CHERS GAGLIOFFI, E' RIMASTO POCO... Dov’è finita la destra? È ascesa in cielo e siede alla destra del Padre. Prima di chiamare la neuro per farmi ricoverare o accusare Fini di avermi fatto impazzire, mandate l’ambulanza a Parma dove vive Camillo Langone, che mi ha ispirato questo delirio. Langone ha scritto un succoso pamphlet dal titolo ghiotto e folle, Manifesto della destra divina (Vallecchi, pagg. 152, euro 12). CAMBIA IL PADRONE... Mentre i nostri (si fa per dire) politici (si fa sempre per dire), restano alle prese delle novità rosa e verdi che emergono dalle lenzuola, Obama chiede qualche migliaio di uomini in più per sostenere la missione “umanitaria” atlantica in Afghanistan e il governo embedded di Roma prontamente si piega. "How long to sing this song?". Per quanto a lungo dovremo cantare questo canto? Quanti tra i ragazzi che nel 1985 intonarono questo verso centinaia di volte al Live Aid sapevano che in 40, la canzone da cui era tratto, gli U2 avevano musicato per intero il Salmo corrispettivo? Un testo sacro in un pezzo della band irlandese non è un caso e neppure isolato. I SAMARITANI DEL ROCK N'ROLL Lo dimostra Andrea Morandi nel suo U2. In the name of love (Arcana), un volume che passa al setaccio per la prima volta canzone per canzone i testi di Bono, portando a galla riferimenti biografici e fonti. E arrivando a risultati sorprendenti: "La presenza della Bibbia nei primi dischi era una cosa nota. Ma che continuasse in modo persistente fino all’ultimo cd è stata una vera scoperta". Il rock n’roll è destinato ad andare in pensione? Molti scatterebbero immediatamente in piedi a rispondere un sonoro no e ancora no, eppure aprendo le riviste specializzate e facendo un giro nei negozi di dischi la scena non è delle più rassicuranti. CRISI GENERAZIONALE Mick Jagger e Keith Richards sono del ’43, hanno quindi 66 anni, David Bowie è del 1947, Lemmy, cantante dei Motorhead, è del 1945, Angus McKinnon Young, chitarrista degli AC/DC è del 1955, Vasco Rossi è del ’52, Johnny Ramone, chitarra dei Ramones e uno dei fondatori del punk, nacque nel 1948 e se fosse vivo avrebbe passato da un po’ i sessanta. Questi sono solo alcuni dei capisaldi del rock n’roll mondiale, ma la lista potrebbe continuare e la media generale dell’età delle rock star si aggirerebbe intorno ai cinquant’anni suonati (Senza dimenticare altri gruppi a noi più vicini...ndr). Se pensiamo che Robert Plant (1948) e Jimmy Page (1944) incisero i primi due album dei Led Zeppelin nel 1969, a vent’anni da poco passati, e Ozzy Osbourne (1948) cantò sul primo album dei Black Sabbath nel 1970; il confronto con l’oggi è inevitabilmente sconfortante. Se pensiamo che anche i componenti di due colossi del metal come Megadeth e Slayer si avviano a spengere le cinquanta candeline, la mancanza di giovani leve si fa sempre più evidente. Oggi il mercato editoriale specializzato nostrano vede fiorire alcune riviste dedicate proprio al rock e al metal del passato (“Classix” e “Classix Metal”), ma anche mensili rock di stretta attualità non fanno che proporre articoli su band seminali del passato. “Rolling stone” parla dei Ramones, rimpiangendoli con un ritardo di almeno dieci anni; “Rock Hard” e “Metal Hammer” riesumano i redivivi KISS, gli Hawkwind e gli insuperabili Slayer; “Rumore” intervista gli Shrinebuilder, gruppo nuovo formato però da veterani del rock psichedelico e i Darkthrone, relativamente giovani, ma negli ultimi album completamente dediti a un suono anni ’80. È quindi evidente che la salute del rock classico