doni, costringendolo a parare in due tempi la sua conclusione di sinistro. Tre minuti di recupero, Pizarro ci prova dalla distanza ma il risultato non cambia.
IL TABELLINO
CHIEVO - ROMA 2-2
MARCATORI: al 17’ pt Bogdani (C), al 33’ pt Semioli (C), al 34’ pt Totti (R); al 2’ st Totti (R).
Il prossimo 8 marzo si terranno le elezioni. Un'intervista ai due candidati principali.
Bastano due battute, rubate per le strade di Belfast ai leader dei due maggiori partiti irlandesi, il Dup e lo Sinn Féin, per rendere il clima che a Belfast accompagna la vigilia delle elezioni per il nuovo parlamento dell'Irlanda del Nord, in programma il prossimo 8 marzo.
I due contendenti si chiamano Ian Paisley e Gerry Adams. Il primo appartiene al Dup (Democratic Unionist Party), il secondo allo Sinn Fèin ('solo noi' in gaelico). Il primo è unionista, profondamente anti-cattolico, totalmente astemio. Il secondo guida il principale partito repubblicano con pugno di ferro, nasconde intenzioni e sentimenti dietro un perenne sorriso, ed è stato più volte accusato di aver presieduto il consiglio armato dell'Ira, ovvero l'esecutivo del gruppo terrorista. Entrambi sono membri del Parlamento del Regno Unito e deputati dell'Assemblea di Stormont. Quest'ultima, attualmente sospesa, è l'organo fondamentale dell'Home Rule, ovvero la devolution. Nasce a seguito della stipula del Good Friday Agreement, accordo-chiave nel processo di pace, firmato a Belfast il 10 aprile 1998 grazie alla mediazione del senatore statunitense George Mitchell. L'Assemblea di Stormont ha cessato i suoi lavori nel 2002, non solo a causa delle accuse reciproche e dei feroci contrasti tra i partiti, ma soprattutto per l'inchiesta di spionaggio che ha investito il portavoce del gruppo parlamentare di Sinn Féin, Denis Donaldson. Arrestato insieme a due membri del partito repubblicano, fu prosciolto nel 2005. Dopo aver dichiarato che la polizia aveva agito per fini politici e aver confessato di essere stato una spia degli inglesi fin dagli anni '80, fu assassinato nell'aprile 2006.
Sabato 24 febbraio Ian Paisley ha partecipato ad una cerimonia di commemorazione per l'uccisione di due soldati britannici, avvenuta a Royal Avenue, nel centro di Belfast, nel 1988. Nello stesso giorno, a Writers' Square, Gerry Adams prendeva parte a una protesta per la tutela e la promozione della lingua gaelica. La deposizione di due corone di fiori per i militari uccisi è stata accompagnata da una parata lealista con tanto di banda. Con passo marziale, decine e decine di persone, molte delle quali agghindate con bombetta e fascia arancione, simbolo degli orangisti, hanno percorso le strade del centro al ritmo di grancassa e pifferi, tra la curiosità dei molti. Il periodo delle parate orangiste a Belfast è infatti luglio, e la zona nella quale si svolgono non è il centro cittadino, bensì il quartiere protestante adiacente a Shankill Road, sobborgo popolare a ovest della città. Reverendo - abbiamo chiesto a Ian Paisley -, qual'è il suo pronostico per l'8 marzo? "Che domande! - è stata la risposta -. Dalle elezioni non ci aspettiamo che una cosa: una vittoria schiacciante". Cosa può dirci del nuovo governo di coalizione? "No comment. Bisogna aspettare il risultato delle elezioni, il conteggio delle schede, per determinare il peso che i partiti avranno nel nuovo esecutivo. Aspettiamo di vedere cosa decideranno gli elettori. Poi faremo il passo successivo". Il passo successivo sarà un boccone amaro per il Dup, se lo Sinn Fèin confermerà il risultato delle elezioni amministrative del 2004, quando riuscì ad accreditarsi come seconda forza politica dell'Irlanda del Nord, battendo per la prima volta i socialdemocratici dello Sdlp. Che Sinn Fèin sia un alleato assai scomodo per gli unionisti è cosa risaputa. Fino all'abbandono della lotta armata da parte dell'Ira, l'eventualità di un dialogo, anche a distanza, tra repubblicani e unionisti, era un'ipotesi assai remota, se non una pura chimera. Attualmente, nessuno può prevedere su quale terreno potranno stipulare accordi i futuri governanti dell'Irlanda del Nord, nessuno può vaticinare come verranno distribuite le rispettive competenze all'interno dell'inedita 'alleanza', nè quali saranno i rispettivi rapporti di forza nel nuovo governo.