è senza dubbio buona. I vecchi hanno ancora molto da dire e hanno ancora cartucce da sparare. Il fatto che ancora oggi si senta il bisogno di risalire alle radici, riscoprire i classici, è però il segno di una musica stanca, incapace di proporre nuovi stimoli e di tornare a esprimere un modo di essere non conformista. Mancano intuizioni geniali. All’epoca i Rolling Stones registrarono “Brown Sugar”, un testo che parlava di eroina, stupri e sesso di gruppo che non mancò di fare scalpore. Oggi bisogna accontentarsi di Marylin Manson. Un tipetto certo originale ed eccentrico, che però non ha inventato nulla di nuovo; ha soltanto solleticato per qualche anno i pruriti censori di qualche mamma preoccupata, per poi finire col recitare ad hoc la parte della rock star annoiata: “questa è la nuova merda”, canta oggi. Nato negli anni ’50 in America, da un misto di influenze musicali blues, jazz, folk e country, il rock n’roll è stato per decenni la musica della rivolta e della ribellione, della volontà di prendere in mano la propria vita liberamente e senza limiti. In questo senso, Jack Kerouac fu un autore rock. Elvis Presley e Jerry Lee Lewis (1935) all’epoca sembrarono posseduti dal demonio, degli assatanati che suonavano la musica del diavolo. Ecco il punto: il rock n’roll è sempre stata considerata la musica dei reietti, dei “cattivi”. Poi il mercato musicale è riuscito a normalizzare anche queste sonorità. MTV ha conquistato gran parte del mondo del rock e del metal, ammorbidendolo e rendendolo ampiamente fruibile: la censura è sempre stata un segno distintivo da indossare con orgoglio. Ben pochi gruppi rock oggi possono vantare il classico “Parental advisory” sulla copertina, come una decorazione in grado di aggiungere mistero e autenticità. Gli Agnostic Front, storico gruppo hardcore della scena newyorkese, lo hanno capito benissimo: quando finisci su MTV significa che non sei più “pericoloso”, significa che sei stato assorbito dall’industria musicale e, checché se ne dica, fai parte del music business. Rock star pigre e imbolsite, annoiate e impegnate a ripetersi ad oltranza: uno spettacolo sconfortante. Nei negozi è tornato il vinile, spuntano ristampe e raccolte di gruppi storici, ma dai giovani viene ben poco, non un gruppo che emerga con prepotenza, che riesca a rompere la cappa di conformismo che è calata da qualche tempo anche nel mondo del rock e del metal. Ci sono i grandiosi Mastodon, ma il loro stile è forse troppo elaborato e tecnico per potersi imporre sulla lunga distanza. Ci sono i Gossip, un gruppetto che ricicla soluzioni sonore già proposte da altri. Ci sono i Prodigy, innovativi e intelligenti, ma forse troppo commerciali. In generale c’è un ritorno alle radici, al suono autentico del rock anni ’70 e ’80. Allora il rock era ancora avvolto da un alone di mistero che trasmetteva una sensazione di trasgressione e ribellione ad ogni nota. Capace di muovere le energie profonde negli ascoltatori, il rock fu la colonna sonora di molti giovani in rivolta contro il loro tempo. Il diluvio elettrico si è però sgonfiato, e riandare al passato glorioso, alle “origini della stirpe” è oggi una necessità per chi voglia andare un po’ oltre, per chi voglia prendere lo slancio. Il rock n’roll era una missione, un mondo a parte che minacciava il conformismo imperante con la forza dei suoi suoni e delle sue parole schiette e dirette. Non denaro e compromessi commerciali, ma autenticità stradaiola e creatività istintuale. C’è bisogno di un Nietzsche del rock.
JE NE REGRETTE RIEN!
L'AUTENTICA "DESTRA DIVINA" ? FIGLIA DI PASOLINI

L’inventore moderno della destra divina è uno scrittore sui generis, con tessera Pci: Pier Paolo Pasolini. La destra divina di Pasolini non era una destra storica ma onirica, perché viveva nella dimensione del sogno. Stupido è dunque cercarla nella realtà. Ne parlai anni fa in un mio saggio, ripescando la sua poesia Saluto e Augurio, l’ultima prima di morire che Pasolini scrive quasi presago della sua morte, ed è dedicata a un giovane fascista. In quei versi in friulano Pasolini sciorina la sua destra divina, il suo amore disperato del passato e della tradizione ed esorta il giovane fascista a servire la destra divina attraverso un triplice comandamento: difendi, conserva, prega. La poesia di Pasolini, che si definiva «uno sgraziato reazionario», diventa il viatico del testo di Langone e il triplice imperativo pasoliniano campeggia sotto il titolo del suo libretto.
Ma, informo Camillo, l’inventore storico e mitico della destra divina è addirittura un Re normanno, Ruggero II Altavilla, che nel sud Italia coniò il mirabile motto: Dextera domini fecit virtutem, dextera domini exaltavit me. Traduco anche se è un latino trasparente: la destra del Signore fece la virtù, la destra del Signore mi esaltò. Insomma la destra divina ha quasi nove secoli, quella umana neanche tre, se partiamo dal Parlamento inglese o dalla Rivoluzione francese.
Langone non scrive un saggio politico e nemmeno teologico, naturalmente, e non riferisce la sua destra divina a Ratzinger, che pure Del Noce definì, quando era prefetto della Congregazione della Fede, il più alto esponente della cultura di destra. No, lui la declina in modo furbo e impolitico, nella vita, attraverso una serie di opposizioni che ripercorrono in versione intelligente gli stupidi antagonismi tra destra e sinistra che da Gaber in poi ci hanno perseguitato per anni: Abruzzo contro Patagonia, ovvero amore del vicino rispetto alle fughe esotiche; Amore rischioso contro sesso sicuro, insomma natura contro profilattici; e così via in una serie di antitesi: caccia/animalismo; confessione/ psicanalisi; culto/cultura; domenica/week end; durata/incostanza; gonna/pantalone; indissolubilità/divorzio; messe/mostre; muri/mondo aperto; onomastico/compleanno; presepe/albero; tabarro/Zara; trullo/grattacielo; ubbidienza/coscienza. Segue una breve guida ai libri, alla musica e ai film della destra divina.
Sono convinto che l’unica destra possibile oggi sia fuori della politica, nella vita di ogni giorno, nella profondità dell’anima dei popoli e delle persone, o nell’iperuranio dove riposano gli archetipi celesti. E sono convinto che sopravviva sotto falso nome, anche se più spesso mi assale il dubbio opposto che falso sia il nome di destra per definire questa sensibilità verso la tradizione.
Naturalmente molte delle cose che difende Langone sono oltraggi alla modernità e lamenti di un conservatore che loda il tempo andato. Ma si avverte pure la civetteria un po’ dandy del suo torcicollo, da esteta della tradizione che cerca di esser trendy vestendo fuori stagione. Conobbi Langone anni fa, mi aveva scritto che voleva conoscermi e mi colpì il suo presentarsi in modo del tutto inconsueto: come porno-cattolico e come nullafacente a carico di sua moglie. Lo convocai in un caffè di Bisceglie, perché lui era in vacanza natalizia a Trani ed ebbi conferma del suo perverso ma creativo tradizionalismo e del suo sfizioso catto-erotismo. Lo incoraggiai a scrivere e credo di avergli procurato qualche buona opportunità per esprimere la sua originale miscela. Pochi anni dopo spiccò il volo sui giornali, dove si reinventò come recensore di ristoranti, vini e messe, cantate e no. Non mancò di ficcarsi in alcuni pasticci per una patente e a volte criminale leggerezza di vivere e non curarsi degli effetti.