Riuscirà Ian Paisley a vincere la sua storica intolleranza per tutto ciò che è cattolico, nazionalista, repubblicano? E come risponderà Sinn Fèin alla critica più insopportabile da parte degli unionisti, ovvero di essere un interlocutore totalmente inaffidabile? E' ciò che abbiamo chiesto al leader del partito repubblicano, Gerry Adams, mentre una folla adorante lo acclamava al termine della manifestazione a favore della lingua gaelica in Writers' Square. "Tutti i partiti dovranno accettare i risultati delle elezioni - ha risposto diplomaticamente Adams -. Così come noi accetteremo la volontà degli elettori, così chi prende parte alle consultazioni dovrà fare lo stesso". Sabato mattina Ian Paisley ha insinuato che Sinn Féin non è credibile come alleato di governo. "Io non mi preoccupo di quanto asserisce Paisley - ha replicato Adams -. Il reverendo deve prendere una decisione: o prendere parte a quanto è stato stabilito negli accordi di power-sharing (condivisione del potere, ndr), o spiegare al suo partito il fallimento dell'Assemblea di Stormont".
L'8 marzo sarà una data di fondamentale importanza nel processo di pace, in quanto concluderà il percorso per la definitiva attribuzione dei poteri all'organo che, entro il 26 marzo, dovrà eleggere il nuovo esecutivo. Questo sarà composto da un 'First Minister', ovvero un Primo ministro, e da un suo vice, il Deputy First Minister, oltre al gabinetto con i vari dicasteri. Se il Primo ministro sarà unionista, il suo vice dovrà essere repubblicano, o viceversa. Solo così la compagine di governo potrà dimostrare di essere in grado di dettare le linee di politica fiscale, economica, sanitaria, sociale in uno spirito di collaborazione. Tra le questioni più controverse, nella devolution nord-irlandese, spicca il dibattito sul nuovo corpo di polizia, il Psni (Police Service of Northern Ireland). All'inizio dell'anno, il reverendo Paisley impose a Sinn Fèin il diktat unionista: se non accetteranno la nuova polizia, i repubblicani non avranno diritto a sedere al governo con noi. La risposta di Sinn Fèin è arrivata a fine gennaio, quando, a seguito di una combattuta Ard Fhèis (assemblea generale), il partito ha deliberato il pieno appoggio al nuovo Psni. Questo dovrà essere costituito per metà da cattolici e per metà da protestanti. In casa repubblicana sono tuttavia in molti a contestare la politica del padre-padrone Gerry Adams. Un duro colpo alla linea distensiva inaugurata da Adams dopo gli accordi del '98, e culminata con il definitivo abbandono della lotta armata da parte dell'Ira, verrà inferto questa settimana da un cospicuo gruppo di dissidenti, che hanno deciso di comprare alcune pagine di giornali locali per manifestare la propria opposizione a Sinn Féin durante il periodo elettorale. Gli irriducibili sono capeggiati da Danny Mc Brearty, ex membro dell'Ira di Londonderry, e da Brendan Hughes, ex prigioniero politico, ex leader dello sciopero della fame nel carcere di Long Kesh nel 1980 e - come lui stesso si definisce - ex amico di Gerry Adams.