Ora plana con la sua leggerezza fertile e irresponsabile nel terreno sconnesso delle ideologie e si diverte a scrivere un vademecum sulla destra, in opposizione alla destra «opportunista e nichilista» di Fini e alle altre simildestre, borghesucce e futili. Per chi come me è autore pentito di libri come La cultura della destra, con tredici ristampe e trecento rimorsi, la destra di Langone è un tuffo nel passato morto e sepolto. Certo, la sua destra divina è eccentrica rispetto ai percorsi della cultura politica e non è proponibile come scelta attiva di un movimento; ma mi chiedo se abbia più senso chi si definisce ancora di destra e poi pretende di tesserare nel suo club neodestro Michael Jackson e Vasco Rossi, i matrimoni gay e le fecondazioni artificiali.
Rispetto a chi usa ancora l’ombrello protettivo della destra per bucarlo dall’interno e godere della pioggia che filtra, meglio chi preferisce intabarrarsi dentro un pastrano antico e affrontare il temporale con allegro fondamentalismo & minimalismo.
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IL PADRONE ORDINA, L'ITALIA S'INCHINA

MA SEMPRE COLONIA RIMANIAMO!
“Rinascita”, da qualche settimana, come sanno i suoi lettori, quattro conti li aveva già fatti.
Il 20 settembre scorso era stato chiarissimo l’aut-aut alla Casa Bianca del generale Stanley McChrystal, comandante in capo delle forze americane e Nato di stanza a Kabul e dintorni.
Un coup-de-theatre inatteso e sgradito a Washington: da 20 giorni, infatti, il rapporto urgente del generale (66 pagine nelle quali si delineavano la debolezza offensiva della strategia degli occupanti occidentali e dei loro gurkha-alleati, la rinnovata forza della resistenza talibana, nonché la corruzione a tutti i livelli del governo-fantoccio imposto con le armi a Kabul otto anni fa dagli invasori), giaceva volutamente intonso sul tavolo del ministro della Difesa Usa Bob Gates.
“O 45.000 unità militari di rinforzo immediatamente, subito, o l’intervento Isaf (Nato) e Usfor (Usa) in Afghanistan è destinato a fallire in brevissimo tempo. Se tale aumento delle unità di combattimento non verrà approvato o se tarderà, le mie dimissioni sono già qui, pronte”: così, in sintesi, McChrystal intervistato dallo Washington Post. (E dire che Barack Obama era proprio in quei giorni in attesa di ricevere il Premio Nobel per la Pace (per le sue battute di propaganda elettorale) per il suo ignoto ma “straordinario lavoro per rafforzare la diplomazia internazionale e la collaborazione tra i popoli”!
Una mancanza di tatto estrema, da parte del generale...)
Torniamo all’Italietta-colonia.
Se, a esclusivo beneficio della pubblica opinione Usa, Barack Obama e il suo staff, per tre mesi, hanno fatto finta di non approvare la richiesta di aumentare le forze di occupazione, in realtà nel frattempo ponevano in atto ogni possibile pressione sui governi coloniali - Roma inclusa - per “limare” il contingente Usa da 45.000 a 30.000 unità (dato finale) grazie all’apporto di sangue fresco e giovane dei propri sudditi-alleati d’Occidente.
Ottenuto il consenso scontato dell’altro Paese aggressore, il Regno Unito, ricevuti gli sgraditi dinieghi da parte tedesca, avevano così condotto il loro affondo sull’Italietta del Cavalier Berlusconi e sul suo palafreniere La Russa, naturalmente “con il concerto” dell’opposizione di Sua Maestà, dal Pd all’Udc passando per i dipietristi.
Come dicevamo: detto-fatto.
La richiesta è in totale di 7.000 soldati (cioè militari al soldo dei padroni anglo-americani). Il nostro locale Generalissimo Camporini ha fatto il conto dell’oste e ha annunciato giulivo che sono disponibili (sic) 4.000 italiani, visto che la punta massima d’impiego all’estero, in questi anni era stata di 12.500 unità e che al momento ne sono dislocati “umanitariamente” solo 8500.
Il contratto sarà firmato il 3 o 4 dicembre a Bruxelles in sede di Alleanza Atlantica.