Al momento dell'insediamento del nuovo esecutivo, il 26 marzo prossimo, a Belfast decadrà il governo di transizione, attualmente presieduto da Peter Hein, Segretario di Stato per l'Irlanda del Nord dal 2002. Tutto ciò che accadrà tra il definitivo conteggio delle schede e la formazione del nuovo governo è motivo di profonda incertezza. Nell'attesa del voto, in Irlanda del Nord solo una cosa è prevedibile: la pioggia.
E' un Francesco Totti nel pieno della maturità, caricato a palla, ed ambizioso ai massimi livelli quello che si è confessato ai microfoni di Sky. Il capitano giallorosso ha fatto chiarezza ancora una volta sulla decisione, che a questo punto appare non trattatibile, di abbandonare la maglia azzurra nel corso dell'attuale stagione: "Io ho la coscienza a posto, non è che mi devo fare bello perchè ho vinto il mondiale, come se me la stessi tirando. Però io ho sempre parlato con l'allenatore, con i dirigenti della nazionale, ho spiegato il motivo che sanno tutti, che cioè, avendo questa placca con undici viti dentro alla caviglia non è semplice giocarci. E facendo tante partite come stiamo facendo adesso, ogni tre giorni, serve anche un po’ di riposo. Qualcosa dovevo levare: ho levato la nazionale. Anche se per me la nazionale è una maglia molto importante, importantissima. Però in questo momento non posso non giocare con la Roma, perciò ho preferito la Roma, ma avrei preferito comunque la Roma..."
Dicevamo dell'ambizione di un giocatore che a 30 anni si sente davanti ad un futuro che potrebbe riservargli il meglio: "Il mio obiettivo è arrivare a 200 gol a fine carriera. Ancora ho 5 anni, perciò spero di rimanere a questi livelli. Non dico fare 20 o 25 gol all'anno, però... Poi vincere la Champions League. Ho saputo che la finale è a Roma, fra due anni. Perciò sembra come se fosse destino di riprenderci la rivincita contro il Liverpool. Lo stesso campo, però con Totti in campo, come attaccante e faccio due gol".
Il capitano non si è negato sui fatti di cronaca che purtroppo si sono intersecati con le vicende calcistiche nelle ultime settimane, puntando il dito sulla politicizzazione delle tifoserie: "Ai tempi miei, si andava in curva per tifare la Roma, cioè solo la squadra, tutti insieme ed era un gruppo unico. Adesso purtroppo c'è il fatto della politica, chi è di destra chi è di sinistra e purtroppo ci sono, nascono, diciamo queste incomprensioni, questi atteggiamenti che sono brutti da vedere, sia per noi giocatori che per i bambini che vedono queste cose".
Il Chievo affornta al 'Bentegodi' la Roma dopo la bella vittoria ottenuta contro il Torino. L'ex Gigi Delneri intende fare una buona figura contro la ssquadra che ha guidato tre anni fa. Molti gli assenti nei gialloblu, Italiano, Lanna, Sicignano, Cossato, Luciano. Spalletti recupera Chivu e dà fiducia a Tavano. Queste le probabili fornmazioni:
Il musicista e produttore storico degli U2 Brian Eno ha rilasciato un'intervista a Q Magazine in cui parla del suo rapporto con la band irlandese.
Nell'intervista Eno ripercorre il suo lavoro svolto negli anni con la band e racconta per la prima volta la storia legata a Where The Streets Have No Name (quando dopo immenso lavoro che non riusciva a portare a nessun risultato voleva buttare via il master tape.
Eno confida anche di essere rimasto deluso di non essere comparso nei credits di All That You Can't Leave Behind, ma è comunque pronto a scommettere che in futuro lavorerà ancora con gli U2.
Infine Eno consiglia ai futuri produttori della band di fissare prima una data di scadenza, e rivela il segreto degli U2:
"Sono determinati sul lavoro. Hanno idee ambiziose e le seguono. Si aiutano a vicenda. Sono una vera famiglia ed è meraviglioso verdelo e farne parte".