Niente di nuovo sotto il sole, direte Voi. No. qualcosa di nuovo c’è, ed è sottinteso.
I nostri soldati dovranno avere ruoli offensivi, in teatro di guerra. (Ed ecco spiegato l’affanno di La Russa per nuovi aerei da combattimento in Afghanistan). E cioè prendere una maggiore razione di bombe e di proiettili dai patrioti afghani. Con quel che ne consegue.
(E dove li trovano i 4000 mancanti? Eliminandoli dai servizi di guardia ai bidoni vuoti, alle ambasciate, dalle scorte ai notabili della partitocrazia e dell’economia... Beh, almeno una buona notizia c’è. Ma piccola piccola...).
categorie: varie, cultura, politica, riflessioni, news, storia, attualitĂ , popoli, u2 , wwwaiutiamoedoardoit, citta di roma e dintorni, stagione in corsoUN LIBRO AL MESE // "QUANTA BIBBIA NEL ROCK DEGLI U2"

"Quella di Bono è una scrittura molto sofisticata e spesso misconosciuta" racconta Morandi. "Bono arriva a lavorare sulla singola parola come Bob Dylan e Leonard Cohen. Ma il personaggio è tanto strabordante da aver schiacciato la dimensione autoriale. Eppure solo lui e Dylan riescono a condensare la Bibbia nei 3 minuti di una canzone".
Molti dei versi analizzati sono impregnati del testo sacro, dal linguaggio e dal lessico fino a un sostrato costante di immagini e temi. La Bibbia è esplorata integralmente, dalla Genesi all’Apocalisse, passando per i Vangeli e le lettere di Paolo, senza dimenticare i profeti Isaia e Abacuc. Ma i prediletti sono i Salmi. "Per Bono Davide è la prima popstar e i Salmi i primi blues" spiega Morandi. "Lo stesso Bono sembra quasi identificarsi con lui. Davide ha un rapporto difficile con Dio, i suoi sono canti di lode e di lamento, così come molti dei salmi rock degli U2". E finisci così per scoprire dei doppi fondi nelle canzoni: "Chi l’avrebbe mai detto che When love comes to town narra della tunica di Gesù giocata ai dadi, o che Until the end of the world parla del tradimento di Giuda?".
U2. In the name of love evidenzia un percorso circolare che va dalla forte religiosità dei primi dischi, passando per la notte di Zooropa (dove The first time è una riflessione sulla perdita della fede a partire dalla parabola del figliol prodigo) e Pop, fino al ritorno alla luce degli ultimi dischi. "Tra gli altri in No line on the horizon ci sono Magnificent, brano che fin dal titolo si rifà al Magnificat, a Unknown caller, dove il chiamante sconosciuto del titolo è il Dio che salva". Il pezzo più impegnativo è Grace, il brano che chiude All that you can’t leave behind.
Il tema è nientemeno che la Grazia. È forse la prima volta che un tema teologicamente così impegnativo è al centro di una canzone pop. "Bono parte dalle riflessioni di C.S. Lewis, un autore da lui molto amato: Le Lettere di Berlicche sono ad esempio alla base di MacPhisto, il corrosivo personaggio dello ZooTv Tour". Un’altra scrittrice cristiana che ha ispirato Bono è Flannery O’Connor: "Di lei lo affascina il modo di rappresentare il rapporto tra le persone comuni e Dio".
"La cosa che rende convincente la scrittura di Bono" conclude Morandi "è la sincerità con cui mette in campo una fede fatta di domande rivolte a un Dio vicino, un amico con cui si può anche litigare".
"Nella musica degli U2 – ha detto una volta Bono – ci sono cattedrali e strade. Le strade conducono alle cattedrali e mentre ci cammini ti senti nervoso, come se qualcuno ti seguisse. Se ti volti non c’è nessuno. Poi finalmente entri nelle cattedrali e solo allora capisci che c’era davvero qualcuno che ti seguiva: Dio".
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IL ROCK E' STANCO


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